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lunedì 29 agosto 2016

Julia 2002 - Azione ed espiazione - (parte seconda)

Azione ed espiazione

Retrospettiva fumetti: Julia n. 46,47,48,49,50,51 (2002)


 
Seconda parte degli albi dedicati al 2002 che si conferma la migliore annata tra quelle finora prese in esame. Il livello medio è molto alto e le storie mai ripetitive, forse, unico neo, comincia a sentirsi il bisogno di introdurre nuovi personaggi o far evolvere ulteriormente quelli già presenti.

la splendida cover del n.50 di Marco Soldi © SBE
E via col n.46 "La morte è femmina", Berardi & Calza ai testi con ai disegni il debutto di Ernesto Michelazzo che diventerà uno delle colonne di Julia dopo vari albi di Nathan Never e Agenzia Alfa.Una donna lascia una scia di omicidi alle proprie spalle, Julia e Webb durante le indagini si spingono fino in florida a Vero Beach dove scopriranno che è spinta da sete di vendetta. La storia è un omaggio e si rifà, con grande maestria, al classico di Cornell Woolrich (di cui ho già parlato QUI) "Appuntamenti in nero" (la recensione QUI).
Spassose le scene in cui Julia mette in imbarazzo Webb suggerendogli che dovrebbe invitarla a cena o quando Emily per curare la Kendall malata le fa degli impacchi di cipolla che non le lasceranno un gradevole profumo addosso.
Canzone dell'albo è "Wicked Game" di Chris Isaak.

Nel n.47 "Sangue nella stanza n.3" un giovane si sveglia con i postumi di una sbronza, con una ragazza morta al fianco e viene arrestato per omicidio. Tutto così semplice? Ovviamente no. Ci sono di mezzo un padre adottivo fin troppo zelante, un fidanzato tossico e un albergatore che fa lo gnorri. Berardi & De Nardo, con ai disegni il trittico Zuccheri, Boraley e Piccioni imbastiscono una storia parecchio incasinata in cui il lettore non riesce a farsi un'idea del colpevole fino all'ultimo.
Una vicenda personale di Julia si interseca con l'indagine, la criminologa infatti investe un giovane con l'auto mandandolo di filato in ospedale. La Kendall si invaghisce del giovane ma è titubante per la differenza di età e questo le crea una marea di paranoie (anche nei confronti di persone che non dovrebbero contare un cazzo come Emily), manco fosse una vecchia cougar! Finirà male ancora prima di iniziare (e per fortuna, è uno sfigato da paura lui, ma si sa che lei ha un debole per i casi umani) perché lui vuole solo truffare l'assicurazione. Julia finirà per chiamare Webb per farsi consolare... mah...
Il libro citato è un volume di poesie che Julia regala al giovane (regalare libri di poesie? Manco nell'800 dai!) di Raymond Carver "Per favore non facciamo gli eroi".

"E, invece, tornano i pensieri. Cosa sarebbe successo se Joe fosse entrato nella mia vita? Quale sarebbe stata la reazione di Emily? Cosa avrebbe detto la nonna, se lui si fosse stabilito in casa?"
[Julia nel n.47]

la splendida Julia di ENIO © SBE
Il n.48 "L'uomo di Buenos Aires" è il più atipico della sestina, Berardi e Mantero (con ai disegni Enio) sembra quasi creino una storia completamente avulsa dalla collana dell'indagatrice dell'animo e che l'abbiano convertita a essa in un secondo momento. L'indagine di Webb e Julia infatti è marginale, e molto, alla vicenda, questo tuttavia non è una cosa negativa, anzi, la storia è parecchio interessante della sua originalità.
Durante il colpo di stato in Argentina, negli anni '70, un bambino resta orfano a causa dei soprusi perpetrati dai militari. Una volta divenuto adulto e intrapresa la nobile carriera del killer decide di cercare e punire col piombo i carnefici dei genitori, uno dei quali vive a Garden City.
Julia alle prese con il soffitto che imbarca acqua chiama Leo per un consiglio visto che tutte le ditte interpellate vogliono spennarla, per non dire altro, la schermaglia al telefono tra i due nasconde forse un po' di verità: 
Julia - Leo! Sei tornato?
Leo - Come potevo restare lontano dalla mia principessa? 
Julia - Le tue principesse hanno tutte la pelle scura! 
Leo - Allora tu sei la mia regina!

L'albo n.49 "L'incubo della porta accanto" Berardi & Calza con Jannì creano una storia che ha una preparazione davvero lunga, bisogna attendere le ultime trenta pagine perché ci venga rivelata qual è la "storia del mese". Julia stringe amicizia con uno psichiatra che ha in cura un ex alcolista vittima di allucinazioni che tenterà pure di strangolare la criminologa.
Julia è attratta dal collega ma finirà per riflettere sul fatto di portare sfiga quando questo viene ucciso, la sindrome di Jessica Fletcher (la signora in giallo) che dove va scappa il morto si avvicina?
Numero ricco di retroscena per i nostri protagonisti: Webb si presenta con una pseudo-ragazza svampita e tettona e Julia è palesemente gelosa, forse per questo finisce per essere attratta dallo scialbo psichiatra e tuttavia non sprecare troppe lacrime quando questo muore. Dal lato suo Webb quando telefona a Julia finisce per disegnarla sui foglietti della scrivania. 
Libri: "Un entomologo nel metrò" di Marc Augé, "Angelo nero" di Cornell Woolrich (non mai mai!).  

dal n. 50 © SBE & Thomas Campi
Nel n.50 "Una donna a pezzi", segna il debutto in solitario nella serie del disegnatore Thoman Campi su testi di Berardi & Mantero, con una Julia con mascella più squadrata e sopracciglia più folte che fa rendono più giovanile.
Accidentalmente in un fiume viene rinvenuto il cadavere di una donna privato di molti organi. L'indagine è tortuosa fin dall'inizio, la donna è una clandestina senza fissa dimora, il tutto porta a un traffico di organi di cui Julia, aiutata da Baxter, rischia grosso per smascherarli, manca poco infatti che le tolgano un rene.
Gran ritmo con una storia con equilibri perfetto tra indagine poliziesca e azione. Splendida la copertina di Marco Soldi, la migliore di questo semestre.

la Julia di Giorgio Trevisan © SBE
la Julia di Giorgio Trevisan © SBE
Ultimo ma non ultimo il n.50 "Rosso Natale" torna ai disegni Giorgio Trevisan, che classe! Devo ammettere che sebbene non senta il suo tratto appropriato alla collana questo numero è davvero pazzesco, dopo "Se le montagne muoiono" n.8 (ne parlo QUI) e "Nel paese di Alice" n.30 (ne parlo QUI) stavolta si supera. Complici le atmosfere natalizie con una Garden City innevata ci regala un albo con immagini talmente evocative da togliere il fiato, con una cura dei protagonisti e di Julia in particolare addirittura superiore agli albi precedenti.
La storia, seppure buona (e manco a dirlo intrisa di spirito natalizio) giocoforza passa in secondo piano, mi sono trovato più volte ad ammirare i disegni dimentico di chiedermi come andranno a finire le indagini. Tre individui travestiti da Babbo Natale compiono delle rapine e Julia inizia a bazzicare una agenzia di lavoro interinale che fornisce appunto Babbi Natale. 
Di contorno l'organizzazione del cenone natalizio in casa Kendall con tutti gli amici tranne Leo col quale ha una cena privata assieme alla fidanzata di turno dell'investigatore che come prevedibile risveglia pensieri contrastanti nell'animo della criminologa.
Canzoni e libri a tema: "Happy Xmas (war is over)" di John Lennon e "Canto di Natale" di Dickens. 

Eccoci giunti alla fine, la serie tiene bene e il parco disegnatori è di livello. Ci lascia qualche beneficio del dubbio? Al momento no, i retroscena sui protagonisti non mancano, se vogliamo trovare un neo le loro evoluzioni latitano, ma del resto abbiamo appena detto che le storie sono al top perciò è anche giusto pazientare. Al prossimo mese i primi sei numeri del 2003 e forse la retrospettiva sui primi cinque almanacchi del giallo con le storie della Julia-giovincella.

giovedì 9 giugno 2016

2001 Odissea a Garden City (parte prima)

La posta in gioco si alza

Retrospettiva fumetti: Julia n. 28,29,30,31,32,33 (2001)


Un paio di cartucce a salve ma anche un paio di bombe belle grosse, un sestetto di albi in cui si tentano nuove vie, con risultati a tratti spettacolari, con qualche passo falso, ma sempre con storie che si fanno leggere molto bene.

la copertina del n. 28 © Marco Soldi & SBE
"L'abitudine alla morte mi spaventa, la sento come una rinuncia ad apprezzare il valore dell'esistenza. E la sensibilità è un bene prezioso, soprattutto in un lavoro come il mio." [Julia Kendall]

Partiamo con un albo il cui tema portante avrebbe meritato ben più ampio respiro, il n.28 "La morte invisibile". L'argomento trattato è parecchio interessante: un borseggiatore ruba a sua insaputa un letale virus che potrebbe sterminare l'intera popolazione di Garden City. Berardi e Mantero (con i disegni di Enio) creano una storia di caccia all'uomo che ha probabilmente il punto di forza che non sono solo i buoni a cercare il virus ma anche dei criminali, che si lasciano dietro una poco velata scia di sangue. A mio avviso, una storia con un'arma biologica avrebbe meritato un approccio diverso, più spettacolare e complesso, ma forse sono anche condizionato dalle serie tv recenti con argomenti similari. Julia fa la sua parte, anche se solo nel finale è parte attiva nella vicenda.

dal n.29 © SBE - Campi & Zaghi
Da una storia raccontata con leggerezza a una dura e cruda come ce n'erano mai state. Nel n.29 "Il ritmo nel sangue" al lettore arriva un bel pugno nello stomaco molto forte. Un gruppo di ragazzi (una biondina e quattro ragazzi di colore, tutti che arrivano da ambiente familiare e quartiere difficili) irrompe in una villetta e uccide con efferata crudeltà e senza il minimo motivo o scrupolo un'intera famiglia. Omicidio, stupro, rapina, tutto con l'indolenza di chi non sa distinguere il bene dal male. Se la storia piuttosto che essere del 2001 fosse stata ambientata ai giorni nostri non sarebbe mancato il riprendere tutto con i telefonini, una storia di una attualità disarmante. Un argomento forse più attuale oggi che allora: l'incapacità dei giovani di capire il confine invalicabile tra la bravata e l'atto criminoso. I disegni di Thomas Campi e Roberto Zaghi funzionano alla grande in un numero davvero zeppo di qualsiasi cosa: storia, retroscena, citazioni, ci sono talmente tanti elementi che se la vicenda si fosse dipanata in 200 pagine anzichè le canoniche 130 non ci sarebbe niente da dire. L'analisi di Julia e gli indizi lasciati indietro dagli stolti ragazzi portano subito le indagini verso la giusta via, ma sono più i rapporti tra i membri della gang che colpiscono: ognuno di loro infatti ha specifiche caratteristiche ben evidenti grazie al lavoro di autori davvero in stato di grazia. Se all'inizio infati abbiamo una "Arancia meccanica" per il crimine, poi ci ritrovimo ne "Il signore delle mosche" per i rapporti tra i giovani criminali. Finirà tutto in un massacro, il gruppo braccato pian piano si sgretola e il capo farà fuori tutti i suoi sottoposti prima di togliersi la vita una volta faccia a faccia con la polizia. Vile fino alla fine. Si salverà solo la biondina, ragazza del leader, la classica che per fare la figa ed essere speciale si aggrega alla gang di fratelli dalle brutte intenzioni, attuale al massimo anche questa situazione. Pure troppo.
dal n.29 © SBE - Campi & Zaghi
La storia lascia un sapore amaro, nè di giustizia, nè di giusta punizione ai cattivi. Una storia che sa di vero.
E non basta il siparietto, per quanto spassoso, di Webb che telefona a Julia mentre stira in mutande solo soletto a casa propria, per allontanare la tensione e il senso di disgusto dal lettore.
Musicalmente si notano cd di Vivaldi, Nat King Cole e Charlie Parker nella casa delle vittime; i ragazzi ascoltano "Nothing to loose" di 2Pac e Julia suona al piano e canta (!) "Let it be" dei Beatles.

 © Sergio Bonelli Editore
Immagino che il n.30 "Nel paese di Alice" sia piaciuto a molti, a mio avviso è un bel numero con una forte pecca. Intanto torna dopo il numero 8 "Le montagne muoiono" ai disegni Giorgio Trevisan e ci regala ancora una volta una prova davvero coinvolgente: rende in maniera perfetta ed evocativa il degrado e la povertà della famiglia e del quartiere dove si svolgono i fatti, visi espressivi, ambienti opprimenti e palpabili. La storia: una bambina muore avvelenata da delle caramelle all'arsenico che trova dentro un bambolotto. Le bambole, appunto, assumono un ruolo molto importante nei sogni di Julia e la accompagnano a "risolvere il caso". Proprio questa fase onirica è quella che mi va meno giù, la storia starebbe benissimo in piedi senza e perde di pathos in queste scene, gli autori depistano le attenzioni del lettore in maniera magistrale verso l'edicolante della zona e 'ste bambole finiscono per alleggerire troppo una storia adulta, cruda e drammaticamente perfetta.
Anche sul versante privato dei personaggi non si scherza, torna Norma (la sorellina figa, tossica e un po' troia di Julia) e questa senza indugio dà una ripassata a Webb che non si tira certo indietro e mi sa che pure Webb si chieda come fanno a essere sorelle: una fica-di-legno e l'altra così vispa... Basterà questo a far capire a Julia che Alan conta per lei in maniera diversa da un amico? Dubito. Di sicuro, pur non avendone il diritto, è parecchio seccata e Webb nel finale dell'albo (quando la sorellina minore ha preso nuovamente il volo) la chiama per fare "pace" e chiarirsi. Come faccia poi la Kendall, rigida e inquadrata com'è, ad accettare che Norma si buchi non lo so, questa proprio è una cosa inconcepibile. Mah...


dal n. 31 © Sergio Bonelli Editore & Zuccheri
E siamo al n.31 "Ucciderò" della ormai consolidata coppia Berardi/Zuccheri. La storia è semplice, un uomo telefona a Julia confidandole che ucciderà qualcuno, lei avvisa la polizia e cercano di prenderlo. Semplice ma non banale, la vicenda è piacevole e l'aspirante omicida talmente ben caratterizzato e sprovveduto da risultare per certi versi pure simpatico. Questa caccia all'uomo resta però di contorno alla vera storia che è nel privato di Julia, infatti conosce un uomo che le piace, un certo Chester Wayne (e già qui non ci siamo, ragazze, può piacervi solo un Wayne a 'sto mondo e si chiama Bruce!). Il tipo sembra una brava persona ma è da sbregarsi dal ridere quando Emily scopre che Chester è di colore ed escalma: "Cosa? Un nero in questa casa?!?"
© Sergio Bonelli Editore& Laura Zuccheri
Resta comunque un numero pieno di spunti e citazioni, Julia canta "Moon river", cantata da Audrey Hepburn in "Colazione da Tiffany". E viene citato il fumetto "Black City", una serie poliziesca con la protagonista che è sputata a Julia. Black City era la prima scelta, poi scartata, per il nome della serie della nostra criminologa.

Nel n.32 "L'uomo ombra" torna ai disegni Claudio Piccoli dopo "Kidnapping Express"(what else?) e di nuovo per lui un albo ricco di azione. Julia è in vacanza in montagna, si dedica allo sci e in un paio di giorni impara discretamente a sciare (dovrebbe essere a pezzi in quanto novizia, ma sorvoliamo) e conosce un baldo giovine. Tutto nella norma finchè lui non sparisce e nè nell'albergo nè in paese nessuno l'ha mai visto, nemmeno in compagnia di lei. Si è sognata tutto? Storia alla Dylan Dog? Tutto le sarà più chiaro quando verrà rapita. Una storia che mette in pausa la classiche vicende della serie ma che, dopo quasi tre anni di pubblicazione, ci sta.
dal n. 31 © SBE & Zuccheri
Appunti: Julia con berretto, tuta e occhiali in testa passa da sosia di Audrey Hepburn a sorella gemella di Catwoman. Nella hall dell'albergo suona "notturno in do#minore" di Chopin e in camera legge "Grandi Speranze" di Charles Dickens oltre che ad avere sul comodino "Mattatoio n.5" di Kurt Vonnegut, "Voglia di ammazzare" di Vittorino Andreoli, uno di Talmage Powell e la biografia di Jim Thompson di Robert Polito.

Ultimo per oggi è il n.33 "Tutti gli uomini di Lopez" dove debutta nella serie Mario Jannì. Non l'albo migiore per chiudere la sestina... di piacevole lattura ma in quanto a sospensione dell'incredulità siamo proprio rasenti allo zero. Dei criminali prendono in ostaggio un ufficio postale, in cambio chiedono la liberazione di un malavitoso e 100.000 $ (solo?). In realtà il tutto è un artificio per penetrare nella prigione e mettere in atto una fuga coi fiocchi. Fino a metà l'albo incuriosisce parecchio, il ritmo serrato mette in ombra lacune che però vengono presto a galla e la storia finisce per perdere verosimiglianza. Oltretutto essendo ambientata in America, sebbene prima dell'11 settembre, non credo sia un gioco così da ragazzi prendere per il naso la DEA. Julia ci mette pure del suo per rendere l'albo ancora più surreale, in cinque minuti capisce come si pilota un elicottero e lo fa pure schiantare sull'aereo dei fuggitivi per impedirne il decollo, uscendone indenna. La chiacchierata finale col "cattivo" poi sa di scemenza lontano un miglio.
Musicalmente abbimo "Ramblin'on my mind" di Robert Johnson.
Stavolta non vi lascio il beneficio del dubbio, questo è il primo numero di Julia in cui l'hanno fatta ben fuori dal vaso. A presto.
languorini notturni per Julia - sempre dal n. 31 © SBE & Zuccheri


martedì 5 aprile 2016

Julia '99 (parte prima)

Carrellata di casi per l'algida criminologa

Retrospettiva fumetti: Julia n. 4,5,6,7,8,9,10,11 (1999)


Era mia intenzione analizzare gli albi di Julia divisi per annate ma strada facendo mi sono reso conto che dodici numeri sono davvero tanti e sebbene se non tutti possano risultare alla fin fine memorabili o con avvenimenti degni di nota sarei finito per fare un mero elenco o una banale recensione. E io le recensioni non voglio farle, preferisco fermarmi su dei particolari piuttosto che ergermi a giudice come i saccenti da tastiera che recensiscono anche una merda purchè sia bella fresca e fumante. Tornando a noi o a me, a conti fatti avevo optato per dividere le annate in due parti ma fatalità i  numeri di giugno e luglio (il sesto e il settimo del '99) sono la prima storia doppia di Julia e tanti saluti ai miei buoni propositi.
i numeri 4,5,6,7 dalla mia collezione personale
In ogni caso bando alle ciance. In questi primi numeri, che devono fidelizzare il cliente nall''acquisto degli albi, abbiamo delle storie che toccano i più svariati argomenti criminosi: si fa dagli attentati dinamitardi a sequestri e rapimenti, al ritrovamento di cadaveri di donne violentate, di vecchi fatti a pezzi e di persone di cui non si conosce l'identità. Insomma la prova di versatilità degli autori e della protagonista ha di sicuro esito positivo, nonostante il mio scetticismo Julia si rivela sempre all'altezza se non determinante, sebbene in un paio di casi il suo apporto nella storia appaia piuttosto margiale agli occhi di un fan.
i numeri 8,9,11 dalla mia collezione personale
I metodi di approccio della nostra eroina sono altrettanto vari, nel n.4 "Diluvio di fuoco" per fare uscire allo scoperto un bombarolo autore di un attentato, Julia lo sfida in diretta tv (e finisce per essere salvata per quarta volta di fila in quattro numeri da Webb, davvero eccessivo!). Per il lato musicale che non voglio trascurare abbiamo "I shot the sheriff" di Bob Marley. Mi è piaciuta molto la citazione della nostra saputella che chiama in causa Robert louis Stevenson "una storia è tanto più riuscita quanto più è riuscito il suo cattivo". La sceneggiatura di questo numero come nel successivo n.5 "I sequestratori" (viene tenuta in ostaggio la famiglia di un gioielliere a scopo di rapina) è  opera di Maurizio Montero, le storie sono funzionali e sagge a livello poliziesco. Purtoppo l'indagatrice dell'animo nel quinto episodio ha un ruolo di scarso rilievo che mi ha destato non poco scetticismo vista anche l'assenza di Baxter ed Emily. Per i disegni abbiamo un Pietro Dall'Agnol prestato da Dylan Dog per il numero 4 e Laura Zuccheri per il 5 che rivedremo spesso nella testata dedicata alla criminologa di Garden City.
 
La prima mezza tetta di Julia sotto la doccia
dal n. 6 ©Sergio Bonelli Editore e Marco Soldi
Ed eccoci al numeto che ho preferito tra quelli letti in questa sessione, il n.6 "Jerry è sparito", una storia con un ritmo pazzesco, quello di cui i lettori hanno bisogno per affezionarsi a un personaggio. Torna Berardi alla sceneggiatura e ai disegni abbiamo il copertinista della serie Marco Soldi che ci regala una Julia più dinamica e dalle fattezze più giovani (oltre che la prima scena di Julia sotto la doccia che per un sano maniaco come il sottoscritto ci voleva). Forse è anche l'apporto di Marco Soldi che fa apprezzare di più questa storia ma senz'altro Berardi è al top nel raccontare il rapimento di un bambino. Forse per alleviare la drammaticità della storia vengono approfonditi i rapporti d'amore(?) e odio della Kendall con il tenente Webb, con siparietti davvero spassosi che spaziano fino alla politica, Webb ovviamente repubblicano contro la ovviamente democratica Julia. Ma è tutto l'albo che, a differenza dei due precedenti, gira molto vicino alla protagonista, quasi come se la telecamera fosse fissa su di lei per tutto il tempo e ci fornisce una visione introspettiva della stessa davvero ammirevole. Una prova eccellente.

dal n.6 ©SBE e Marco Soldi
Nel n.7 "La lunga notte di Sheila" debutta nella serie Giuseppe (Peppe) De Nardo che ci racconta la storia di Sheila appunto, che viene trovata nel parco, attenti i parchi sono periolosi (altro che quello di Roncajette negli anni '90!), stuprata, decapitata e mutilata. Sì, beh, oltre che morta. L'autore viene da Dylan Dog, quello degli anni buoni, e buon sangue, è il caso di dirlo, non mente. Ci regala un'avventura corale dei protagonisti della serie molto poliziesca ma al contempo psicologica quanto basta. I disegni sono di Luigi Siniscalchi che i più attenti ricorderanno per molti albi di Nick Raider. Spettacolare quando Webb dà a Julia della "maestrina acida", che tradotto nella lingua del Loki della Marvel Cinematic Universe suona esattamente come "vulvetta lamentosa".

dal n.7 ©SBE
e Luigi Siniscalchi
Nel n.8 "Se le montagne muoiono" siamo nel pieno del viale dei ricordi, a Berardi si affianca Giorgio Trevisan ai disegni, ricreando la coppia di vari Ken Parker, ed ecco arrivare indiani e disegni molto particolari che, sebbene non facciano per me, sono molto evocativi. Julia però ne esce con uno stile rétro e sembra più vecchia del dovuto. Abbiamo la prima trasferta vera e propria di Julia che si trasferisce in un cittadella del Nord Dakota dove si susseguono degli omicidi. Dato che le uccisioni sono eseguite alla "maniera" degli indiani il principale sospettato è per l'appunto un indiano scomparso da cinque anni. La storia è piuttosto atipica, si inizia con Webb che le consiglia di portarsi in viaggio con lei Leo Baxter e questo mi fa storcere il naso, ma dico, ti piace sta tipa secca e saputella? Ok, niente in contrario, piace anche a me, ma le consigli di farsi un bel viaggetto col tuo nemico numero uno? Il tipo spavaldo con i capelli in testa? No, direi di no. Sta di fatto che Leo la accompagna e finisce a letto con la donna indiana che li ospita dopo averle confessato che gli piace la nostra protagonista. Cioè ma siamo fuori di testa? Probabile, come probabile che dopo sette numeri Leo non può già provarci con lei. Il buon Baxter, che non nego sia uno dei miei personaggi preferiti, qui viene approfondito anche psicologicamente mostrandoci che ama la lettura e che non è solo un uomo d'azione, ma capace di ricerche sul campo e con un'ottima capacità di analisi. Alla fine dietro agli omicidi c'è un traffico di rifiuti tossici e nel marasma di tutto sto casino che succede? Julia finisce morsa da un serpente e sperduta tra i monti in fin di vita. La salva l'indiano George, che detta così suona come una barzelletta, quello sconparso da anni e lei per gratitudine o cogliendo l'occasione che sono in mezzo al nulla che fa? Ci va a letto assieme. Spazzi di umanità per Julia, certo, ma il beneficio del dubbio che si sia tolta la pavana con un'avventura esotica e un po' proibita con il pellerossa che da cinque anni non vedeva l'ombra di una donna mi puzza comunque un po.
Ecco, un albo con una storia ricca di spunti interessanti, che si presta a diversi livelli di lettura.

dalla mia collezione personale la copertina
 del n.10, la più evocativa tra quelle presentate
La prima storia doppia la abbiamo col n.9 "Echi dal passato" e il n.10 "Il reduce". Torna alla sceneggiatura Maurizio Montero e devo ammettere che con 260 pagine a disposizione rende molto di più. La storia è complessa e piena di retroscena: viene rinvenuto un cadavere, o meglio le sue ossa, sotto al pavimento di un museo e Julia deve fare un doppio lavoro essendo ingaggiata sia dalla procura che dai proprietari del museo. Nonostante questo resta spesso ai margini della storia facendosi trasportare dagli eventi, se lei fosse sostituita nella narrazione da un qualsiasi investigatore temo il risultato sarebbe stato lo stesso tranne che a lei in due albi avranno detto una decina di volte che è bella e desiderabile, e vai, per forza si monta la testa poi. Stranamente,  e non sono per niente bravo in questo, avevo già intuito l'identità del morto all'inizio e non a tre quarti della vicenda quando lo svelano. Spiazzante il cambio di disegnatore da un numero all'altro nonostante la storia fosse in due parti, per il 9 Giancarlo Caracuzzo (che ha un tratto moderno che mi aggrada molto) e per il 10 Valerio Piccioni. L'angolo del DJ stavolta passa: "Ghost dance" di Wilson e Robertson, "Story of blues" di Gary Moore e "I'll take you home again, Kathleen" di Thomas P. Westendorf.

Ai disegni del n.11 "L'eterno riposo" arriva il compiato Sergio Toppi (Ken Parker, Nick Rider) che con il suo tratto caratteristico, ma poco appropriato per Julia, non riesce a innalzare una storia già debole di suo: un omicidio in un ospizio attuato dagli stessi anziani ospiti al fine di attirare l'attenzione dei media su di loro. Una storia più di denuncia che di svago per il lettore. Si ha davvero bisogno di questo? Non lo so, io no.

Alla fin fine i protagonisti crescono, seppure molto lentamente com'è prevedibile per una serie mensile e senza data di scadenza, e ci lasciano scavare pian piano in quello che sono. Non tutti i numeri esaltano, (ma quale serie lo fa!?) eppure la media resta molto alta.