Visualizzazione post con etichetta Gialli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Gialli. Mostra tutti i post

lunedì 14 agosto 2017

Julia 2004 (parte prima) - Gita in Texas

Retrospettiva fumetti: Julia n. 64,65,66,67,68,69,70


I sei numeri di questo primo semestre del 2004 in realtà sono sette perché la storia dei mesi di giugno e luglio è doppia e non aveva senso parlarne a metà, anche perché è la dimostrazione che con un numero di pagine elevato si riesce a strutturare una storia davvero intrigante. Ma andiamo con ordine.

tutte le immagini © SBE
Partiamo col n.64 "La notte dei diamanti" di Berardi & Mantero con ai disegni il tratto solenne e classico di Federico Antinori. Torna finalmente in scena il ladro piacione Tim O 'Leary dopo l'avventura sul numero 24 "Kidnapping Express" (ne ho parlato QUI), un ottimo personaggio, molto sopra le righe che, essendo un ragazzaccio, accende un bel po' le fantasie di Julia. Lui la contatta perché mentre si preparava per uno dei suoi furti da provetto Lupin III è venuto a conoscenza di un omicidio avrebbe avuto atto di lì a poco. Impossibilitato dal rivolgersi alla polizia ha pensato bene di rivolgersi alla bella criminologa. La storia finirà con un faccia a faccia tra tantissimi personaggi in un clima un po' forzato e molto retrò (azzeccatissima la scelta di Antinori per questo numero), in perfetto stile di "La signora in giallo" con tanto di spiegone finale.

La storia scorre veloce e piace, anche perché viene dato molto spazio al privato tra i personaggi: la vicenda si apre con Julia che esce con Webb e se lo sbaciucchia per poi finire la serata con Tim che, a sua insaputa, la aspetta a casa. Serata inzuppata anche per una dura come lei. Cederà alle lusinghe del ladro anche se a priori sa già che non poò finire bene. Forse l'ennesimo sistema per autopunirsi per desiderare più una storia con uno come Tim, ladro gentiluomo ma inaffidabile, piuttosto che con burbero ma sincero brav'uomo come Alan Webb.
Tim le ruba un libro, "I ragazzi della via Pal" di Ferenc Molnàr.

Nel n.65 "Segreti di famiglia" Berardi & Mantero con alle chine Enio, trasferta a Miami per Julia, impegnata in una serie di convegni ma che finirà, suo malgrado e come da più classico dei copioni, a dover risolvere un caso di omicidio. Numero quasi esotico per gli standard della testata per l'ambientazione e anche per lo svolgersi tardivo del crimine. Infatti bisogna attendere i 2/3 della storia perché avvenga il delitto e il lettore capisca dove tutto il cincischiare porti. Tuttavia la lettura è gradevole e a tratti spassosa, poco importa che sia dato poco spazio al "giallo" vero e proprio. Un numero per spezzare la routine, che forse non piacerà ai puristi ma in un'ottica globale della serie ci sta.

Il n.66 "La morte in linea"  Berardi, De Nardo & Calza con ai disegni Mario Jannì è forse il numero che mi ha preso di meno dei sette presentati. Julia indaga sulla morte di un impiegato, indagini, interrogatori... né alti, né bassi. Forse la parte più gradevole è quella casalinga in cui accoglie un gatto randagio che finisce per insidiare le grazie della sua Toni, specchio dei rapporti umani di Julia, del suo timore/desiderio di avere una famiglia e dei figli.

"Dopo cena, sistemai Toni nella mia stanza. Chiusi la porta a chiave, per precauzione. Poi la presi e la guardai negli occhi, intensamente. Le sarebbe piaciuto, un giorno, avere un compagno e dei cuccioli tutti suoi? Mi resi conto che lo stavo chiedendo soprattutto a me stessa." [Julia Kendall]

Il n.67 "La chiamavano Betsy Blue" (Berardi & Calza - Thomas Campi) si apre con un efferato omicidio di una ragazza. Julia seguirà varie piste, amici gelosi, professori non propriamente seri, il tutto in una sceneggiatura che ha nel saper depistare il lettore il suo punto forte. Fino all'ultimo infatti i nostri sospetti vengono canalizzati altrove. Un'ottima prova di Berardi che con maestria ci insegna come dev'essere strutturato un giallo.
Musica giovane in questo albo: "The end of the line" degli Offspring e locandine dei System of a down in risalto.

"Analizzare la scena del crimine. E poi allargare il raggio d'azione. Osservare tutto, fin nei minimi particolari. E' quello che ho imparato sul campo. Ora lo insegno ai miei studenti, all'università. Bisogna immedesimarsi sia con l'assassino che con la vittima. Bisogna imparare a sdoppiarsi, come un attore che interpreta diversi personaggi nello stesso film. Questo è il compito di un criminologo. Governare le proprie emozioni, però, non è sempre facile." [Julia Kendall]

Nel n.68 "Chi ha ucciso Norma Jean?" (di Berardi & Calza) torna Claudio Piccoli, sempre tra i miei preferiti per la sua Julia sbarazzina e dal viso tondo e fanciullesco. Lei e Baxter vivono una scoppiettante avventura, tra mito e realtà, in cui i rimandi storici si fondono con la fittizia Garden City, il tutto sulle tracce di un uomo che ha conosciuto, amato (e dalla quale ha ricevuto scottanti rivelazioni) nientemeno che Marilyn Monroe. Inseguimenti, appostamenti, rapimenti, non manca nulla. L'apporto di Leo conferisce sempre un po' più d'azione e spavalderia alle vicende, sempre valore aggiunto mai abbastanza sfruttato. La storia è piacevolissima, devo ammettere che il mescolare elementi e personaggi storici reali non fa che aumentare il coinvolgimento del lettore, Berardi e Calza si destreggiano a meraviglia e Marco Soldi firma una copertina fantastica.
Il libro citato è ovviamente "Il caso Marilyn Monroe" di Robert F. Slatzer, testo fondamentale per approfondire la vita e soprattutto la curiosa dipartita della diva.

E siamo giunti alla storia doppia quella dei n.69,70 "Attentato nel Texas" e "Il grande mare d'erba" di Berardi & Mantero con gli splendidi disegni di Laura Zuccheri.
Julia finisce a Wylmeth in Texas su richiesta di Leo Baxter, rimasto accoltellato in una scazzottata mentre indagava sulla scomparsa del padre di un amico. Ci troviamo subito in un luogo ben diverso da Garden City, ranch di possidenti terrieri, cowboy, una ambientazione molto accattivante per i miei gusti, anche lo sceriffo Jay Gammon è il classico prodotto del luogo: duro, semplice e diretto, che suscita simpatia. Spiace quasi che alla fine non nasca nulla tra lui e Julia vista la loro, seppur improbabile, affinità. Si ritrovano rimandi ai testi di Joe R. Lansdale che ci ha sempre fatto vedere un Texas crudo e rurale. Una storia complessa, ma non ostica, che meriterebbe la classica riedizione in versione cartonata di lusso. Variare l'ambientazione giova alla serie, c'è poco da fare, avere a che fare con polizia meno tecnologica e invadente esalta le qualità dell'indagatrice dell'animo. La migliore storia di questo 2004, spinta anche dai disegni sempre graditissimi di Laura Zuccheri, abilissima a esaltare le scene negli spazi aperti (attendo con ansia  il suo texone!) senza togliere femminilità ed eleganza a Julia.
A chi è piaciuta questa storia non posso non consigliare la serie tv Longmire, sebbene ambientata in Wyoming e non in Texas, si ritrovano i grandi spazi, l'atmosfera da cowboy d'altri tempi e il lavoro più classico dello sceriffo vecchio stampo.


nei numeri 69 e 70 gli ampi spazi e il senso di libertà trasmessi dai disegni di Laura Zuccheri



SE HAI TROVATO INTERESSANTE QUELLO CHE SCRIVO VISITA LA PAGINA DI PRESENTAZIONE DELLA MIA NUOVA ANTOLOGIA DI RACCONTI HORROR HOTEL MEZZANOTTE


martedì 28 marzo 2017

Julia 2003 (prima parte)

Retrospettiva fumetti: Julia n. 52,53,54,55,56,57 (2003) 

Dopo qualche mese torno a parlare di Julia, non me ne sono scordato ma altri impegni mi hanno fatto trascurare un po' il blog, non le mie letture però. La prima metà del 2003 per la serie della criminologa non presenta grandi picchi di originalità e le storie seppur restando su standard molto alti non sono tra le più memorabili di questa mia rilettura. Ma andiamo con ordine.

dal n.52 © Antinori & Sergio Bonelli Editore
Il migliore dei sei albi che vedremo qui è anche il meno classico come ambientazione e tematica. Nel n.52 "Profondo sud" (Berardi & Mantero, ai disegni Federico Antinori) infatti Julia e Leo compiono un viaggio in Alabama alla ricerca di una coppia scomparsa (lei nera di Garden City e lui bianco del posto). Alla ricerca dei due si aggiunge l'omicidio dell'investigatore del posto amico di Baxter che lo stava aiutando con le ricerche. Aveva scoperto qualcosa di losco e lo hanno fatto fuori? Ovviamente sì. I nostri beniamini si ritrovano in un sud degli Stati Uniti ancora molto razzista in cui opera un attivo KKK. Devo ammettere che complice l'ambientazione e lo sfondo razzista le vicende mi hanno un po' riportato alla mente le storie di Lansdale, sebbene tra Texas e Alabama ce ne passi.
dal n.52 © Antinori & Sergio Bonelli Editore
Sul piano personale Julia a Garden City conosce un uomo che dopo averla portata a cena crede gli vada di lusso ma lei lo respinge indignata (!). Tuttavia alla fine gli dà un'altra possibilità e non solo quella (!!), gli passa la patata bollente come si suol dire? Qualcosa del genere... Fatalità, ma neanche tanto, la liaison perde mordente molto preso e lei rammaricata si sente pure in colpa. Eh già, prima se la tira, poi ci sta, poi si pente, e quando tutto finisce è ben lieta di sentire Webb (!!!). C'è poco da dire: Berardi conosce proprio bene le donne.

Nel n.53 "L'ascensore" siamo alla fiera dell'assurdo, un albo al limite del grottesco, senza il giallo vero e proprio, senza azione. Julia resta chiusa in un ascensore assieme a un tizio, fatalità nel palazzo non c'è nessuno e Webb con Baxter si mobilitano per cercarla. Tutto qui! Ma dico: mi mettete Roberto Zaghi, il mio disegnatore preferito di Julia a disegnare un albo del genere? Sì, piuttosto seccante.
Musica: "Summertime" di George e Ira Gershwin.

Purtroppo anche il n.54 "La città buia" mi ha lasciato l'amaro in bocca. Berardi & Calza con Claudio Piccoli ai disegni raccontano di un rapper nero che viene ucciso a un concerto. Julia indaga e va oltre la pista razzista, i retroscena politici all'omicidio sono determinanti. Sarò stato in un momento no, ma ho trovato questa vicenda pesantissima da leggere e un po' troppo propagandistica (la propaganda di destra o di sinistra non mi interessa, non mi va nei fumetti quando è troppo palese, per esempio mi piace lo Zerocalcare nostalgico ma lo Zerocalcare propagandistico non lo sopporto). Aggiungiamoci anche Luther, il figlio di Emily che aiuta nelle indagini, antipatico come pochi. La storia poi è troppo articolata per essere credibile, e le 14 (no, dico 14!) pagine con le canzoni di Lorenzo Calza? Capisco che sia co-autore dell'albo, ma proprio non ci siamo.
"Television, the drug of the nation" di Michael Franti è la canzone dell'albo, il libro citato, lo legge un detenuto, è "Mucho mojo" del mio maestro e dio Joe R. Lansdale. Tutto il resto, come si suol dire, è noia.
Nel n.55 "Quando l'orrore è un rebus", Berardi & Calza con ai disegni Ernesto Michelazzo (alla sua seconda prova su Julia dopo il numero 46) ci imbattiamo in una serie di omicidi molto ben architettati. Un uomo decapitato in un luna park, un altro annegato in acquario sigillato, un terzo fulminato nelle docce di uno stadio di baseball, il tutto condito con messaggi enigmatici rivolti alle forze dell'ordine.
non potevo non mettere questa dal n.53 © Zaghi & SBE
Geniale l'epilogo, un po' meno il girare a vuoto dei nostri protagonisti che sbattono la testa sugli enigmi senza venirne a capo.

Il n.56 "Il corpo del reato" (Berardi & Mantero con ai disegni Piccoli e Zuccheri), ci presenta una vicenda complessa dove ancora una volta il finale salva tutto l'albo con un bel colpo a effetto. Un ragazzo confessa l'omicidio dei genitori la polizia non ne è convinta e Julia li aiuterà a scoprire la verità.

"Io con i miei studi, la mia professionalità, la mia capacità di analisi, ero finita spesso in televisione. Però non avevo nessuno con cui guardare i cartoni animati la sera. E ridere." [dal diario di Julia Kendall]

Siamo giunti al n.57 "I guerrieri", l'ultimo di questa sestina. In questo volume sceneggiato da Berardi e Mantero e disegnato da Enio durante una battaglia simulata con le armi da soft-air ci scappa il morto e Julia tra amici non tanto tali e parenti dovrà dovrà districare una matassa piuttosto ingarbugliata. Questo però non le impedirà di stringere amicizia con uno svampito artista che la aiuta nell'indagine.

Qui si conclude la prima parte degli albi del 2003, a presto con la seconda e ultima parte.
la mia copertina preferita delle sei © Marco Soldi & SBE

giovedì 1 settembre 2016

"Io ti troverò" by Woolrich (Appuntamenti in nero)

Appuntamenti in nero - Cornell Woolrich

Una delle migliori prove del mio autore di noir preferito


"Una vettura con le luci rosse sul tetto, che a lui sembrò un carro venuto dall'inferno, arrivò sul posto e vi caricarono sopra qualcosa"

Ho già parlato di Cornell Woolrich ma voglio rifarlo e lo farò nuovamente in futuro, l'ho snobbato troppo a lungo e me ne sono pentito, ma non è mai troppo tardi per scoprire o riscoprire un autore. E' sempre un piacere rimanere stupiti da una lettura, i romanzi di Woolrich sono così, riescono a darmi qualcosa in più di quello che mi hanno già dato gli altri gialli o noir che ho letto.

"Appuntamenti in nero" è una storia di vendetta nata da un amore spezzato, violato e cancellato nel tempo di un attimo. Johnny e Dorothy si conoscono fin da ragazzi, presto sboccia un sentimento che si consolida e cresce, quando i tempi sono maturi e il matrimonio alle porte una tragica fatalità pone fine  alla vita della ragazza. Per Johnny lo shock è inimmaginabile, il giovane ne è straziato e cercherà di mettere in pratica l'antico occhio per occhio dente per dente, togliendo le donne amate ai colpevoli della dipartita della sua Dorothy.

Una vendetta che il lettore capisce ma che a un certo punto appare così crudele e malata nelle sue forme che quasi disturba, allibisce ma che per certi versi desta anche ammirazione nei mezzi escogitati dal narratore. Le vittime della vendetta sono colpite con tale arguzia e crudeltà, con una freddezza immane che restare indifferenti è impossibile. La redenzione è altrove, Cornell Woolrich con la sua scrittura sempre attuale (il romanzo è del 1948 ma stile e ritmi non hanno niente da invidiare alle opere contemporanee), dipinge la sofferenza e ci porta nelle tenebre dell'animo umano con grande maestria.

Una delle sue opere migliori. Da recuperare assolutamente.

Curiosità. Il numero 46 del fumetto "Julia" della Sergio Bonelli Editore,  intitolato "La morte è femmina" (ne parlo QUI) è un omaggio/rivisitazione della storia di "Appuntamenti in nero", ambientata ai giorni nostri e con una protagonista donna a cui hanno ucciso l'uomo che amava, l'albo ripercorre fedelmente le vicende narrate da Woolrich.

"L'uomo, il detective, rimase in silenzio e non cercò di dare risposte. Come può una cosa tanto buona trasformarsi in un tanto cattiva, ecco quello che si chiedeva; come può una cosa così giusta diventare così sbagliata..."

Altre mie recensione di Cornell Woolrich:
Opere dell'autore disponibili in libreria QUI, anche se purtroppo molte sono disponibili solo in ebook. Una ristampa integrale di tutte le sue opere non sarebbe male.



lunedì 29 agosto 2016

Julia 2002 - Azione ed espiazione - (parte seconda)

Azione ed espiazione

Retrospettiva fumetti: Julia n. 46,47,48,49,50,51 (2002)


 
Seconda parte degli albi dedicati al 2002 che si conferma la migliore annata tra quelle finora prese in esame. Il livello medio è molto alto e le storie mai ripetitive, forse, unico neo, comincia a sentirsi il bisogno di introdurre nuovi personaggi o far evolvere ulteriormente quelli già presenti.

la splendida cover del n.50 di Marco Soldi © SBE
E via col n.46 "La morte è femmina", Berardi & Calza ai testi con ai disegni il debutto di Ernesto Michelazzo che diventerà uno delle colonne di Julia dopo vari albi di Nathan Never e Agenzia Alfa.Una donna lascia una scia di omicidi alle proprie spalle, Julia e Webb durante le indagini si spingono fino in florida a Vero Beach dove scopriranno che è spinta da sete di vendetta. La storia è un omaggio e si rifà, con grande maestria, al classico di Cornell Woolrich (di cui ho già parlato QUI) "Appuntamenti in nero" (la recensione QUI).
Spassose le scene in cui Julia mette in imbarazzo Webb suggerendogli che dovrebbe invitarla a cena o quando Emily per curare la Kendall malata le fa degli impacchi di cipolla che non le lasceranno un gradevole profumo addosso.
Canzone dell'albo è "Wicked Game" di Chris Isaak.

Nel n.47 "Sangue nella stanza n.3" un giovane si sveglia con i postumi di una sbronza, con una ragazza morta al fianco e viene arrestato per omicidio. Tutto così semplice? Ovviamente no. Ci sono di mezzo un padre adottivo fin troppo zelante, un fidanzato tossico e un albergatore che fa lo gnorri. Berardi & De Nardo, con ai disegni il trittico Zuccheri, Boraley e Piccioni imbastiscono una storia parecchio incasinata in cui il lettore non riesce a farsi un'idea del colpevole fino all'ultimo.
Una vicenda personale di Julia si interseca con l'indagine, la criminologa infatti investe un giovane con l'auto mandandolo di filato in ospedale. La Kendall si invaghisce del giovane ma è titubante per la differenza di età e questo le crea una marea di paranoie (anche nei confronti di persone che non dovrebbero contare un cazzo come Emily), manco fosse una vecchia cougar! Finirà male ancora prima di iniziare (e per fortuna, è uno sfigato da paura lui, ma si sa che lei ha un debole per i casi umani) perché lui vuole solo truffare l'assicurazione. Julia finirà per chiamare Webb per farsi consolare... mah...
Il libro citato è un volume di poesie che Julia regala al giovane (regalare libri di poesie? Manco nell'800 dai!) di Raymond Carver "Per favore non facciamo gli eroi".

"E, invece, tornano i pensieri. Cosa sarebbe successo se Joe fosse entrato nella mia vita? Quale sarebbe stata la reazione di Emily? Cosa avrebbe detto la nonna, se lui si fosse stabilito in casa?"
[Julia nel n.47]

la splendida Julia di ENIO © SBE
Il n.48 "L'uomo di Buenos Aires" è il più atipico della sestina, Berardi e Mantero (con ai disegni Enio) sembra quasi creino una storia completamente avulsa dalla collana dell'indagatrice dell'animo e che l'abbiano convertita a essa in un secondo momento. L'indagine di Webb e Julia infatti è marginale, e molto, alla vicenda, questo tuttavia non è una cosa negativa, anzi, la storia è parecchio interessante della sua originalità.
Durante il colpo di stato in Argentina, negli anni '70, un bambino resta orfano a causa dei soprusi perpetrati dai militari. Una volta divenuto adulto e intrapresa la nobile carriera del killer decide di cercare e punire col piombo i carnefici dei genitori, uno dei quali vive a Garden City.
Julia alle prese con il soffitto che imbarca acqua chiama Leo per un consiglio visto che tutte le ditte interpellate vogliono spennarla, per non dire altro, la schermaglia al telefono tra i due nasconde forse un po' di verità: 
Julia - Leo! Sei tornato?
Leo - Come potevo restare lontano dalla mia principessa? 
Julia - Le tue principesse hanno tutte la pelle scura! 
Leo - Allora tu sei la mia regina!

L'albo n.49 "L'incubo della porta accanto" Berardi & Calza con Jannì creano una storia che ha una preparazione davvero lunga, bisogna attendere le ultime trenta pagine perché ci venga rivelata qual è la "storia del mese". Julia stringe amicizia con uno psichiatra che ha in cura un ex alcolista vittima di allucinazioni che tenterà pure di strangolare la criminologa.
Julia è attratta dal collega ma finirà per riflettere sul fatto di portare sfiga quando questo viene ucciso, la sindrome di Jessica Fletcher (la signora in giallo) che dove va scappa il morto si avvicina?
Numero ricco di retroscena per i nostri protagonisti: Webb si presenta con una pseudo-ragazza svampita e tettona e Julia è palesemente gelosa, forse per questo finisce per essere attratta dallo scialbo psichiatra e tuttavia non sprecare troppe lacrime quando questo muore. Dal lato suo Webb quando telefona a Julia finisce per disegnarla sui foglietti della scrivania. 
Libri: "Un entomologo nel metrò" di Marc Augé, "Angelo nero" di Cornell Woolrich (non mai mai!).  

dal n. 50 © SBE & Thomas Campi
Nel n.50 "Una donna a pezzi", segna il debutto in solitario nella serie del disegnatore Thoman Campi su testi di Berardi & Mantero, con una Julia con mascella più squadrata e sopracciglia più folte che fa rendono più giovanile.
Accidentalmente in un fiume viene rinvenuto il cadavere di una donna privato di molti organi. L'indagine è tortuosa fin dall'inizio, la donna è una clandestina senza fissa dimora, il tutto porta a un traffico di organi di cui Julia, aiutata da Baxter, rischia grosso per smascherarli, manca poco infatti che le tolgano un rene.
Gran ritmo con una storia con equilibri perfetto tra indagine poliziesca e azione. Splendida la copertina di Marco Soldi, la migliore di questo semestre.

la Julia di Giorgio Trevisan © SBE
la Julia di Giorgio Trevisan © SBE
Ultimo ma non ultimo il n.50 "Rosso Natale" torna ai disegni Giorgio Trevisan, che classe! Devo ammettere che sebbene non senta il suo tratto appropriato alla collana questo numero è davvero pazzesco, dopo "Se le montagne muoiono" n.8 (ne parlo QUI) e "Nel paese di Alice" n.30 (ne parlo QUI) stavolta si supera. Complici le atmosfere natalizie con una Garden City innevata ci regala un albo con immagini talmente evocative da togliere il fiato, con una cura dei protagonisti e di Julia in particolare addirittura superiore agli albi precedenti.
La storia, seppure buona (e manco a dirlo intrisa di spirito natalizio) giocoforza passa in secondo piano, mi sono trovato più volte ad ammirare i disegni dimentico di chiedermi come andranno a finire le indagini. Tre individui travestiti da Babbo Natale compiono delle rapine e Julia inizia a bazzicare una agenzia di lavoro interinale che fornisce appunto Babbi Natale. 
Di contorno l'organizzazione del cenone natalizio in casa Kendall con tutti gli amici tranne Leo col quale ha una cena privata assieme alla fidanzata di turno dell'investigatore che come prevedibile risveglia pensieri contrastanti nell'animo della criminologa.
Canzoni e libri a tema: "Happy Xmas (war is over)" di John Lennon e "Canto di Natale" di Dickens

Eccoci giunti alla fine, la serie tiene bene e il parco disegnatori è di livello. Ci lascia qualche beneficio del dubbio? Al momento no, i retroscena sui protagonisti non mancano, se vogliamo trovare un neo le loro evoluzioni latitano, ma del resto abbiamo appena detto che le storie sono al top perciò è anche giusto pazientare. Al prossimo mese i primi sei numeri del 2003 e forse la retrospettiva sui primi cinque almanacchi del giallo con le storie della Julia-giovincella.

giovedì 21 luglio 2016

Cornell Woolrich, precursore di Kill Bill!

La sposa in nero

Prendi "Colazione da Tiffany" e aggiungi una serial killer


"«Julie, Julie mia.» Le parole seguirono la donna giù per le quattro rampe di scale. Era il sussurro più tenero, il grido più potente che potesse uscire da labbra umane. Non valsero a fermarla, né a farla esitare. Quando Julie uscì nella luce del giorno, il suo viso era di un pallore mortale. E questo fu tutto."    [La sposa in nero - C.Woolrich]

Avete presente le classiche storie di vendetta? A uno gli ammazzano qualcuno e questo fa una strage? Ecco, avevo voglia di di una storia del genere, allora che faccio? Tergiverso riguardando Kill Bill, Lady Snowblood, quindi spulcio un po' in rete, tra le varie fonti di ispirazioni per queste pellicole mi trovo anche "La sposa in nero" di Woolrich (divenuta poi l'omonima pellicola di François Truffault). L'autore se nel privato non ha tutte le rotelle a posto, ha infatti un rapporto morboso con la madre, sulla carta stampata è un vero asso, romanzi di successo e una miriade di racconti, tra cui anche quello che ha ispirato "La finestra sul cortile" di Hichcock. In Italia è arrivato tantissimo di suo tramite i gialli Mondadori ed è considerato uno dei maestri del genere noir.
All'inizio ero scettico, un romanzo del 1940 temevo mi avrebbe dato a noia perché i gialli un po' sentono il tempo che passa, invece la scrittura è di una attualità disarmante e le situazioni talmente estemporanee che non sembrano minimamente ambientate oltre 70 anni fa. Questo è uno dei suoi punti di forza, ma non solo. La storia è semplice: una donna, inafferrabile, trasformista, dannatamente scaltra compie cinque delitti per vendetta. Meno semplice è la struttura del romanzo, i cinque omicidi descritti in ordine cronologico, per ogni delitto tre parti distinte: la prima dove donna sonda il terreno, studia come avvicinarsi alla vittima, la seconda col delitto vero e proprio, sempre diverso, sempre assurdo nella sua genialità e freddezza, e la terza in cui la polizia (e il lettore con essa) brancola nel buio e cercano di venirne a capo.
Leggerò altre cose di Cornell Woolrich? Di sicuro, almeno i romanzi della serie nera: oltre a quello trattato Sipario nero, L' abili nero, L'angelo nero e L'incubo nero.
L'impressione che mi ha lasciato leggendolo? Di grande ammirazione per la sua scrittura moderna, immediata e avvincente; mi sembrava di rivedere "Colazione da Tiffany" in salsa noir con, per protagonista, una serial killer, una sensazione intrigante.


Una foto pubblicata da Michele Botton (@michele_botton) in data:


"La sposa in nero"
di Cornell Woolrich
trad. F. Giannini
Mondadori
201 pagine 

"La sposa in nero" è attualmente fuori catalogo, ma si può trovare a pochi euro usato.
Altre opere di Cornell Woolrich sono invece disponibili (QUI qualche esempio), purtroppo molte solo in ebook, la triste storia delle collane da edicola Mondadori purtroppo

Altre mie recensione di Cornell Woolrich:


martedì 19 luglio 2016

Julia 2002 - Azione e deduzione - (parte prima)

Azione e deduzione

Retrospettiva fumetti: Julia n. 40,41,42,43,44,45 (2002)

"Il tema vero era la solitudine. Il lento scivolare verso l'abisso di una persona sola. Una rappresentazione più efficace di dieci trattati di psicologia..." [Julia Kendall parlando del film "Taxi driver"]

Con mia somma approvazione dopo la sestina precedente quasi esclusivamente d'azione si torna alla formula più consona alla collana di mix di dinamismo, ricerca psicologica e metodo investigativo...

Antinori cita Jay e Silent Bob © SBE
Partiamo dal n.40 "Sulla strada per Lordsburg" di Berardi & Mantero con i disegni di Antinori. Storia ai limiti del grottesco e del surreale: Julia ed Emily si trovano in New Mexico per il matrimonio di uno degli innumerevoli figli della governante, una volta scesi dall'aereo decidono di prendere un autobus che verrà prontamente sequestrato da un paio di sfigati di prima categoria, che non ne fanno una di giusta, paiono quasi usciti da un episodio di Fargo. Non serve che aggiunga che la stupidità può essere molto pericolosa... La storia scorre piacevole e l'autobus fa molto Speed, tranne che qui alla guida c'è Emily, mentre nel film da Sandra Bullock, bella differenza.
Sul privato molto spassosa Julia che sogna il proprio di matrimonio con Sean Connery, e ammette di essere innamorata di lui fin da ragazzina. Niente di strano, Connery è un gran figo, solo che a lei piace perché... assomiglia al padre defunto. Problemi di testa, benvenuti!

Il n.41 "Il tassista" è l'omaggio al grandissimo film Taxi driver di Martin Scorsese fatto da Berardi (con Lorenzo Calza). In una estate torrida a Garden City un solitario disagiato si finge un tassista per poter emulare il protagonista del film sopra citato e mettere in atto la propria idea malata di giustizia.
Il lato investigativo è ridotto all'osso, infatti la polizia e Julia saranno indirizzati quasi esclusivamente da testimoni delle varie malefatte verso l'assassino più che dalle loro intuizioni. La cosa migliore dell'albo resta comunque  la  prefetta e profonda caratterizzazione psicologica del cattivo di turno. Davvero lodevole il lavoro degli sceneggiatori.
Da non scordare il ritorno ai disegni di Roberto Zaghi, sicuramente il mio preferito finora, un'ottima Julia e gran dinamismo nelle vignette.
Musica: "Ace of spades" dei Motorhead e "Almost Blue", del mio jazzista preferito, Chet Baker.
Per le letture invece l'autore citato è Guy de Maupassant.

"Quando Webb fece il nome di Geoff Perry, Sharon Britts scoppiò in lacrime. Pianse a lungo, come solo una donna innamorata o un'attrice consumata sanno fare." [J.Kendall]

la Julia di Roberto Zaghi © SBE
Nel n.42 "Il giorno delle spie" (Berardi & Mantero, Enio) abbiamo un ritorno al giallo investigativo più classico, e ne esce subito un albo molto piacevole. Un ricercatore che lavora per l'esercito sulla costruzione di una particolare arma viene rapito. Mentre i federali spingono per la pista internazionale tra spie e casini vari, Julia e Webb al contrario dell'FBI decidendo di avere un approccio più tradizionale e interrogando tutti i colleghi dell'uomo rapito. Ne esce una storia molto intricata dove ognuno segue la propria pista: Julia troverà indizi a carico di molti individui diversi, la polizia spostamenti di denaro sospetti e Baxer si trova invischiato addirittura in un tentato omicidio. La classica storia che semina un sacco si indizi e depistaggi fino alla risoluzione finale, sono queste le storie di cui la serie ha bisogno.
Bella prova di umanità di Webb che ammette il suo senso di inferiorità e gelosia nei confronti di Baxter quando Julia glielo nomina per l'ennesima volta al solo scopo di innervosire il tenente. Bello tirarsela e far girare i coglioni alla gente gratis eh?! Pessima.
Libri consigliati: quelli di Graham Greene e la biografia di Werner Von Braun, scienziato tedesco.

Siamo al n.43 "L'ultimo rendez-vous", Berardi & De Nardo ai testi e alle chine Mario Jannì. Un uomo viene trovato morto nudo e picchiato selvaggiamente al parco. L'indagine porterà i nostri eroi a scoprire un giro di prostituzione e di scommesse clandestine, anche se l'omicida, a volte, è più vicino di quanto si pensi alla vittima. Pure questa storia è un classico giallo d'indagine con tanti sospettati, interrogatori e depistaggi, molto interessante. Julia per approfondire la psicologia di una sospettata si guarda anche (e ben attenta) un film porno.
Durante la vicenda la Kendall si ritrova in una spiaggia in cui era andata in vacanza quando aveva 14/15 e svela che la "santerellina" Norma le aveva soffiato il ragazzo che le piaceva e mentre la sorellina limonava in spiaggia Julia giocava a carte con la nonna... Poi vi chiedete se non è cresciuta con problemi di testa e odia la sorella al punto di accettare che si faccia di eroina? La vuole morta mi sa.
Musica: jazz con Dizzy Gillespie.
dal n. 42 © Sergio Bonelli Editore & Enio
Libri citati: "Abbiamo trasmesso", di Rex Stout, undicesima avventura di Nero Wolfe; "Perry Mason e le caviglie d'oro" di Erle Stanley Gardner; "Alibi nero" di Cornell Woolrich che io ho conosciuto proprio tramite Julia e di cui ho già letto con piacere varie cose. Tutte opere interessanti, se volete approfondire la letteratura gialla/poliziesca/noir consiglio vivamente di appuntarvi i libri citati in Julia, a me hanno dato ottime soddisfazioni!

Il n.44 "Lo specchi infranto", di Berardi & Calza, disegni di Piccoli. Ennesima storia di indagine con molti sospettati e risoluzione finale, una famosa violoncellista viene trovata morta a causa di un'overdose ma tutto fa pensare a un omicidio. Julia e Baxter finiranno per scoprire che la donna ha un passato tormentato, con i sensi di colpa per una sorella morta e un padre arcigno e molto duro con lei.
A livello musicale non si lesina niente: "Don't warry, be happy" di Bobby McFerrin, "Relax" dei Frankie Goes to Hollywood, "Tai Tai de Blues" di Emmanuel Thiry, "Taranta" di Paco de Lucia, oltre alla sonata in mi minore opera 38 di Johannes Brahms
Altre citazioni: nella custodia della vhs di "Star wars" Julia trova un indizio e viene più volte citato l'anime di Cowboy Bebop sia per la colonna sonora che per l'ottima storia (e bravo Berardi, ottimi gusti!).Citato anche il libro "La donna ferita - modelli e archetipi del rapporto padre figlia" di Linda Schierse Leonard, attualmente fuori catalogo.


la Julia di Enio dal n. 42 © SBE & Enio
Nel n.45 "Una cara, carissima amica" torna Laura Zuccheri (e Laura Zuccheri non è solo Julia, sta preparando un Texone e ho visto i suoi disegni a colori in "La spada di vetro", serie in 4 volumi della Renoir, e sono davvero fantastici!). Questo numero, forse più di tutti i numeri precedenti, la dice lunga sulla nostra protagonista, possiamo infatti stenderci assieme a lei sul lettino dello psicanalista (e dove pensavate sennò!). Berardi deve essersi mangiato un volume di psicologia stavolta e ce lo sfoggia tutto, una Julia fragile ma piena di rabbia repressa, con un forte senso di colpa verso se stessa, si colpevolizza per la morte dei genitori perché gliel'aveva augurata dato che era gelosa della sorella minore. Il rapporto odio/amore con Norma appunto, valvola di sfogo di un sentimento ambiguo, protettivo e distruttivo, rapporto velato da una malcelata invidia, perché la sorella prende la vita con leggerezza e lei non i riesce. Senza contare la solitudine che mina la sua capacità di lasciarsi andare con gli altri e trasforma la sua fragilità in freddezza e finto distacco. Viene citata inoltre l'inadeguatezza della nonna a crescerle sebbene le buone intenzioni. Un gran numero, non posso dire altro, tanti, tantissimi spunti, un albo che ci voleva e che di sicuro gli amanti della serie aspettavano con ansia.
Di contorno, ma non solo, la storia vera dell'albo di giugno 2002: una vecchia compagna delle superiori della criminologa si ripresenta dopo quindici anni e Julia la ospita per un po' (ovvio no? Julia cani e porci li ospita tutti). Questa però, come tutti quelli che finiscono a dormire a casa Kendall nasconde qualcosa e ha rifilato alla nostra repressa preferita un sacco di balle. Il finale purtroppo aperto lascia un senso di incompiuto, unica pecca, forse non da poco, in una storia davvero magistrale, soprattutto per l'approfondimento psicologico di Julia che fa l'ennesimo passo verso i lettori.

La serie in questi dei numeri ritorna nel suo contesto più adeguato, ovvero meno azione e più indagini, più giallo e meno poliziesco. Un'annata ottima finora, complice anche un buon approfondimento della protagonista. La serie dopo 45 numeri è forse al top.



lunedì 11 luglio 2016

Wulf Dorn - Incubo

Incubo, passo falso, o soltanto troppe aspettative?


"Niente dura per sempre. La sicurezza è un'illusione. Simon Strode fece questa amara esperienza un sabato di marzo." [W.Dorn]

Aspettavo con ansia il nuovo romanzo di Wulf Dorn, il mio autore tedesco preferito dopo Michael Ende, fin dalla sua prima opera, "La psichiatra" mi ha sempre colpito con ottimi thriller psicologici, spiazzanti, con un linguaggio diretto e sintetico. Prendi un Jeffery Deaver, screma il superfluo e l'artificioso, rendi tutto più introspettivo e metti un'ambientazione familiare (con ritmi e stili di vita più similari a quelli italiani) come la terra tedesca. Opere che ti prendono e ti lasciano in 400 pagine senza perdere in suspense. Ecco questo è Wulf Dorn.

"Incubo" è il sesto romanzo di questo autore, la storia di un ragazzo autistico che in un incidente stradale perde i genitori ed è tormentato dai sensi di colpa per essersi salvato, sullo sfondo una ragazza scomparsa e strani avvenimenti. Lo stile è il suo solito, e questo salva in parte una vicenda scialba, eppure mi pare proprio il punto più basso della sua produzione. Dorn cincischia per 250 pagine per poi nelle ultime 100 far raggiungere alla storia il suo climax e risolverla. Purtroppo l'esiguo numero dei protagonisti e la mancanza di mordente rovina in parte il suo giochetto, che di solito è spettacolare, di depistare il lettore per poi rovesciare i ruoli tra sospettati e presunti innocenti. Aggiungete un protagonista sedicenne affetto da un lieve autismo, col quale è davvero difficile immedesimarsi o anche solo credere durante la narrazione e un'ambientazione solo accennata. La Germania così ben raccontata nei suoi primi quattro romanzi la si vede solo di sfuggita, forse per avvicinare il lettore internazionale (brutto sbaglio, visto che era uno dei suoi punti di forza), a questo punto era meglio scegliere un'ambientazione londinese come quella del penultimo romanzo "Phobia".

Forse Wulf Dorn ci aveva abituati bene e io mi aspettavo troppo, sta di fatto che se dovessi consigliare un suo romanzo... consiglierei gli altri. Un buco nell'acqua quindi? Non del tutto, la lettura è gradevole, ma per qualsiasi altro sua opera non avrei usato la parola "gradevole", avrei usato per descriverle il termine "appassionante"! In ogni caso attenderò ancora con ansia il suo prossimo romanzo.
 
Per acquistare subito "Incubo" clicca su questo pulsante →

Dello stesso autore, tutti consigliati:


mercoledì 6 luglio 2016

Jack Ritchie, d'estate qualche delitto ci vuole!

E' ricca, la sposo e l'ammazzo / Il caro prezzo della privacy

Il mago dei racconti brevi con finale a sorpresa


"Non c’è romanzo che non si possa migliorare trasformandolo in un racconto breve" [J. Ritchie]
 
Jack Ritchie non l'avevo mai sentito nominare fino a un mese fa, non ha neanche una pagina italiana su wikipedia perché vi facciate un'idea su quanti se lo filano. L'ho trovato citato su un albo di Julia e ho fatto qualche ricerca, ne è saltato fuori che è un autore di noir e gialli specializzato in racconti brevi e maestro della peripeteia, ovvero il colpo di scena, spesso finale, che ci fa vedere tutta la vicenda sotto un'ottica completamente diversa da quella che l'autore ci aveva fatto immaginare. Ha lavorato pure a stretto contatto con Hichcock che dai suoi racconti ha tratto anche diversi episodi di Alfred Hichkock presenta.
Incuriosito mi sono procurato "E' ricca, la sposo e l'ammazzo", raccoltina di 12 storie veloci veloci pubblicata dalla Marcos y Marcos e devo ammettere che tutte le storie mi hanno lasciato spiazzato e piacevolmente colpito. Nonostante sia avvezzo a narrazioni del genere solo in un caso su dodici sono riuscito a indovinarne il finale. Immagino che gli intellettualoidi che sono in giro credano che il racconto sia un genere letterario minore, roba da pivelli, altro che i romanzi, ben più nobili fratelli maggiori. Beh è come paragonare in atletica una maratona ai 100 o 200 metri, due mondi del tutto differenti. Sembra facile creare una storia priva di fronzoli, con pochi personaggi, tempi e ambienti limitati, che attiri l'attenzione del lettore in 10/15 pagine? No. Mettici pure un finale a sorpresa che lasci di stucco (è un barbatrucco) il lettore e hai Jack Ritchie. Ecco.
Per quel che mi riguarda penso proprio siano le storie ideali da leggere quando si ha un quarto d'ora libero e non si vuole cimentarsi con cose troppo complicate, questi racconti ti prendono e ti lasciano con una velocità paragonabile solo a quella di una morosetta volubile. Appena conclusa la lettura di "E' ricca, la sposo e l'ammazzo" le ho subito dato seguito con "Il caro prezzo della privacy", altra raccolta dello stesso autore con altri nove racconti perfettamente in linea coi precedenti. Io di sicuro recupererò anche le altre raccolte di Jack Ritchie perché è stata tra le letture più sorprendenti che mi sono capitate sottomano quest'anno. 

Una foto pubblicata da Michele Botton (@michele_botton) in data:


di Jack Ritchie
trad. Sandro Ossola
Marcos y Marcos
211 pagine
di Jack Ritchie
trad. T.Moroni/S.Radaelli
Marcos y Marcos
157 pagine
  



venerdì 1 luglio 2016

2001 Odissea a Garden City (parte seconda)

Bentornata cara Myrna!

Retrospettiva fumetti: Julia n. 34,35,36,37,38,39 (2001)

no dai, devo sul serio scrivere una didascalia?
la copertina del n. 39 © Marco Soldi & SBE
C'è molta azione in questi sei numeri di Julia usciti nella seconda parte del 2001, dal doppio numero iniziale quasi interamente passato a giocare a guardia-e-ladri, al "I killer vanno in pensione?", tuttavia passato il traguardo dei tre anni di pubblicazione si continua a non avere alcun dejà-vu durante la lettura, le storie non sono ripetitive, anzi, sempre nuovi spunti e situazioni vengono proposti al lettore. Le storie piacevoli e di qualità, l'azione non mi infastidisce, anche perché un taglio dinamico rende gli albi più leggeri, certo spero sia una parentesi perché Julia nasce per il lato nascosto e introspettivo del giallo e non per quello meramente d'azione.

Episodio doppio con i n.34 "Il prezzo della libertà" e 35 "Route 70". Berardi per la prima volta dall'inizio della serie ha l'aiuto di Lorenzo Calza alla sceneggiatura, ai disegni Valerio Piccioni ed Enio. Un pluriomicida scappa dal carcere e prende in ostaggio Julia, le peripezie che affrontano durante la fuga, così come i morti che si lasciano dietro, sono innumerevoli. I due numeri stringi stringi sono una semplice caccia all'uomo, il ritmo è forte e la vicenda concitata e ben strutturata, il legante tra i due numeri è la finta morte dei fuggitivi e Julia alla fine della prima parte della storia. Durante il rapimento non sono riuscito a capire se Julia fosse sotto shock al punto di essere fin troppo distaccata dalle morti con cui aveva a che fare, ma ci sta. L'ovvia disperazione di Webb quando crede di aver perso Julia si scontra con la fiducia incrollabile di Baxet sul fatto che lei se la sia cavata, due punti di vista antitetici ma entrambi plausibile e che ci danno una visione diversa dell'immagine che i due uomini hanno dell'indagatrice dell'animo.
In tutto sto casino la vecchia nonna della Kendall esce dalla tana e decide di passare a trovare per la prima volta dall'inizio della serie la nipote, troverà Emily disperata per il rapimento e la presunta morte di Julia. Adesso capisco la freddezza della vetusta, ma è al limite del menefreghismo o della demenza la sua mancanza di preoccupazione per Julia.
Veniamo alle cose futili, Emily consiglia al postino di leggere "Il postino suona sempre due volte" di James Cain... Sì vabbè.
Canzoni citate? A bizzeffe: "Kind hearted woman" di Robert Johnson, "Gloria" di Van Morrison, "Day tripper" dei Beatles e "Come a time" di Neil Young & Crazy House.

© Sergio Bonelli Editore / M. Soldi & L. Zuccheri
Nel n.36 "Skip, il ladro" torna ai disegni il copertinista della serie Marco Soldi (assieme alla sempre presente Laura Zuccheri). Skip è un bambino filippino esperto nel furto acrobatico, avete presente Ocean's Eleven? Il cinese piccoletto esperto acrobata, contorsionista, che aiuta la banda? Ecco, il bambino della storia è qualcosa di simile. Questo durante un furto assiste a un omicidio, Julia se lo porta a casa e fnisce nei guai perché la refurtiva del bimbo interessa a un mafioso. La storia è piacevole, anche se il finale è velocissimo e stringato, come se si fossero trovati con meno pagine di quelle preventivate per risolvere la vicenda.
Julia chiama "Alan" il buon Webb e lui, come si dice dalle mie parti, si stima un bel po'.
La cosa che ho gradito di più è la rivelazione di una Julia (Berardi?) amante della fantascienza classica, racconta le notte insonni a leggere la trilogia della fondazione di Isaac Asimov (e gli altri seguiti no?!) e consiglia a uno studente John Wyndham, quello per intenderci di "Il giorno dei trifidi" o de "I figli dell'invasione". Io, da amante della fantascienza, apprezzo molto.

Il n.37 "I killer vanno in pensione?" è una sana e piacevole storia di vendetta che ogni tanto ci vuole. Un pacco bomba uccide la moglie di un tranquillo e distinto signore, ex-killer che si godeva la meritata uscita di servizio, la morte della moglie lo secca giusto un po' e lui fa una bella strage. Il vecchio è una via di mezzo tra un classico personaggio che interpreta Jason Statham nei suoi film e Jason Bourne visto la sua abilità, purtroppo il titolo svela troppo e subito, togliendo il gusto del dubbio che ci sarebbe stato almeno per le prime 50/60 pagine. Finale a effetto, dove ai cattivi non è concessa redenzione.
Ai disegni abbiamo Alberto Macagno e Claudio Piccoli. Piacevoli i siparietti tra una Julia, che si becca l'ennesima sberla dentro un localaccio perché non sa stare al suo posto e tenere a freno la lingua, e Leo Baxter, per spezza giusto un po' di ossa a chi ha fatto male alla sua Babe
Tanti i libri citati, il vecchio killer è un amante della lettura: "La macchina del tempo" di H.G.Wells (ancora fantascienza), "E Johnny prese il fucile" di Dalton Trumbo (che mi incuriosisce molto) e "Antichi maestri" di Thomas Bernhard. Julia legge "La lettera d'amore" di Cathleen Schine.

Nel n.38 "Il delitto è in onda" Berardi & De Nardo con alle chine Caracuzzo ci raccontano un omicidio in diretta tv, un presentatore infatti viene freddato da due colpi esplosi da una pistola di scena che doveva essere caricata a salve. Julia indaga assieme a Webb e gli indiziati sono davvero tanti: una ex moglie, un'amante, un figlio tossico, colleghi invidiosi, tutti di primo acchito vogliono bene al defunto ma tutti ci guadagnano parecchio dalla sua dipartita. Numero dalla trama piuttosto "classica", ma non per questo meno piacevole.
Di contorno all'indagine principale abbiamo Julia alle prese con un misterioso ammiratore che le manda fiori, cioccolatini, poesie di Nazim Hikmet. Alla fine si dimostrerà essere il figlio di Emily e Julia, che non sa se ridere o piangere dopo essersi lusingata e aver fantasticato la sua parte sullo spasimante, ammette di avere il doppio dell'età del ragazzo, quindi è una trentatreenne? Così pare.
Elmore Leonard la lettura del giorno.

Finalmente siamo giunti al n.39 "Bentornata, Myrna", dove Berardi  e Laura Zuccheri gettano le basi per il futuro della serie: un futuro dove avremo spesso come antagonista quella spietata gnocca che è Myrna Harrod.
Il giallo dell'albo sarebbe che Leo Baxter chiede a Julia di aiutarlo a incastrare il marito di una sua ex (una a cui tiene tanto che è pure bianca!) che fa lo strozzino. Tuttavia questo è solo un escamotage da parte degli autori per far fare qualcosa ai protagonisti finché fanno fuggire di prigione Myrna. Ed è proprio qui la parte interessante del numero, si parte da una Myrna Harrod remissiva in prigione, con scene alla Orange is the new black, ma come immaginiamo è tutto un bluff, la nostra amata killer, dalla sessualità versatile, crudele, pazza furiosa, ossessiva, nonché fottutamente scaltra, è ricca di risorse, infatti ben presto fugge e comincia a fare del suo meglio per sopravvivere. Ovviamente sopravvivere per lei significa non far sopravvivere gli altri, circuirli, sfruttarli e farli fuori, ah che dolce angioletto!
Nel finale anziché uccidere Julia le salverà la vita dalla strozzino, non perché sia diventata di buon cuore ma ovviamente per far fuori con le proprie mani l'oggetto del proprio amore malato, sua nemesi, Julia. Fuggirà senza portare a termine il delitto, stupita dalla reazione violenta della criminologa e disturbata dall'arrivo di Baxter e Webb.
Julia legge poesie di Allen Ginsberg e il romanzo "Tre camere a Manhattan" si George Simenon.

Che dire? Il 39 è un numero di passaggio certo, ma che fa un balzo di qualità assurdo con la presenza della serial killer. La promessa di un suo ritorno ci lascia un buon sapore in bocca, un sapore di ferro, un sapore di sangue, è una promessa di nuovi scontri tra le due facce della stessa medaglia: Myrna e Julia.

 

"La belva ferita si era rifugiata nella tana. Ma presto sarebbe riapparsa, lo sapevo bene. Perché avevamo un appuntamento noi due, di quelli a cui non si può mancare..." [Julia Kendall parla di Myrna Harrod]



Che la vecchia fastidiosa sia più scaltra della nipote o che abbiano sbagliato a darle le pastiglie?         ©SBE