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domenica 30 luglio 2017

Wonder Woman - Terra Uno

Grant Morrison non risparmia nessuno


Che il film di Wonder Woman abbia fatto da traino a una serie di iniziative relative all'amazzone di Isola Paradiso non ci piove, anzi, è un bene. Wonder Woman è un'eroina atipica e unica del suo genere, ben più umana di Superman, ha la super forza ma soprattutto un super cuore. E' al di sopra delle dispute maschiliste/femministe, propensa al compromesso costruttivo e rivolta sempre al bene superiore. Che poi sia una fica pazzesca agli occhi dei comuni umani e lettori poi non è certo una brutta cosa.

I fumetti di WW non mi hanno mai esaltato (un anno dopo carino, l'attacco delle amazzoni mah... new 52 niente da fare, l'ultima rinascita mi lascia perplesso) la mitologia mi piace ma le trame spesso sono scontate e poco coinvolgenti. Molto meglio quando è alle prese con problematiche più terra terra, senza contare il suo ottimo apporto e il carisma non indifferente delle avventure in team con la Justice League o anche i team-up assieme a Batman o Superman.

Wonder Woman Terra Uno, volume 1, (ri)narra le origini di Diana, di come lascia Isola Paradiso e di come inizia ad approcciarsi al mondo degli uomini. Banale? Non lo erano state le altre genesi di questa collana, né il Batman Terra Uno di Geoff Johns, né il Superman Terra Uno di Michael Straczynski (il cui secondo volume è molto deludente però). Non lo è di sicuro neanche questa storia scritta da Grant Morrison, non il primo che passa e di sicuro uno che se ne sbatte i coglioni allegramente di metterci del suo. Nella storia, per quanto fedele al classico (usa però forse troppa tecnologia per i miei gusti), Morrison non risparmia nessuno: fa fare una figura merdosa  tanto alle femministe che ai maschilisti e critica aspramente il militarismo mescolando le carte in maniera strepitosa. Tanto per citare un esempio quando entra in scena l'amica umana di Diana, la cicciottella Beth, le stesse amazzoni iper-femministe criticano la sua stazza al pari del peggiore dei maschi superficiali, giochetti del genere rendono una sceneggiatura quasi obbligata qualcosa che finisce inevitabilmente sopra la media.

Diana è resa benissimo, ingenua ma non sprovveduta, giovane ma scaltra (da sbellicarsi la scena in cui prima chiede a Steve Trevor se è un uomo e senza aspettare risposta gli mette una mano tra le gambe per controllare). Si dimostra adulta e sagace nel prendere le decisioni giuste e costringere la madre iperprotettiva Ippolita a vederla come una donna e non più come una bambina. Wonder Woman è la più caritatevole tra i supereroi, ma sa anche essere spietata all'evenienza. Prototipo fin troppo utopico della donna moderna, esempio non banale ma difficile da seguire. 

"Sono arrivati rapporti, incluse testimonianze oculari da parte di ufficiali, di un misterioso aeroplano trasparente pilotato da una modella adolescente in costume da bagno tanto forte da sollevare una jeep." [un militare]

I disegni di Yanick Paquette, a una prima occhiata mi erano parsi poco originali, eppure le amazzoni sono splendide così come le ambientazioni a Isola Paradiso, il resto è funzionale alla storia anche se in alcune tavole sembra aver fatto solo il compitino.

Unica cosa che mi ha fatto storcere il naso (e qui gli eroi da tastiera pronti a lapidare, che usando le parole magiche fascista, razzista, omofobo, per passare subito dalla parte della ragione possono sbizzarrirsi) il far diventare di colore Steve Trevor, sì, l'aviatore che è sempre stato biondino e fisicamente caratterizzato in maniera fedele ai vari fumetti da Chris Pine nel film . Capisco il voler essere politically correct o in linea con le mode marvel e dc che scombussolano etnie e sessi per far felici non so chi, ma io sono per una coerenza storica e visiva dei vari personaggi. L'unico cambio etnia/sesso davvero funzionale alla storia per darle qualcosa in più che ho trovato negli anni è stata la Joan Watson della serie tv Elementary, tutto il resto non serve.

Un fumetto in definitiva che consiglio, sia come primo approccio che per il lettori navigati.





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lunedì 29 maggio 2017

Come quando eravamo piccoli

di Jacopo Paliaga & French Carlomagno

tutte le immagini © Bao Publishing
"Come quando eravamo piccoli" è  la storia di un amore che finisce e di un altro che inizia, la storia di come un fratello e una sorella possano essere legati e di come si aiutino a vicenda.

(trama dal sito dell'editore) Pietro è un italiano che ha fatto fortuna in America. Creatore di una serie TV di successo, era fidanzato con l'attrice protagonista, finché lei non l'ha lasciato per un collega del cast. Così Pietro, spiazzato e con la sensazione che la sua vita abbia perso il giusto filo narrativo quanto se non più della serie che ha creato e in cui non si riconosce più, torna in Italia, a casa della sorella, e nel cercare se stesso conosce qualcuno.

Ho apprezzato molto i comprimari: il marito della sorella, un tranquillone di prima che sembra saperla molto lunga, ammetto che mi sarebbe piaciuto gli fosse dato più spazio. Altro ottimo personaggio è Alice, la ragazza che conosce Pietro in Italia e di cui si invaghisce, che lo tira fuori dalla buca che si era accuratamente scavato. In tutto questo forse è proprio il protagonista ad essere il meno attraente della combriccola, persino la sorella minore, che agisce come una provetta sorella maggiore, toglie luce a Pietro agli occhi del lettore. Punti di vista e gusto personale certo, ciononostante la storia fila liscia e piacevole fino a un finale da film commedia romantica all'americana, ma è proprio questa la sensazione voluta dallo sceneggiatore mi sa. I tempi della storia sono dettati non da capitoli ma da episodi a mo' si serie tv, le vignette zeppe di citazioni tra tv e cinema, roba che a coglierle tutte bisogna essere davvero ferrati in materia, eppure il lettore si trova subito sulla stessa lunghezza d'onda di Jacopo Paliaga e gli perdona una catarsi finale difficilmente ripetibile dalle persone comuni.

I disegni di French Carlomagno funzionali alla vicenda narrata, colori tenui e linee stilizzate per i volti, hanno il loro punto di forza nella grande espressività facciale dei personaggi, le sopracciglia e i movimenti degli occhi raccontano infatti molto più di quanto un disegno con quello stile di solito riesca a fare. Ho apprezzato molto anche i fondali, a volte minimalisti, altre molto articolati, ma sempre azzeccati. Così come la resa delle ombre, che le scene si svolgano in notturna o alla luce del sole danno qualcosa in più.

L'edizione Bao Publishing del 2016: un brossurato con alette 17x23 cm di 128 pagine su carta da 140 grammi a 16 euro non fa una piega. Come il solito.

La cosa che mi è piaciuta di più, non posso negarlo, è il rapporto tra fratello e sorella, che si vogliono bene, sono complici e si sostengono a vicenda, questa parte è davvero resa al meglio, è forse proprio con questo che lo sceneggiatore dà qualcosa in più a una storia magari non fortissima.

Un volume piacevole, se vi piacciono le commedie romantiche americane fa proprio per voi.

lunedì 22 maggio 2017

Silverwood Lake

di Simona Binni

tutte le immagini © Simona Binni & Tunué
Letto quasi per sbaglio, senza sapere trama, background dell'autrice, o quant'altro. Lo prendo e lo sfoglio, bella carta, colori tenui e non invasivi, come vanno di moda ultimamente, bel volume, i volti dei personaggi sono molto espressivi, stilizzati, mi ricordano quelli di Tony Sandoval (credo sia da prendere come un complimento). Poi ieri sera tardi mi sono messo a leggerlo e si è rivelato un errore, sì ma solo perché finché non l'ho finito non sono riuscito a smettere, volevo sapere, arrivare alla conclusione (e credo sia anche questo un complimento).

La storia, che copio e incollo. Con la speranza di comprendere le motivazioni che hanno spinto suo padre a vivere da home­less, Diego intraprende un viaggio nel sud della California, solo, lontano dal suo mondo e in stretto contatto con la parte più nascosta di sé, quella che per diciassette anni era rimasta bloccata, vittima di un’assenza troppo grande per essere colmata e di un’angoscia deva­stante. La ragione apparente che spinge Diego, di professione giornalista, a partire, è quella di realizzare un reportage su una comunità di homeless situata sulle rive del Silverwood Lake. Presto scoprirà di essersi messo in viaggio con l’idea di trovare delle risposte, ma si accorgerà di aver recuperato, in quella esperienza tanto lontana da lui, una parte così vera di sé da cambiare completamente lo scenario della sua esistenza

L'essenza del volume è in una frase di Sigmund Freud citata come intro al capitolo 4 "C'è una storia dietro ogni persona. C'è una ragione per cui loro sono quel che sono. Loro non sono così perché lo vogliono. Qualcosa nel passato li ha resi tali e alcune volte è impossibile cambiarli."
Diego nel suo viaggio conosce persone all'apparenza borderline, scontrose, schive, ma la verità è che dietro e dentro a ognuno c'è qualcosa che non si vede, un inferno personale che spesso non si può affrontare e risolvere, bisogna solo accettare. Ma non è mai semplice o immediato, il tempo gioca un ruolo fondamentale, come la solitudine, mezzo per trovare se stessi, ma anche la condivisione del dolore perché spesso la cura per i propri mali è indiretta, si cerca di curare il male di un altro e si scopre di aver curato di riflesso anche il proprio. La storia è di facile e piacevole lettura ma spinge a riflettere, nessun particolare è messo giù per caso, ho notato una grande ricerca per amalgamare le storie dei personaggi e rendere il tutto fluido e naturale. Il lettore ne rimane coinvolto, rapito, l'azione è quasi completamente assente nella vicenda eppure il passare del tempo della narrazione è palese, palpabile, l'evoluzione dei personaggi plausibile, il finale toccante. Più che un fumetto è un vero e proprio romanzo di formazione.

Simona Binni, l'autrice, dimostra una grande conoscenza del genere umano. Interessante la sua scelta di ambientare la vicenda in California, immagino sia per avere più libertà nella narrazione, i disegni sono piacevoli e funzionali, colori tenui e rilassanti, ottimo taglio di sequenze nelle tavole. Tuttavia quello che ho apprezzato di più sono state le pagine a una sola vignetta con solo una frase a corredo, sono quelle che rallentavano il ritmo della narrazione concedendo uno stacco e consentendo al lettore di riflettere dandogli al contempo un senso di calma e calandolo nella vicenda.

L'edizione è superlativa, la tunué a un prezzo accessibile di 16,90€  sforna un volume di 168 pagine 19,5x27cm a colori e cartonato di invidiabile fattura, la sanno lunga su come valorizzare un'opera a fumetti, su questo non ci piove.

La cosa più assurda è che di norma un disegnatore non usa per raccontare storie parole così efficaci, spesso infatti si affida all'arma più forte e riconosciuta che ha a disposizione: per l'appunto il comparto grafico. Qui, sebbene disegni, colori e struttura delle tavole sia estremamente curata la cosa che mi ha preso di più è stato il coinvolgimento che Simona Binni è riuscita a creare facendo parlare o pensare i personaggi. Mi sento davvero di dire che abbiamo a che fare con un'autrice completa che è riuscita a dare, con una sceneggiatura intimista e molto ben studiata, una marcia in più al volume, siamo di fronte non solo a un buon fumetto, ma a una graphic novel che ti lascia molto di più di una gradevole lettura. Una piccola perla che consiglio senza alcun beneficio del dubbio.



domenica 14 maggio 2017

Freezer

di Veronica "Veci" Carratello

La prima cosa che mi è venuta in mente quando ho visto la copertina di questo volume è stato il camper di Breaking Bad, non c'entra niente lo so, ma che posso farci? Il camper, il fumo, la mia testa malata, boh... Poi ho sfogliato il volume, colori tenui, disegni stilizzati, una strampalata bambina protagonista, ero scettico, i miei gusti spesso mi spingono altrove, non posso negarlo. Sta di fatto che me ne sono sbattuto e l'ho letto lo stesso, le cose vanno anche così.

La storia. Mina è una ragazzina un po' sulle sue (ma chi non lo è?), cavalca il confine tra infanzia e adolescenza, quel periodo in cui i drammi sono montagne invalicabili e le famiglie non sono mai adeguate alle esigenze dei ragazzi. Mina che si controlla le mutande ogni tre per due perché teme l'arrivo delle prime mestruazioni che incombono sulla sua testa come una spada di Damocle. Lei che vive con la mamma impicciona ma premurosa, il papà narcisista ma fannullone, il fratellino scemo, lo zio Ernesto, che è davvero il personaggio più divertente e scaltro della storia nonostante sia zeppo di fobie, la nonna muta, il gatto che vuole suicidarsi. Senza contare il vicino di casa che ovviamente i cazzi suoi non sa neanche cosa siano e i compagni di scuola che a fare gli amici non sono mica tanto bravi.
non ho resistito, dovevo metterla ^_^

Proprio questo gruppo di personaggi è la forza di una storia di crescita, di cambiamenti che fanno paura, di prime infatuazioni, ma anche di tanta ironia che (eh sì, lo ammetto) si sposa benissimo coi disegni, caratteristici e azzeccati che sottolineano l'essere sopra le righe e forse anche il cinismo di alcuni dei protagonisti. Una piacevole sorpresa.

L'edizione è molto bella della Bao Publishing, cartonato di 137 pagine 17x24 a 18€ (ahi!), unica pecca è che manca la trama sul volume, c'è solo la frasetta "Una storia di piccoli drammi, pensioni di reversibilità, pessimi vicini, primi appuntamenti e prestanome sentimentali" messa anche come unica descrizione su Amazon e ibs che non invoglia all'acquisto come dovrebbe...

Un'opera che mi ha colpito in maniera positiva e che mi sento di consigliare a ragazzi e adulti, perché a seconda dell'età del lettore credo si possano trovare cose diverse che sappiano strapparci un sorriso. Un'opera rassicurante.

mercoledì 3 maggio 2017

La strana indagine di Thomas Winslow

di Giacomo Festi


"Sparare ti pone alla giusta distanza dall'obiettivo, una distanza di sicurezza per l'incolumità della tua anima." [Thomas Winslow]



Di primo acchito la combinazione titolo-copertina-sinossi mi sono apparse subito azzeccate e hanno avuto la meglio sul mio essere restio dal giovane-autore-italiano-che-pubblica-per-piccole-case-editrici, categoria tra l'altro della quale faccio parte anch'io...

La storia (copio e incollo la sinossi ufficiale, un po' lunga ma esaustiva). Thomas Winslow è un uomo in fuga. Ma non fugge come una persona normale, egli segue il suo metodo. Scappa di storia in storia, spostandosi di storia in storia quando avviene il climax del racconto e attraversando tutti i generi narrativi. Non sa perché fugge, sa solo che deve scappare. La fuga gli ha annebbiato il cervello ma gli ha lasciato quella basilare informazione. Finché un giorno viene catturato dagli uomini grigi che lo portano dal loro capo, tal Ghilligan, il quale gli rivela che lui altro non è che un personaggio di una storia, dalla quale è fuggito, che giace in stallo in attesa del suo reinserimento. Così viene riportato all'interno della sua storia originale, nella quale è un detective degli anni trenta che deve investigare su un misterioso omicidio... ma l'indagine sarà più profonda di quanto possa aspettarsi. L'indagine più spaventosa e atipica di tutte. Quella dentro se stesso. Un libro che gioca con le citazioni, che omaggia un genere, e nel farlo cerca di rendere giustizia a tutti gli altri. Perché non c'è nulla di più importante al mondo di una storia, qualunque essa sia.

La strana indagine di Thomas Winslow è quel che viene definito un metaromanzo, un romanzo nel romanzo, un'opera che si nutre di se stessa e si rivolge al lettore che è complice e consapevole che tutti nella storia recitano una parte (ma che non è esente da porsi domande): tutti recitano una parte, sì, ma quale? E il fantomatico “libero arbitrio”? Cosa ci sarà mai sotto? Chi è il burattino e chi il burattinaio? Dubbi che invogliano alla lettura, segno che la narrazione funziona.

Abbiamo due stili ben distinti in questo libro, l'inizio e il finale da una parte, la parte centrale dell'altra. L'inizio, in vengono gettate le basi con pochissimi dialoghi, molto descrittiva e introspettiva. Forse questa è una cosa ben voluta e caratteristica, ma al contempo risulta un po' dura da digerire per i miei gusti, nonostante questo le vicende mi abbiano fatto venire in mente le tipiche storie di Neil Gaiman, che poi a dirla tutta sono un campo minato, non è mai semplice mettere giù qualcosa di fantasioso e renderlo plausibile. La parte centrale del romanzo invece è un vero e proprio poliziesco hard-boiled nello stile di Raymond Chandler, con dialoghi taglienti e spassosi e personaggi duri come piacciono a me. La storia sta in piedi, l'indagine poliziesca ambientata negli anni trenta fila che è un piacere, un po' mi spiace sia incastrata in qualcosa di più grande e complesso, ma è anche questo che dà qualcosa in più al romanzo anche se potrebbe non essere apprezzato da chi non è avvezzo a storie che osano scavalcare i confini rigidi dei generi.

La scrittura di Giacomo Festi è sapiente, ricca di citazioni e mai pomposa, che rende al meglio nelle battaglie dialettiche tra i personaggi e nei passaggi veloci ricchi di ritmo.

L'edizione è ben curata, un brossurato da più di 300 pagine con carta bianca e prezzo (10€) molto competitivo, è il primo libro della duetredue edizioni che leggo e l'impressione è molto buona.

Il punto debole del romanzo è forse l'inizio, risulta spiazzante per il lettore seguire il protagonista di storia in storia senza capirne subito il senso, vale comunque la pena portare pazienza per qualche decina di pagine.
Il finale, sebbene un po' troppo dilatato, è molto azzeccato, spiazzante ma che ci sta tutto, mi aspettavo qualcosa alla ShutterIsland (o stando in campo libri a L'isola della paura di Dennis Lehane) e invece la scelta dell'autore di chiudere il cerchio fedele a se stesso l'ho molto apprezzata.

Un romanzo ambizioso, forse imperfetto, ma di sicuro impatto che consiglio.
E confido in un poliziesco dall'inizio alla fine da parte di questo autore prima o poi.

"Non so come fai ad avere questo atteggiamento?"
"Perché so come sono. E tanto mi basta."
"E cioè?"
"Disperato. Non lo siamo tutti in fondo?"
(Thomas & Rourke)


martedì 25 aprile 2017

Il suono del mondo a memoria

di Giacomo Bevilacqua


tutte le immagini © G.Bevilacqua & Bao Publishing
Sfogliando il volume non sono riuscito subito a collegare l'autore a quello che di suo avevo già letto, ovvero le strisce ironiche e leggere di a Panda piace, lo stile, i colori, tutto mi portava altrove. Una volta fatta mente locale mi sono detto "saprà essere una storia seria come pare, oppure è una trovata per sfruttare il nome di un autore che ha un suo seguito già nutrito?".
Andiamo con ordine.


La storia. Sam, un fotografo, decide si passare due mesi nel cuore di New York senza parlare con nessuno al fine di scrivere un articolo. Poco dopo l'inizio della sua avventura sviluppando le proprie foto noterà qualcosa di anomalo...


Vorrei dire di più sulla trama ma ci sono due magistrali colpi di scena che non posso svelare per non rovinare la lettura, due ribaltamenti di prospettiva e di distruzione delle certezze del lettore che elevano l'opera da buona storia che incuriosisce, rilassa e di facile immedesimazione a originalità, che in me genera ammirazione e soddisfazione.



Sì, Bevilacqua si dimostra autore completo non sono maestro di schizzi e ironia ma anche di una storia adulta, crea empatia col lettore, sono stato molto colpito anche perché ne avevo iniziato la lettura con una certa supponenza nel credere "uff, sarà un'opera pretenziosa e snob", alla fine ne sono rimasto deliziato. Un'opera di crescita, introspettiva, il protagonista scava in se stesso e affronta alla fine un passato gravoso per immergersi in un futuro di speranza, la vita va avanti.


Il suono del mondo a memoria è anche un atto d'amore verso la città di New York che però non è mai protagonista o invasiva, ma compagna silenziosa (come il protagonista), una metropoli come incentivo alla solitudine, alla contemplazione.


Graficamente ineccepibile, colori tenui, mai troppo brillanti, mai troppo cupi, una palette piatta che aiuta il ritmo della storia senza distrarre l'attenzione. Un character design dei personaggi al passo coi tempi, forse non troppo originale per i miei gusti, ma immagino sia questo il trend delle produzioni di graphic novel di questo genere.


Il volume Bao Publishing di grande formato, cartonato 19x26 cm, 192 pagine a colori a dei giusti 21€,  appare come un ottimo pezzo per la collezione di un appassionato di fumetti oppure come un regalo azzeccato che vogliamo fare a chi ha un minimo di cervello da saper aprire e leggere qualcosa.


Consigliato e curioso di vedere un'altra opera simile di questo autore.


giovedì 20 aprile 2017

Chrononauts (di Mark Millar & Sean Gordon Murphy)

Sì, lo so, ai viaggi nel tempo non so resistere, che posso farci?

La Variant del #1 americano, non potevo non metterla!

Ci risiamo. Vedo qualcuno leggere una storia che tratta di viaggi nel tempo, noto che è disegnata da uno che ci sa fare alla grande, e sono in trappola: dieci minuti dopo ho già acquistato il volume.

Ammetto che verso lo sceneggiatore  Mark Millar ho sentimenti contrastanti, da una parte ha fatto cose pazzescehe come Kick-Ass, gli Ultimates, Superman: Red Son, dall'altra schifezze immani come Nemesis e ci metto pure in mezzo (per me, non andate via di testa) Wanted. Stavolta la sua voglia di esagerare ci sta tutta, la storia non vuole essere di monito nè di insegnamento a nessuno, la coerenza scientifica non abita qui ma il tono scanzonato e rocambolesco delle vicende spostano la lancetta sull'intrattenimento puro e la cosa funziona. Cazzo se funziona!

La storia. Corbin Quinn e Danny Reilly devono viaggiare nel tempo dopo che il primo ha inventato delle tute in grado di muoversi nello spazio-tempo al fine di filmare lo sbarco di Cristoforo Colombo in America. Appena i due però iniziano la loro avventura decidono di spassarsela infischiandosene di creare eventuali paradossi temporali, scorazzeranno a spasso nel tempo come due cazzoni tra donne, soldi e divertimenti. Non mancheranno di finire nei guai e di venire braccati da quelli che avevano lasciato "nel presente".

Un'escalation di idiozia e citazioni, da quando mostrano le "macchine del tempo" di Ritorno al futuro o de L'uomo che visse nel futuro, dicendo che erano prototipi troppo ingombranti, a quando Danny diventa leader degli Smith cacciando via Morrissey dopo essere divenuto famoso per aver composto le canzoni migliori dei Beatles, scritto decenni prima i romanzi di Harry Potter e inventato negli anni '80 la serie tv di Breaking Bad. E poi vanno a spasso tra le epoche a bordo di una De Tommaso piuttosto che su una DeLorean! Assurdità folli che esaltano il lettore, nel loro passare da Samarcanda nel 1504, alla New York del 1929, alla Betlemme di 2000 anni fa (!), alla Dallas del 1963.

Certo, a essere pignoli alcune cose non funzionano: il presente nonostante i casini che fanno nel passato non cambia e i due protagonisti sono troppo simili tra loro e poco complessi, ma visto il tono della storia la coerenza narrativa e lo spessore dei personaggi passa in secondo piano rispetto al rocambolesco susseguirsi degli eventi e delle trovate geniali.

 
L'edizione Panini comic è come sempre ottima, un cartonato standard 17x26cm da 120 pagine a colori a 16€, magari un po' caro, ma non stiamo parlando di supereroi Marvel ma di un fumetto seppur per tutti non famosissimo.

I disegni di Sean Gordon Murphy sono spettacolari, il suo stile per fortuna non è ancora copiato in massa dai colleghi e risulta riconoscibile e originale, in Chrononauts è al suo top assieme all'eccellente Tokyo Ghost.

Intrattenimento e divertimento puro in un volume consigliato.
 

mercoledì 12 aprile 2017

Your name. [il romanzo]

di Makoto Shinkai


"Your name." è uno di quei fenomeni che possono nascere e prosperare solo in Giappone, film e romanzo usciti quasi in contemporanea, con l'autore del romanzo, Makoto Shinkai che è anche il regista del film, cosa impensabile altrove. Nella postfazione del libro lo stesso Shinkai afferma che non saprebbe dire se è nata prima l'idea del romanzo o del film, che comunque ripercorrono in maniera identica (con i mezzi che i due supporti ben diversi offrono ovviamente) la stessa vicenda.

La sinossi ufficiale (copio e incollo): Mitsuha, una ragazza di provincia, e Taki, giovane di Tokyo, sconosciuti entrambi delusi dalle loro quotidianità, si ritrovano un giorno a vivere in sogno una la vita dell'altro. Lasciandosi dei messaggi per il "risveglio" inizieranno a comunicare e a conoscersi, cercando di capire la loro strana relazione e il legame che li unisce e si rafforza notte dopo notte, sogno dopo sogno, mentre incombe il passaggio di una misteriosa cometa...

Tutto qui? Pensavo, il classico scambio uomo/donna con i siparietti classici del caso? Con il ragazzo di città e la ragazza di campagna, mondi contrapposti e cose del genere. Errore grossolano il mio, ben presto la storia si dimostra ben più profonda e quando gli "scambi/sogni" tra i due protagonisti cessano allora la storia prende veramente il via diventando geniale e coinvolgente. Un colpo davvero inaspettato che porta la vicenda su tutto un altro piano. Ok, ok, non lo spoilero dato che a saperlo io stesso avrei perso un po' il gusto della lettura.

La storia è tosta, struggente a tratti, si finisce per fare il tifo per i protagonisti. Forse per chi non è avvezzo a romanzi giapponesi non sarà semplice capire gli atteggiamenti dei personaggi, molto lontani dalla nostra cultura e non è certo l'opera più consona per affacciarsi al mondo della letteratura del sol levante. Manco a dirlo, la lettura risulta più godibile se non si ha ancora visto il film omonimo.

Lati negativi? Purtroppo sì. Il romanzo è scritto in prima persona e si legge dal punto di vista ora della ragazza Mitsuha, ora da quello del ragazzo Taki, purtroppo in alcune parti i cambi di prospettiva tra i due personaggi avvengono anche due/tre volte per pagina e il lettore ne rimane spiazzato. Non essendoci un cambio di stile di scrittura (corsivo o font diverso dei caratteri) si è costretti a rendersi conto dopo alcune righe che il personaggio narrante è cambiato (grazie al parlare al maschile o al femminile degli stessi) e questo risulta irritante. 

L'edizione. Pubblicato dalla bd nella sua divisione per i manga, ossia la J-Pop il romanzo è di pregevole fattura, un brossurato con sovraccoperta con carta molto bianca all'interno (192pp 14x21cm a 14€), in un'edizione ben curata. Gli standard della divisione J-Pop sono sempre molto alti. Essere pubblicato nella sezione romanzi/light novel giapponesi di questa casa editrice specializzata forse lo relega a un pubblico di nicchia ma ben attivo e attento, lo dimostra il fatto che la traduzione e le proposte di prodotti simili sia addirittura in aumento. Il mio rammarico è che un'opera del genere potrebbe benissimo rivaleggiare con altri romanzi per il grande pubblico bollati come young adult ma di dubbia originalità e qualità. Potrebbe benissimo stare anche nel scaffale relativo alla fantascienza delle librerie, non ci sarebbe niente di male, anzi porterebbe una ventata di novità al genere. Ah no, aspettate, nelle librerie non esistono più le sezioni per la fantascienza. Maledetti.

In definitiva un romanzo consigliato, come consiglio il film (oltre agli altri capolavori di Makoto Shinkai, su tutti 5cm per second e Il giardino delle parole). A breve dovrebbe uscire anche la versione a fumetti in due volumi.
  

giovedì 6 aprile 2017

I Diari della Nuke

"I diari della Nuke" di Claudia Razzoli sono un po' i diari di tutti noi


Ogni tanto ho bisogno di qualcosa di scanzonato, dall'aria irriverente, soft (si può dire?), un fumetto non impegnato che faccia sorridere, che racconti pure cose poco onorevoli in cui ritrovarsi. Ecco, mi sa che ho già detto tutto quello che conta in due righe, mi sono fottuto la menata galattica su questa opera -__-'

Andiamo con ordine, proviamo. "I diari della Nuke"  è in effetti non un proprio un fumetto classico con i discorsi nelle nuvolette tra i personaggi, ma un vero e proprio diario con immagini, scritto come tale, con tanto di date e compagnia bella. Parla della vita di una ragazza Nuke, pseudonimo dell'autrice, alle prese con le rotture della vita: la voglia di scappare di casa, (scappare sì ma dove poi?), con le storie d'amore che vanno in malora, con i sogni di fare il lavoro che vorremmo che sbattono contro le bollette da pagare, con la dieta che non funziona o che meglio funziona ma che ha una data di scadenza e alla scadenza si riguadagna il peso perso con gli interessi, e via così. Tante piccole cose che a viverle sono sempre grandi e drammatiche, cose comuni che capitano a tutti. 

"Ed è vero che gli uomini sono tutti stronzi, tutti uguali. Come lo siamo noi. Succubi delle commedie romantiche e vittime dell'emancipazione femminile." [Nuke 02/03/2012]


La chiave dell'opera però è proprio come sono raccontate, con una ironia a volte grassa, a volte amara, spesso sfacciata, irrispettosa verso chi prende gli obblighi della vita troppo sul serio. Questo mi è piaciuto molto, ovvia al fatto che non c'è magari una trama forte di base a invogliare il proseguo della lettura, mancanza che diventa punto di forza, si può aprire il volume a caso e leggere 5-6 paginette e fare un sorriso, si ha bisogno anche di questo a volte.

L'autrice Claudia "Nuke" Razzoli, Toscana, ha un tratto molto caratteristico, che qui non sfrutta al massimo visto che ci sono molti oggetti, stanze, frammenti di personaggi, con pochissimi volti o persone disegnate, per un'idea più generale QUI il link alla sua pagina Facebook.

Il volume della Shockdom è molto ben curato e con un rapporto qualità/prezzo piuttosto competitivo, un brossurato con alette di 96 pagine 17x24 a colori con una buona carta a 12€, è una casa editrice che voglio approfondire.

Una lettura spassosa, leggera ma non troppo, che consiglio. Io intanto recupero l'altra opera dell'autrice, "Effetto Casimir" per la Rizzoli-Lizard.



lunedì 3 aprile 2017

Avevamo proprio bisogno di una "nuovissima" Wolverine?

La nuovissima Wolverine vol.1 "Le quattro sorelle"

(All-New Wolverine #1,2,3,4,5,6 del 2016)

 

X-23 spacca, c'è poco da dire, un bel personaggio, con un background forse non originalissimo per il mondo dei fumetti ma efficace, rabbia, grinta, irriverenza. Cazzo è il clone di Wolverine, è una bella ragazza (sì, strano, visto che è appunto il clone di Wolverine), ha il fattore rigenerante e le lame pure sui piedi, tutto perfetto mi pare. O no?
Spinti dall'entusiasmo per il film Logan quelli della Marvel hanno ben pensato (o anticipato) di promuoverla a Wolverine ufficiale dopo la morte del suo omonimo mentore.
Laura Kinney è cresciuta, certo è gnocca e con la tutina gialla d'ordinanza sta bene, ma le storie? In questo volume di pregevole fattura (la Panini comics fa sempre ottimi lavori) se la vede alle prese con quattro suoi cloni (sai che novità!) ed è fidanzata con Angelo o Arcangelo, o Warren e compagnia bella di nome, e già qua sale la tristezza. A nulla valgono le comparsate di Wasp, di Doctor Strange o Taskmaster, la storia non decolla e la puzza di "brutta copia" buonista trasuda dalle pagine. Per me è No.

Apriamo una parentesi polemica. X-23 stava bene come X-23, non come Wolverine, ste manie di cambio di sesso degli eroi non mi aggrada per niente, "La potente Thor", ma che cazzo è? E che dire di "Spider-Gwen" che oltre al look più azzeccato degli ultimi dieci anni, qui bisogna dargliene atto, è la sagra del dejà-vu e della prevedibilità. Mossa commerciale per attirare nuovi lettori? Mah, non lo so se funziona proprio così. Come il trasformare protagonisti bianchi in neri al cinema e nel piccolo schermo, la torcia umana nell'ultimo miserabile film dei fantastici quatto, Jimmy Olsen in Supergirl, Wally West in The Flash, salvo Mike Morales, nato in Ultimate Comics Spider-man perché ha un senso, ma tutti gli altri? E non è questione di essere maschilisti o razzisti, voglio personaggi nuovi e tosti ma non mi piacciono reinterpretazioni che scimmiottano le versioni classiche senza manco avvicinarsi al carisma degli originali.

Per quel che mi riguarda volete leggere fumetti di X-23? Recuperate le robe vecchie:

X-23 Innocenza perduta. [serie limitata X-23 innocence lost #1-6 del 2005] reperibile in Italia nel volume Marvel bestseller n.28 della Panini a soli 6€, piacevole e serio, adulto, consigliato.

X-23 Bersaglio X [serie limitata X-23 Target X #1-6 del 2007] in Italia prima del 100% Marvel omonimo e poi in Marvel bestseller (serie top per rapporto qualità/prezzo) n.15 6,50€ seguito diretto del precedente con in più i disegni di Mike Choi, davvero azzeccati.

X-23 vol.2 [serie regolare #1-21 dal 2010 al 2012] purtroppo non ancora raccolta in volume e reperibile solo negli spillati di Wolverine.

In definitiva da questa "Nuovissima Wolverine" sono rimasto deluso, abituato a storie più crude e adulte la ho trovata troppo mainstream e banale, con un personaggio regredito e appiattito nel carisma e nella personalità. Sono anche molto scettico sulle possibili evoluzioni future di questa nuova Laura Kinney.


venerdì 24 marzo 2017

Glenn Cooper fa il Dan Brown

"Il segno della croce" di Glenn Cooper


Non  ho mai nascosto di apprezzare molto lo stile e le tematiche di Glenn Cooper, uno scrittore statunitense che a mio avviso è maestro nel documentarsi e nell'amalgamare con i risultati delle sue ricerche ottime intuizioni narrative, storie accattivanti e personaggi ben caratterizzati. Tuttavia l'impressione che gli manchi sempre qualcosa per passare da "buon scrittore" a "fottuto genio" rimane anche stavolta, il passo non è stato ancora compiuto. Temi a me congeniali e grande abilità nello scrivere sono sufficienti comunque a farmelo sempre leggere con molto piacere.

La storia. Cal Donovan, dovente di Harvard e scrittore si ritrova in Italia a indagare per conto della santa sede sulle presunte stigmate ricevute dal sacerdote Giovanni Bernardino. Si troverà ad avere a che fare con un gruppo di neonazisti sulle tracce di reliquie di Cristo come la lancia di Longino o i sacri chiodi della crocifissione di Gesù. 

Azione e storia, religione e nazismo si fondono in una vicenda incalzante e avvincente. "Il segno della croce" è un buon thriller, il suo punto di forza (e la sua debolezza) è l'essere troppo sullo stile di Dan Brown, deve molto a "Il codice da Vinci" o "Angeli e demoni", tematiche simili senza contare l'ambientazione italiana, il protagonista poi, è un Robert Langdon un po' più donnaiolo e amante dell'alcol ma ci siamo come linee guida. Chi ha amato le avventure di Dan Brown apprezzerà senz'ombra di dubbio anche quest'opera. Forse il finale è un po' semplicistico e artificioso, ma non ci metterei la mano sul fuoco, spesso sono io troppo delicatino e avvezzo a certe storie e pretendo sempre una trovata originale o a effetto.
Lodevole la descrizione dei luoghi e dei personaggi italiani che non sono le solite macchiette filtrate dagli occhi americani (mi viene in mente il fastidio provato a leggere "Il battito del sangue" di Tess Gerritsen, con una Venezia irriconoscibile da Napoli e zeppa di stereotipi poco onorevoli), Glenn Cooper è un grande conoscitore, e amante, dell'Italia e lo dimostra.

Sebbene nella mia classifica personale riguardante Glenn Cooper "Il segno della croce" venga dopo la trilogia della "Biblioteca dei morti" (che consiglio senza remore), l'ho trovata una lettura piacevole e divertente, ben lontana dall'accozzaglia di ovvietà e noia che si era dimostrato il suo ultimo romanzo autonomo "Il calice della vita". Consigliato.

Dello stesso autore consiglio anche:
 
 

mercoledì 5 ottobre 2016

Ritorno (al futuro) a Hogwarts

Harry Potter e la maledizione dell'erede

Potevamo avere un ottavo libro della saga, non ci siamo andati molto lontani però...


"L'amore acceca. Non abbiamo voluto dare ai nostri figli quello di cui avevano bisogno loro, ma quello di cui avevamo bisogno noi. Siamo stati così occupati a riscrivere il nostro passato che abbiamo rovinato il loro presente."
[Harry Potter]
Quando si vuole dare un seguito a una saga pressoché perfetta come quella di Harry Potter (di cui sono grande fan, e me ne sbatto di quello che pensano gli altri, un capolavoro è un capolavoro), sono molto scettico. Scettico perché non è un seguito vero e proprio, né un prequel, manco per sogno uno spin-off, cioè è un seguito ma come saprete tutti (e se non lo sapete datevi una svegliata piuttosto che lamentarvi dopo) non è un romanzo. Scettico perché una sceneggiatura di un'opera teatrale non è la mia lettura ideale, forse va bene per qualche ritardato che trova noiose le parti descrittive, ma per me racconti e romanzi ne hanno bisogno, di una sceneggiatura teatrale tutta dialoghi (che non sia di Shakespeare) che me ne faccio?
Inutile dire che la scimmia mi è salita alla svelta e ho preso subito, lo stesso, il libro.
Appena iniziato ho avuto per le prime 80/100 pagine una sensazione strana, come quando fai una cena di classe con i compagni delle superiori: sono le stesse persone che conoscevi, eppure sono tutte diverse, non necessariamente più adulte, ma che fingono di esserlo. Harry, Ron no perché l'hanno fatto sembrare ancora più scemo, una macchietta ombra di se stesso, Hermione, Ginny, appaiono tutti un po' diversi da come li ricordavo e la sensazione non è il massimo.
Una volta proseguita con la lettura però tutto è andato al proprio posto, la storia ha preso il via, le sensazioni nostalgiche sono sparite e dal mondo dei babbani mi sono ritrovato come anni fa a Hogwarts. 

I protagonisti (per modo di dire, perché è una vicenda corale) sono Albus Severus Potter, figlio d'arte, e Scorpius Malfoy (figlio del biondo ossigenato ovviamente) che è ben più sveglio e simpatico del suo amico Albus. La storia gira loro attorno e alla loro "missione" di tornare indietro nel tempo con una gira-tempo e salvare Cedric Diggory morto durante il torneo Tremaghi. Da qui, in perfetto stile "Ritorno al futuro" una avventura ai limiti del paradosso a spasso nel tempo, con il susseguirsi di casini sempre più grandi.
Non posso negare che la storia prende, prende e, anche grazie ai personaggi storici, non ti molla fino alla fine.

Il mio giudizio è senz'ombra di dubbio positivo, anche se mi resta l'idea di un'occasione mancata, con una storia del genere ne sarebbe uscito un capolavoro di romanzo di cinque, seicento pagine piuttosto che 350 paginette di soli dialoghi Purtroppo alla Rowling non servono soldi e si sollazza con quelle cazzatine noiose e mal riuscite come "Il richiamo del cuculo", "Il baco da seta", e compagnia bella quando potrebbe sfornare un bel prequel con protagonisti come il giovane Sirius Black o il migliore di tutti, l'inarrivabile professor Piton.

Resta il fatto che è pur sempre Harry Potter e bisogna leggerlo.

"Prendo ordini da Hermione Granger. E mi pace anche abbastanza." [Draco Malfoy] 

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martedì 20 settembre 2016

Da quassù la terra è bellissima

Da quassù la terra è bellissima  - Toni Bruno

Viaggiare nello spazio per andare dentro se stessi


Senz'ombra di dubbio il titolo più forte degli ultimi mesi della Bao Publishing è proprio questo, oltre 200 pagine di qualità indiscutibile per un cartonato di grande formato di indubbio valore.

L'autore, Toni Bruno, di origini catanesi, non lo conoscevo  ma dalle note biografiche a fine volume non è certo alle prime armi. I disegni del resto non lasciano adito a dubbi, un tratto molto sicuro ed espressivo, uno stile che rimanda a tante cose ma che non mi riporta alla mente niente in particolare e questo è decisamente un segno più che positivo sul lavoro fatto. Ottima pure la colorazione e le scelte cromatiche (molto ben resi la Russia innevata o la scelta delle  tonalità rossastre per le parti delle riunioni nei bunker).

Akim Smirnov, eroe sovietico che è andato nello spazio di trova una volta prossimo a un nuovo viaggio nello spazio a non riuscire ad affrontare la cosa, un blocco psicologico lo frena. Verrà chiamato Frank Jones, psicologo americano e abbastanza cazzone a prima vista, per curare l'astronauta russo.

Interessante la contrapposizione delle due culture, superficialmente agli antipodi, quella sovietica e quella statunitense, anche se a livello umano non così diverse poi. La guerra fredda nel volume sembra un po' meno fredda e un po' meno guerra, come la semplicità con cui un americano viene chiamato a lavorare in Russia in quei tempi, abbastanza poco plausibile. Quelle che a me paiono ingenuità però immagino siano volute e studiate per una scelta narrativa specifica e funzionale, senza della quale la vicenda non sussisterebbe.
© Toni Bruno & Bao Publishing

I due protagonisti infatti, sebbene diversi e con background che hanno poco in comune l'uno con l'altro compiono un percorso di autocoscienza che li porterà entrambi ad affrontare i propri demoni del passato per riuscire ad andare avanti. Ne usciranno più forti e la diffidenza iniziale lascerà il posto a rispetto, fiducia e anche amicizia, Il viaggio infatti non è al di fuori dell'atmosfera terrestre bensì all'interno dell'animo umano. Un viaggio tortuoso di cui il lettore non si rende conto subito ma che una volta capito porta il livello della lettura su un piano molto più elevato. L'aspetto psicologico è reso benissimo, silenzi esplicativi, tavole che trasmettono il disagio e i problemi dei protagonisti. Una lettura adulta, ma non per questo noiosa o pesante, anzi, ottimamente dosata. Ammetto che da buon amante della fantascienza mi aspettavo qualche parte ambientata nello spazio, l'avrei gradita davvero, per un piacere personale, ma non perché questo avrebbe dato qualcosa in più alla storia. Poi c'è da dire che ci sono talmente pochi fumetti ambientati nella vecchia, e ai miei occhi affascinante, CCCP che questo è stato un valore aggiunto che non posso sottovalutare.

Un'opera atipica e per quanto ne so unica nel panorama fumettistico italiano, una lettura che non lascia indifferenti e che parla di temi seri con la leggerezza che solo gli ottimi narratori sanno fare.


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lunedì 5 settembre 2016

Paper Girls. Stranger Things su carta? Non solo.

Paper Girls 1 - di Brian K. Vaughan & Cfiff Chang

Anni '80 tra citazioni e mistero.


"Paper Girls" 1 (il volume dalla Bao Publishing raccoglie i primi cinque spillati originariamente pubblicati dalla Image) capita al momento giusto e tocca argomenti a me cari. Ho da poco finito di vedere la serie Netflix "Stranger Things", magistrale prova che prende il meglio degli anni '80 e lo miscela perfettamente a uso e consumo degli spettatori contemporanei nostalgici ma non sprovveduti, capaci di cogliere una citazione e un ammiccamento. 

"Paper Girls" è ambientato nel 1988, le quattro protagoniste dodicenni mentre consegnano i giornali si trovano a contatto con una realtà assurda: gente che sparisce, presunti alieni, viaggiatori nel tempo. Il tutto contestualizzato in quel periodo storico: strascichi di guerra fredda, primi videogiochi, vita di provincia americana, temi classici che fanno da contorno a tante pellicole del tempo, cito I Goonies su tutti ma anche Explorers. Le ragazze (quattro come i protagonisti di Stand by me, quattro come i ragazzini di Stranger Things, e come quet'ultimi armate di walkie-talkie) hanno a che fare con gli immancabili bulletti di quartiere e vivono situazioni familiari eterogenee e spesso conflittuali molto alla Breakfast Club, giusto per citare un'altra pietra miliare degli anni ottanta che mi è venuta in mente. Una storia con ritmi non troppo serrati che alla fine del volume ci lascia molto curiosi per il proseguo, che ha ancora molto da dire.

Brian K. Vaughan colpisce ancora una volta il bersaglio, autore di  Y l'ultimo uomo, Saga, soprattutto di Runaways, serie con la quale ha già ben affrontato i temi adolescenziali dimostrando di saperla molto lunga. Al passo coi tempi la scelta di avere eroine femminili ma ha semplicemente trasformato i protagonisti classici in ragazze con la loro sensibilità e la loro fragilità. Non è incappato nell'errore grossolano di tutte le opere recenti (dalla carta stampata al cinema) di mascolinizzare comportamenti e sopprimere il lato migliore dell'essere donne con la loro umanità, per fornire al pubblico eroine forti e fredde come la Katniss di Hunger Games o le protagoniste di Divergent e cloni vari. Vaughan ci delinea degli ottimi personaggi, ho apprezzato soprattutto Mac, quella con la cicca in bocca.


Ai disegni Cliff Chang (Wonder Woman) è perfetto per questa storia, un tratto veloce e stilizzato senza fronzoli o virtuosismi che avrebbe dato troppa contemporaneità a una vicenda che dev'essere per forza un po' vintage. I colori riempitivi inoltre di Matt Wilson (sempre snobbati dai crediti in copertina come fosse un lavoro minore) esaltano il tratto di Chang conferendo un'atmosfera davvero azzeccata a livello cromatico.

Un paio di appunti? Sì dai, le ragazze non sembrano affatto dodicenni, quindici o sedici per come agiscono e parlano sarebbero stati più plausibili. Il parlato, il linguaggio delle ragazze, non so se anche in originale o solo nella nostra traduzione, sono poco anni ottanta o almeno questa è stata l'impressione che mi è rimasta.
Il volume della Bao è ottimo, cartonato e di ottima fattura come sempre, 18€ non sono pochi ma con l'attuale sconto del 25% è un acquisto d'obbligo e sperate che il secondo arrivi presto.

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