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venerdì 9 giugno 2017

Everyman - Philip Roth

La vecchiaia non è una battaglia: la vecchiaia è un massacro


"Ma la cosa più straziante è sempre la normalità, il constatare ancora una volta che la realtà della morte schiaccia ogni cosa" [Philip Roth]

Mi sa che definirlo il libro più deprimente che abbia mai letto è riduttivo.
Di primo acchito mi ha attirato per la copertina, completamente nera, nella sua prima edizione italiana come in quella originale, ho pensato subito che fosse una mossa azzardata ma più figa che mai. Col senno di poi la trovo l'altra faccia della medaglia de "Il giovane Holden", che aveva la copertina completamente bianca e che faceva della giovinezza e della leggerezza nell'affrontare il domani il suo dogma.

"Devi prendere le cose come vengono. Tener duro e prendere le cose come vengono. Non c'è altro sistema."

Everyman è l'esatto contrario, una lunga, estenuante, agonia di un uomo verso la morte, il viaggio di una vita scandito da malattie, errori e amori,  tappe il cui arrivo è quello di tutti gli uomini, un cappottino di legno sotto un metro e mezzo di terra. Everyman è il suono dell'inevitabilità, della pochezza umana diretta verso l'oblio. Non a caso il romanzo si apre con il funerale del protagonista, giusto per far capire al lettore subito che non c'è finale, ovvero che il finale si sa già, ed è il finale di tutti. Di tutti gli uomini come dice il titolo. Toglie il dubbio e lascia il viaggio, la vita come unica cosa su cui concentrarsi. Neanche il nome si sa del protagonista, ma non ce ne rendiamo neanche conto durante la lettura. Di Roth avevo letto solo Il seno, che poco svelava delle capacità di narratore di questo autore che merita davvero molto, qui in 120 pagine che sembrano tante di più non si riesce a non provare empatia per un protagonista mediocre che, nella sua umanità, compie sbagli grossolani e lotta contro la solitudine come molti di noi potrebbero fare. Una storia talmente e intimistica che può risultare disturbante per alcuni ma che io ho trovato toccante e mi ha molto colpito.

"Se riuscirò a scrivere questi ricordi, avrò detto alla gente chi sono. Se riuscirò a scriverli, morirò col sorriso sulle labbra."

La cosa importante è la ricerca del sentirsi vivi e meno soli, finché si flirta tutta l'esistenza con quella che sarà la nostra ultima amante: la morte.

"Voltati indietro ed espia le colpe che puoi espiare, e con quello che ti resta tira avanti meglio che puoi."

venerdì 24 marzo 2017

Glenn Cooper fa il Dan Brown

"Il segno della croce" di Glenn Cooper


Non  ho mai nascosto di apprezzare molto lo stile e le tematiche di Glenn Cooper, uno scrittore statunitense che a mio avviso è maestro nel documentarsi e nell'amalgamare con i risultati delle sue ricerche ottime intuizioni narrative, storie accattivanti e personaggi ben caratterizzati. Tuttavia l'impressione che gli manchi sempre qualcosa per passare da "buon scrittore" a "fottuto genio" rimane anche stavolta, il passo non è stato ancora compiuto. Temi a me congeniali e grande abilità nello scrivere sono sufficienti comunque a farmelo sempre leggere con molto piacere.

La storia. Cal Donovan, dovente di Harvard e scrittore si ritrova in Italia a indagare per conto della santa sede sulle presunte stigmate ricevute dal sacerdote Giovanni Bernardino. Si troverà ad avere a che fare con un gruppo di neonazisti sulle tracce di reliquie di Cristo come la lancia di Longino o i sacri chiodi della crocifissione di Gesù. 

Azione e storia, religione e nazismo si fondono in una vicenda incalzante e avvincente. "Il segno della croce" è un buon thriller, il suo punto di forza (e la sua debolezza) è l'essere troppo sullo stile di Dan Brown, deve molto a "Il codice da Vinci" o "Angeli e demoni", tematiche simili senza contare l'ambientazione italiana, il protagonista poi, è un Robert Langdon un po' più donnaiolo e amante dell'alcol ma ci siamo come linee guida. Chi ha amato le avventure di Dan Brown apprezzerà senz'ombra di dubbio anche quest'opera. Forse il finale è un po' semplicistico e artificioso, ma non ci metterei la mano sul fuoco, spesso sono io troppo delicatino e avvezzo a certe storie e pretendo sempre una trovata originale o a effetto.
Lodevole la descrizione dei luoghi e dei personaggi italiani che non sono le solite macchiette filtrate dagli occhi americani (mi viene in mente il fastidio provato a leggere "Il battito del sangue" di Tess Gerritsen, con una Venezia irriconoscibile da Napoli e zeppa di stereotipi poco onorevoli), Glenn Cooper è un grande conoscitore, e amante, dell'Italia e lo dimostra.

Sebbene nella mia classifica personale riguardante Glenn Cooper "Il segno della croce" venga dopo la trilogia della "Biblioteca dei morti" (che consiglio senza remore), l'ho trovata una lettura piacevole e divertente, ben lontana dall'accozzaglia di ovvietà e noia che si era dimostrato il suo ultimo romanzo autonomo "Il calice della vita". Consigliato.

Dello stesso autore consiglio anche:
 
 

giovedì 1 settembre 2016

"Io ti troverò" by Woolrich (Appuntamenti in nero)

Appuntamenti in nero - Cornell Woolrich

Una delle migliori prove del mio autore di noir preferito


"Una vettura con le luci rosse sul tetto, che a lui sembrò un carro venuto dall'inferno, arrivò sul posto e vi caricarono sopra qualcosa"

Ho già parlato di Cornell Woolrich ma voglio rifarlo e lo farò nuovamente in futuro, l'ho snobbato troppo a lungo e me ne sono pentito, ma non è mai troppo tardi per scoprire o riscoprire un autore. E' sempre un piacere rimanere stupiti da una lettura, i romanzi di Woolrich sono così, riescono a darmi qualcosa in più di quello che mi hanno già dato gli altri gialli o noir che ho letto.

"Appuntamenti in nero" è una storia di vendetta nata da un amore spezzato, violato e cancellato nel tempo di un attimo. Johnny e Dorothy si conoscono fin da ragazzi, presto sboccia un sentimento che si consolida e cresce, quando i tempi sono maturi e il matrimonio alle porte una tragica fatalità pone fine  alla vita della ragazza. Per Johnny lo shock è inimmaginabile, il giovane ne è straziato e cercherà di mettere in pratica l'antico occhio per occhio dente per dente, togliendo le donne amate ai colpevoli della dipartita della sua Dorothy.

Una vendetta che il lettore capisce ma che a un certo punto appare così crudele e malata nelle sue forme che quasi disturba, allibisce ma che per certi versi desta anche ammirazione nei mezzi escogitati dal narratore. Le vittime della vendetta sono colpite con tale arguzia e crudeltà, con una freddezza immane che restare indifferenti è impossibile. La redenzione è altrove, Cornell Woolrich con la sua scrittura sempre attuale (il romanzo è del 1948 ma stile e ritmi non hanno niente da invidiare alle opere contemporanee), dipinge la sofferenza e ci porta nelle tenebre dell'animo umano con grande maestria.

Una delle sue opere migliori. Da recuperare assolutamente.

Curiosità. Il numero 46 del fumetto "Julia" della Sergio Bonelli Editore,  intitolato "La morte è femmina" (ne parlo QUI) è un omaggio/rivisitazione della storia di "Appuntamenti in nero", ambientata ai giorni nostri e con una protagonista donna a cui hanno ucciso l'uomo che amava, l'albo ripercorre fedelmente le vicende narrate da Woolrich.

"L'uomo, il detective, rimase in silenzio e non cercò di dare risposte. Come può una cosa tanto buona trasformarsi in un tanto cattiva, ecco quello che si chiedeva; come può una cosa così giusta diventare così sbagliata..."

Altre mie recensione di Cornell Woolrich:
Opere dell'autore disponibili in libreria QUI, anche se purtroppo molte sono disponibili solo in ebook. Una ristampa integrale di tutte le sue opere non sarebbe male.



martedì 16 agosto 2016

Joe R. Lansdale è Batman

La lunga strada della vendetta - Joe R. Lansdale

Un romanzo su Batman. Serve aggiungere altro?


"Batman fece un passo avanti. Le ombre si ammassarono ai suoi piedi e attorno al suo viso come un sudario. Il suo mantello volteggiava nella brezza come un brandello vivente di tenebra."
[La lunga strada della vendetta - J.R. Lansdale]
 .
Abbiamo forse il punto d'incontro tra appassionati di fumetti e chi legge solo romanzi e pensa che la nona arte sia sterco? Figuriamoci, le teste di cazzo hanno degli ideali ferrei.
Qui abbiamo soltanto un buon romanzo che ha come protagonista il più tosto dei supereroi, abbiamo solo l'autore contemporaneo più figo che ci sia con uno dei suoi pulp e macabri thriller facendoci vedere da vicino il cavaliere oscuro. Ah, scusate se è poco.

"La lunga strada della vendetta" (250 pp. edizioni BD, romanzo del 1991 ma arrivato da noi nel 2007), ha una storia semplice ma efficace: una Thunderbird nera come il peccato, che sembra uscita dritta dall'inferno, semina morte, distruzione e terrore. Su di essa indaga nientemeno che Batman. Stop, dire altro a cosa serve?

Lansdale (QUI le sue opere disponibili) è forse il mio autore preferito, irriverente e sboccato, re delle metafore ardite. Dopo averlo letto mi viene voglia di mettermi in coda alle poste, aspettare il mio turno e appena lo scortese e incompetente addetto allo sportello dimostra indolenza apostrofarlo con una delle nobili frasi dei libri di Lansdale. Frasi come sberle sul muso. Potete scegliere a caso un'opera dell'autore texano e non ne rimarrete senz'altro delusi, la sua prosa è quanto di meglio possa leggere un essere umano con un po' di sale in zucca.

Come unico difetto abbiamo lo stesso Lansdale che sembra leggermente col freno a mano tirato, forse anche lui in soggezione dall'alter ego di Bruce Wayne, o forse per necessità contrattuali e il terget dell'opera. Le sconcezze sono infatti bandite (ma non l'efferatezza e lo splatter) ma come contropartita incanala tutta la sua capacità di creare ardite similitudini a conferire all'opera un tono epico ed evocativo. Le parti in cui entra in scena Batman sono da brividi, sono quelle che avremo sempre voluto leggere riguardo al pipistrello di Gotham.

Opera memorabile? No, una buona storia, ben narrata, che io sappia è l'unico romanzo di Batman tradotto in italiano, per gli amanti del cavaliere oscuro o di Lansdale è un'opera imprescindibile, per tutti gli altri è soltanto caldamente consigliata.

Una foto pubblicata da Michele Botton (@michele_botton) in data:


Altre mie recensioni su opere di Joe R. Lansdale:
"Prese la forma di una chiazza di notte che si spostava verso la luce. Avvertì il sibilo di un mantello che veniva spostato, poi vide un demone oscuro con le orecchie appuntite. Il demone continuò a muoversi e lei capì che si trattava di un uomo. E improvvisamente seppe chi era."
[La lunga strada della vendetta - J.R. Lansdale]

lunedì 25 luglio 2016

Jeff Sutton: Sparate a vista su John (Connor?) Androki

Sparate a vista su John Androki

Le saghe di Terminator e Ritorno al futuro devono molto a questo romanzo


"John Androki, il finanziere.
John Androki, l'uomo più potente del mondo.
John Androki, il mandante degli assassini.
John Androki, alias Nessuno."                        [Jeff Sutton]

Il titolo italiano è d'impatto anche se l'originale The man who saw tomorrow é, sebbene più anonimo, di sicuro più esaustivo sui contenuti.
Non avevo mai letto Jeff Sutton e sentito solo di rado, questo nel mio immaginario lo poneva in secondo piano nella sterminata vastità di autori di fantascienza da approfondire. Un giorno però, rileggendo la mia saga preferita di Nathan Never (ne parlo QUI) trovo uno dei suoi tre creatori, Antonio Serra, che cita “Sparate a vista su John Androki” come una delle fonti di ispirazione. In netta contrapposizione con gli idioti che affermano che i fumetti rincoglioniscano, a me, quelli buoni almeno, danno parecchi spunti. Un mese dopo avevo tra le mani il vecchio Urania 542 del 1970, uno sciupato volume di 140 paginette, preso su ebay assieme a un po' di scetticismo (si trova anche assieme ad altri due romanzi nel Millemondiestate 1982 sempre di Urania).
La lettura scorre veloce, la narrazione possiamo assimilarla a quella di un Asimov (per fare un esempio relativo alla fantascienza e parecchio famoso), ma ancora più scarno, essenziale, acerbo, eppure efficace. Ad appena un terzo del volume la curiosità aveva preso il sopravvento, come i protagonisti volevo sapere di più su John Androki.
Androki (mai sentito un nome simile? Io no), appare dal nulla, nessun documento, né passato, e nel giro di tre anni, grazie a investimenti talmente perfetti da rasentare la preveggenza diventa l'uomo più ricco e potente del mondo. Il vero protagonista è Bertram Kane, un matematico, con Androki ci scambia solo un paio di parole, però finirà per indagare su di lui in seguito alla morte di vari sui colleghi. Ammetto che prima di rendermi conto che il protagonista non era il tanto sbandierato Androki ci ho messo un po', come Bertram Kane il lettore lo vede da lontano e può solo fare congetture, conosce il futuro? Ha poteri o una macchina per farlo? Da dove viene? E' colpevole e mandante degli omicidi che si susseguono o ne è potenziale vittima anche lui? In poche pagine finiamo in mezzo a un bel casino.
Devo ammettere che arrivato alla fine è tutto chiaro e geniale, anche se il dubbio di qualche possibile paradosso temporale non spiegato mi resta. I viaggi nel tempo sono la mia fissa, si sa, e questo è proprio uno dei capostipiti del genere, soprattutto per la risoluzione e il finale.
Non ho trovato fonti attendibili, nonostante i temi classici dei viaggi nel tempo, visto l'anno di pubblicazione originale, 1968, e le tante similitudini, mi sento di confermare che il film Terminator, sebbene gli sceneggiatori o il regista non lo citino mai, prende spunto a piene mani da “Sparate a vista su John Androki”, così come le idee di base di classiche pellicole di viaggi temporali come Ritorno al futuro e simili.
Purtroppo in America Jeff Sutton è caduto nel dimenticatoio, su una decina di romanzi che ha scritto solo due sono disponibili in inglese, in italiano è ancora peggio, tutte le sue opere sono fuori catalogo (Urania ha altre priorità a quanto pare...), il che è vergognoso. Per chi è interessato fortunatamente per pochi euro si possono trovare usati.
Per quel che mi riguarda recupererò tutte le opere di questo autore.

Altre opere uscite in Italia di Jeff Sutton:
  • Super H sull'America   (Urania 498)
  • Secolo XXIII              (Urania 554)   
  • L'atomo stagnante       (Ed. Nord - Cosmo argento n.3)
  • Alpha Tauri: missione n.92    (Urania 573, Millemondiestate 1982)
  • Mnemoblocco di stato          (Urania 616, Millemondiestate 1982)
  • Immortali tra le stelle    (Rizzoli)


giovedì 21 luglio 2016

Cornell Woolrich, precursore di Kill Bill!

La sposa in nero

Prendi "Colazione da Tiffany" e aggiungi una serial killer


"«Julie, Julie mia.» Le parole seguirono la donna giù per le quattro rampe di scale. Era il sussurro più tenero, il grido più potente che potesse uscire da labbra umane. Non valsero a fermarla, né a farla esitare. Quando Julie uscì nella luce del giorno, il suo viso era di un pallore mortale. E questo fu tutto."    [La sposa in nero - C.Woolrich]

Avete presente le classiche storie di vendetta? A uno gli ammazzano qualcuno e questo fa una strage? Ecco, avevo voglia di di una storia del genere, allora che faccio? Tergiverso riguardando Kill Bill, Lady Snowblood, quindi spulcio un po' in rete, tra le varie fonti di ispirazioni per queste pellicole mi trovo anche "La sposa in nero" di Woolrich (divenuta poi l'omonima pellicola di François Truffault). L'autore se nel privato non ha tutte le rotelle a posto, ha infatti un rapporto morboso con la madre, sulla carta stampata è un vero asso, romanzi di successo e una miriade di racconti, tra cui anche quello che ha ispirato "La finestra sul cortile" di Hichcock. In Italia è arrivato tantissimo di suo tramite i gialli Mondadori ed è considerato uno dei maestri del genere noir.
All'inizio ero scettico, un romanzo del 1940 temevo mi avrebbe dato a noia perché i gialli un po' sentono il tempo che passa, invece la scrittura è di una attualità disarmante e le situazioni talmente estemporanee che non sembrano minimamente ambientate oltre 70 anni fa. Questo è uno dei suoi punti di forza, ma non solo. La storia è semplice: una donna, inafferrabile, trasformista, dannatamente scaltra compie cinque delitti per vendetta. Meno semplice è la struttura del romanzo, i cinque omicidi descritti in ordine cronologico, per ogni delitto tre parti distinte: la prima dove donna sonda il terreno, studia come avvicinarsi alla vittima, la seconda col delitto vero e proprio, sempre diverso, sempre assurdo nella sua genialità e freddezza, e la terza in cui la polizia (e il lettore con essa) brancola nel buio e cercano di venirne a capo.
Leggerò altre cose di Cornell Woolrich? Di sicuro, almeno i romanzi della serie nera: oltre a quello trattato Sipario nero, L' abili nero, L'angelo nero e L'incubo nero.
L'impressione che mi ha lasciato leggendolo? Di grande ammirazione per la sua scrittura moderna, immediata e avvincente; mi sembrava di rivedere "Colazione da Tiffany" in salsa noir con, per protagonista, una serial killer, una sensazione intrigante.


Una foto pubblicata da Michele Botton (@michele_botton) in data:


"La sposa in nero"
di Cornell Woolrich
trad. F. Giannini
Mondadori
201 pagine 

"La sposa in nero" è attualmente fuori catalogo, ma si può trovare a pochi euro usato.
Altre opere di Cornell Woolrich sono invece disponibili (QUI qualche esempio), purtroppo molte solo in ebook, la triste storia delle collane da edicola Mondadori purtroppo

Altre mie recensione di Cornell Woolrich:


mercoledì 13 luglio 2016

Chiusi dentro? Sì, Scalzi.

Chiusi dentro - John Scalzi  (Urania 1632)

L'autore premio Hugo torna con un'ottima storia in bilico tra poliziesco e fantascienza sociale


John Scalzi non è il primo che passa per la strada, stiamo parlando di un premio Hugo (nel 2013 con "Uomini in rosso",godibilissima presa per i fondelli di serie tv classiche sci-fi come Star Trek), nonché uno tra i migliori autori di fantascienza contemporanei. Nel mio personale indice di gradimento è secondo solo al grande Robert J. Sawyer.
Torna purtroppo su Urania, purtroppo perché la famosa collana della Mondadori è croce e delizia della fantascienza italiana, se da un lato l'ha resa popolare portandola nelle edicole e vendendo a suo tempo moltissimo, come effetto collaterale ha svilito la fantascienza a prodotto usa e getta, degno di edicole ma non di librerie, l'ha relegato a genere di secondo piano che "deve costare poco". Riducendolo dopo aver saturato il mercato a genere di nicchia che ora arranca con poche uscite raramente tempestive. Farei un discorso più ampio ma non voglio allontanarmi dal punto focale, ovvero che Scalzi merita non solo che le sue opere passino in libreria ma che siano disponibili sempre e non che passato il mesetto di edicola si trovi solo in ebook o che bisogna sbattersi a ordinare arretrati.
Chiusi dentro (Lock-in in originale, 2014) è un miscuglio tra fantascienza sociale e la detective story più classica, ma che stile ragazzi! Una malattia detta Haden ha reso parte della popolazione mondiale seppur cosciente e lucida, con il corpo completamente paralizzato, incapaci di muoversi e parlare. Queste persone per condurre una vita normale sono costrette a utilizzare o dei robot a cui sono collegati in remoto o delle persone appositamente predisposte dette integratori, che noleggiano loro il proprio corpo. Chris Shane (un Haden) recluta dell'FBI assieme alla collega Leslie Vann (una ex-integratore) si trovano a indagare su un misterioso omicidio sullo sfondo di rivolte popolari riguardanti i diritti dei malati di Haden.
La scrittura di scalzi è una bomba, invidiabile e spassosa, tantissimi dialoghi ci accompagnano rendono la lettura talmente gradevole che il romanzo si divora alla svelta senza quasi accorgersene. Una storia che va in crescendo davvero consigliata di un maestro della fantascienza.
(Ah sono in progetto anche un seguito e una serie tv tratta da questo romanzo)


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Una foto pubblicata da Michele Botton (@michele_botton) in data:

Dello stesso autore:  Uomini in rosso (ci sarebbero anche Morire per vivere, Le brigate fantasma e L'ultima colonia, purtroppo finché la casa editrice Gargoyle non li ristampa non sono disponibili)

Se vi sono piaciute le tematiche trattate consiglio anche il romanzo Rollback di Robert J. Sawyer o il manga Eden: it's an endless world! di Hiroki Endo, ammetto che per certe intuizioni mi ha ricordato anche uno dei miei film preferiti ovvero Strange Days di Kathryn Bigelow.

mercoledì 6 luglio 2016

Jack Ritchie, d'estate qualche delitto ci vuole!

E' ricca, la sposo e l'ammazzo / Il caro prezzo della privacy

Il mago dei racconti brevi con finale a sorpresa


"Non c’è romanzo che non si possa migliorare trasformandolo in un racconto breve" [J. Ritchie]
 
Jack Ritchie non l'avevo mai sentito nominare fino a un mese fa, non ha neanche una pagina italiana su wikipedia perché vi facciate un'idea su quanti se lo filano. L'ho trovato citato su un albo di Julia e ho fatto qualche ricerca, ne è saltato fuori che è un autore di noir e gialli specializzato in racconti brevi e maestro della peripeteia, ovvero il colpo di scena, spesso finale, che ci fa vedere tutta la vicenda sotto un'ottica completamente diversa da quella che l'autore ci aveva fatto immaginare. Ha lavorato pure a stretto contatto con Hichcock che dai suoi racconti ha tratto anche diversi episodi di Alfred Hichkock presenta.
Incuriosito mi sono procurato "E' ricca, la sposo e l'ammazzo", raccoltina di 12 storie veloci veloci pubblicata dalla Marcos y Marcos e devo ammettere che tutte le storie mi hanno lasciato spiazzato e piacevolmente colpito. Nonostante sia avvezzo a narrazioni del genere solo in un caso su dodici sono riuscito a indovinarne il finale. Immagino che gli intellettualoidi che sono in giro credano che il racconto sia un genere letterario minore, roba da pivelli, altro che i romanzi, ben più nobili fratelli maggiori. Beh è come paragonare in atletica una maratona ai 100 o 200 metri, due mondi del tutto differenti. Sembra facile creare una storia priva di fronzoli, con pochi personaggi, tempi e ambienti limitati, che attiri l'attenzione del lettore in 10/15 pagine? No. Mettici pure un finale a sorpresa che lasci di stucco (è un barbatrucco) il lettore e hai Jack Ritchie. Ecco.
Per quel che mi riguarda penso proprio siano le storie ideali da leggere quando si ha un quarto d'ora libero e non si vuole cimentarsi con cose troppo complicate, questi racconti ti prendono e ti lasciano con una velocità paragonabile solo a quella di una morosetta volubile. Appena conclusa la lettura di "E' ricca, la sposo e l'ammazzo" le ho subito dato seguito con "Il caro prezzo della privacy", altra raccolta dello stesso autore con altri nove racconti perfettamente in linea coi precedenti. Io di sicuro recupererò anche le altre raccolte di Jack Ritchie perché è stata tra le letture più sorprendenti che mi sono capitate sottomano quest'anno. 

Una foto pubblicata da Michele Botton (@michele_botton) in data:


di Jack Ritchie
trad. Sandro Ossola
Marcos y Marcos
211 pagine
di Jack Ritchie
trad. T.Moroni/S.Radaelli
Marcos y Marcos
157 pagine
  



lunedì 27 giugno 2016

Quella volta che King salvò Kennedy

22/11/'63

C'è molto più che il solo James Franco


“Non sappiamo mai su quali vite influiremo, o quando, o perché. Non finché il futuro divora il presente, almeno. Veniamo a saperlo quando è troppo tardi.”  [22/11/'63 - S. King]

Dopo il passaggio su Fox della miniserie tv è tornato alla ribalta il romanzo "22/11/'63" del 2011 del buon vecchio Stephen King con conseguente rilancio in libreria con copertina rivisitata. Del resto una serie tv decuplica le vendite, basta pensare al Trono di spade, quanti hanno preso i bei mattoni di George R.R. Martin spinti dall'idea delle tette di Daenerys e si sono trovati alle prese con una narrazione ostica, complessa e difficile da digerire anche per i più avvezzi al fantasy incasinato? Molti.
Sta di fatto che la serie è fatta molto bene, è godibile e adatta bene il romanzo alle necessità televisive, checché se ne dica, dalla carta allo schermo la troppa fedeltà può essere deleteria. James Franco è davvero un gran figo (e pure un bravo attore!), uno dei pochi che col suo stile e il suo sorriso disarmante piace in maniera trasversale sia al pubblico maschile che femminile. Tuttavia la serie tv non mostra che la punta dell'iceberg di quello creato da King.
La storia è semplice e risaputa, Jake Epping dai giorni nostri torna alla fine degli anni '50 per sventare l'assassinio di J.F. Kennedy, King non è il primo a raccontarla (ricordo con piacere "Seppelliamo re John"  del 1973 di Pierfrancesco Prosperi), ma è senz'ombra di dubbio il migliore. Se Stephen King rende al meglio quando crea un romanzo corale, raccontando le vicende di un paese intero con tantissimi personaggi (Cose preziose o The dome) qui modifica un po' il tiro: tutto è incentrato sul protagonista ma crea un affresco storico di immane coerenza, con una meticolosa verosimiglianza e una potenza narrativa che non ci fa vedere com'era la fine degli anni cinquanta in America, ci porta direttamente lì. Di rado inoltre, anche per le opere del re, ci siamo trovati così a fianco del protagonista a vivere la storia, Jake Epping è un uomo dei giorni nostri in un tempo che non è il suo, che vede le vicende con gli occhi di un nostro coetaneo, per il lettore non immedesimarsi con lui è quasi impossibile. E' questo il valore aggiunto del romanzo.
Non siamo di fronte, si badi, a un Ritorno al futuro, sebbene di primo acchito a leggere la trama si può incappare in questo errore, la storia è adulta, concitata, a volte crudele, ma mai banale.
Ora, l'autore è uno dei miei preferiti, trovo l'omicidio di JFK tra i fatti storici dello scorso secolo di maggiore interesse, ho la fissa delle storie con  viaggi nel tempo (si chiama anche fantascienza ma non ditelo troppo forte, è da sfigati, anche il tanto famoso Hunger Games è fantascienza ma per non affibbiargli tale nomea hanno puntano sul sottogenere distopico), tutto questo falsa il mio giudizio? Non lo so e me ne frego. 22/11/'63 è uno dei migliori romanzi di Stephen King e tanto mi basta.

Per acquistare subito "22/11'63" clicca su questo pulsante →

Una foto pubblicata da Michele Botton (@michele_botton) in data:



"22/11/'63"
di Stephen King
trad. Wu Ming 1
2011 - Sperling & Kupfer
767 pagine
€23,90 (cartonato)/€15 (ver.Pickwick)


“Quando tutto il resto fallisce, 
lascia perdere e vai in biblioteca.”
                      [22/11/'63 - S. King]