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venerdì 9 giugno 2017

Everyman - Philip Roth

La vecchiaia non è una battaglia: la vecchiaia è un massacro


"Ma la cosa più straziante è sempre la normalità, il constatare ancora una volta che la realtà della morte schiaccia ogni cosa" [Philip Roth]

Mi sa che definirlo il libro più deprimente che abbia mai letto è riduttivo.
Di primo acchito mi ha attirato per la copertina, completamente nera, nella sua prima edizione italiana come in quella originale, ho pensato subito che fosse una mossa azzardata ma più figa che mai. Col senno di poi la trovo l'altra faccia della medaglia de "Il giovane Holden", che aveva la copertina completamente bianca e che faceva della giovinezza e della leggerezza nell'affrontare il domani il suo dogma.

"Devi prendere le cose come vengono. Tener duro e prendere le cose come vengono. Non c'è altro sistema."

Everyman è l'esatto contrario, una lunga, estenuante, agonia di un uomo verso la morte, il viaggio di una vita scandito da malattie, errori e amori,  tappe il cui arrivo è quello di tutti gli uomini, un cappottino di legno sotto un metro e mezzo di terra. Everyman è il suono dell'inevitabilità, della pochezza umana diretta verso l'oblio. Non a caso il romanzo si apre con il funerale del protagonista, giusto per far capire al lettore subito che non c'è finale, ovvero che il finale si sa già, ed è il finale di tutti. Di tutti gli uomini come dice il titolo. Toglie il dubbio e lascia il viaggio, la vita come unica cosa su cui concentrarsi. Neanche il nome si sa del protagonista, ma non ce ne rendiamo neanche conto durante la lettura. Di Roth avevo letto solo Il seno, che poco svelava delle capacità di narratore di questo autore che merita davvero molto, qui in 120 pagine che sembrano tante di più non si riesce a non provare empatia per un protagonista mediocre che, nella sua umanità, compie sbagli grossolani e lotta contro la solitudine come molti di noi potrebbero fare. Una storia talmente e intimistica che può risultare disturbante per alcuni ma che io ho trovato toccante e mi ha molto colpito.

"Se riuscirò a scrivere questi ricordi, avrò detto alla gente chi sono. Se riuscirò a scriverli, morirò col sorriso sulle labbra."

La cosa importante è la ricerca del sentirsi vivi e meno soli, finché si flirta tutta l'esistenza con quella che sarà la nostra ultima amante: la morte.

"Voltati indietro ed espia le colpe che puoi espiare, e con quello che ti resta tira avanti meglio che puoi."

mercoledì 3 maggio 2017

La strana indagine di Thomas Winslow

di Giacomo Festi


"Sparare ti pone alla giusta distanza dall'obiettivo, una distanza di sicurezza per l'incolumità della tua anima." [Thomas Winslow]



Di primo acchito la combinazione titolo-copertina-sinossi mi sono apparse subito azzeccate e hanno avuto la meglio sul mio essere restio dal giovane-autore-italiano-che-pubblica-per-piccole-case-editrici, categoria tra l'altro della quale faccio parte anch'io...

La storia (copio e incollo la sinossi ufficiale, un po' lunga ma esaustiva). Thomas Winslow è un uomo in fuga. Ma non fugge come una persona normale, egli segue il suo metodo. Scappa di storia in storia, spostandosi di storia in storia quando avviene il climax del racconto e attraversando tutti i generi narrativi. Non sa perché fugge, sa solo che deve scappare. La fuga gli ha annebbiato il cervello ma gli ha lasciato quella basilare informazione. Finché un giorno viene catturato dagli uomini grigi che lo portano dal loro capo, tal Ghilligan, il quale gli rivela che lui altro non è che un personaggio di una storia, dalla quale è fuggito, che giace in stallo in attesa del suo reinserimento. Così viene riportato all'interno della sua storia originale, nella quale è un detective degli anni trenta che deve investigare su un misterioso omicidio... ma l'indagine sarà più profonda di quanto possa aspettarsi. L'indagine più spaventosa e atipica di tutte. Quella dentro se stesso. Un libro che gioca con le citazioni, che omaggia un genere, e nel farlo cerca di rendere giustizia a tutti gli altri. Perché non c'è nulla di più importante al mondo di una storia, qualunque essa sia.

La strana indagine di Thomas Winslow è quel che viene definito un metaromanzo, un romanzo nel romanzo, un'opera che si nutre di se stessa e si rivolge al lettore che è complice e consapevole che tutti nella storia recitano una parte (ma che non è esente da porsi domande): tutti recitano una parte, sì, ma quale? E il fantomatico “libero arbitrio”? Cosa ci sarà mai sotto? Chi è il burattino e chi il burattinaio? Dubbi che invogliano alla lettura, segno che la narrazione funziona.

Abbiamo due stili ben distinti in questo libro, l'inizio e il finale da una parte, la parte centrale dell'altra. L'inizio, in vengono gettate le basi con pochissimi dialoghi, molto descrittiva e introspettiva. Forse questa è una cosa ben voluta e caratteristica, ma al contempo risulta un po' dura da digerire per i miei gusti, nonostante questo le vicende mi abbiano fatto venire in mente le tipiche storie di Neil Gaiman, che poi a dirla tutta sono un campo minato, non è mai semplice mettere giù qualcosa di fantasioso e renderlo plausibile. La parte centrale del romanzo invece è un vero e proprio poliziesco hard-boiled nello stile di Raymond Chandler, con dialoghi taglienti e spassosi e personaggi duri come piacciono a me. La storia sta in piedi, l'indagine poliziesca ambientata negli anni trenta fila che è un piacere, un po' mi spiace sia incastrata in qualcosa di più grande e complesso, ma è anche questo che dà qualcosa in più al romanzo anche se potrebbe non essere apprezzato da chi non è avvezzo a storie che osano scavalcare i confini rigidi dei generi.

La scrittura di Giacomo Festi è sapiente, ricca di citazioni e mai pomposa, che rende al meglio nelle battaglie dialettiche tra i personaggi e nei passaggi veloci ricchi di ritmo.

L'edizione è ben curata, un brossurato da più di 300 pagine con carta bianca e prezzo (10€) molto competitivo, è il primo libro della duetredue edizioni che leggo e l'impressione è molto buona.

Il punto debole del romanzo è forse l'inizio, risulta spiazzante per il lettore seguire il protagonista di storia in storia senza capirne subito il senso, vale comunque la pena portare pazienza per qualche decina di pagine.
Il finale, sebbene un po' troppo dilatato, è molto azzeccato, spiazzante ma che ci sta tutto, mi aspettavo qualcosa alla ShutterIsland (o stando in campo libri a L'isola della paura di Dennis Lehane) e invece la scelta dell'autore di chiudere il cerchio fedele a se stesso l'ho molto apprezzata.

Un romanzo ambizioso, forse imperfetto, ma di sicuro impatto che consiglio.
E confido in un poliziesco dall'inizio alla fine da parte di questo autore prima o poi.

"Non so come fai ad avere questo atteggiamento?"
"Perché so come sono. E tanto mi basta."
"E cioè?"
"Disperato. Non lo siamo tutti in fondo?"
(Thomas & Rourke)


mercoledì 12 aprile 2017

Your name. [il romanzo]

di Makoto Shinkai


"Your name." è uno di quei fenomeni che possono nascere e prosperare solo in Giappone, film e romanzo usciti quasi in contemporanea, con l'autore del romanzo, Makoto Shinkai che è anche il regista del film, cosa impensabile altrove. Nella postfazione del libro lo stesso Shinkai afferma che non saprebbe dire se è nata prima l'idea del romanzo o del film, che comunque ripercorrono in maniera identica (con i mezzi che i due supporti ben diversi offrono ovviamente) la stessa vicenda.

La sinossi ufficiale (copio e incollo): Mitsuha, una ragazza di provincia, e Taki, giovane di Tokyo, sconosciuti entrambi delusi dalle loro quotidianità, si ritrovano un giorno a vivere in sogno una la vita dell'altro. Lasciandosi dei messaggi per il "risveglio" inizieranno a comunicare e a conoscersi, cercando di capire la loro strana relazione e il legame che li unisce e si rafforza notte dopo notte, sogno dopo sogno, mentre incombe il passaggio di una misteriosa cometa...

Tutto qui? Pensavo, il classico scambio uomo/donna con i siparietti classici del caso? Con il ragazzo di città e la ragazza di campagna, mondi contrapposti e cose del genere. Errore grossolano il mio, ben presto la storia si dimostra ben più profonda e quando gli "scambi/sogni" tra i due protagonisti cessano allora la storia prende veramente il via diventando geniale e coinvolgente. Un colpo davvero inaspettato che porta la vicenda su tutto un altro piano. Ok, ok, non lo spoilero dato che a saperlo io stesso avrei perso un po' il gusto della lettura.

La storia è tosta, struggente a tratti, si finisce per fare il tifo per i protagonisti. Forse per chi non è avvezzo a romanzi giapponesi non sarà semplice capire gli atteggiamenti dei personaggi, molto lontani dalla nostra cultura e non è certo l'opera più consona per affacciarsi al mondo della letteratura del sol levante. Manco a dirlo, la lettura risulta più godibile se non si ha ancora visto il film omonimo.

Lati negativi? Purtroppo sì. Il romanzo è scritto in prima persona e si legge dal punto di vista ora della ragazza Mitsuha, ora da quello del ragazzo Taki, purtroppo in alcune parti i cambi di prospettiva tra i due personaggi avvengono anche due/tre volte per pagina e il lettore ne rimane spiazzato. Non essendoci un cambio di stile di scrittura (corsivo o font diverso dei caratteri) si è costretti a rendersi conto dopo alcune righe che il personaggio narrante è cambiato (grazie al parlare al maschile o al femminile degli stessi) e questo risulta irritante. 

L'edizione. Pubblicato dalla bd nella sua divisione per i manga, ossia la J-Pop il romanzo è di pregevole fattura, un brossurato con sovraccoperta con carta molto bianca all'interno (192pp 14x21cm a 14€), in un'edizione ben curata. Gli standard della divisione J-Pop sono sempre molto alti. Essere pubblicato nella sezione romanzi/light novel giapponesi di questa casa editrice specializzata forse lo relega a un pubblico di nicchia ma ben attivo e attento, lo dimostra il fatto che la traduzione e le proposte di prodotti simili sia addirittura in aumento. Il mio rammarico è che un'opera del genere potrebbe benissimo rivaleggiare con altri romanzi per il grande pubblico bollati come young adult ma di dubbia originalità e qualità. Potrebbe benissimo stare anche nel scaffale relativo alla fantascienza delle librerie, non ci sarebbe niente di male, anzi porterebbe una ventata di novità al genere. Ah no, aspettate, nelle librerie non esistono più le sezioni per la fantascienza. Maledetti.

In definitiva un romanzo consigliato, come consiglio il film (oltre agli altri capolavori di Makoto Shinkai, su tutti 5cm per second e Il giardino delle parole). A breve dovrebbe uscire anche la versione a fumetti in due volumi.
  

venerdì 24 marzo 2017

Glenn Cooper fa il Dan Brown

"Il segno della croce" di Glenn Cooper


Non  ho mai nascosto di apprezzare molto lo stile e le tematiche di Glenn Cooper, uno scrittore statunitense che a mio avviso è maestro nel documentarsi e nell'amalgamare con i risultati delle sue ricerche ottime intuizioni narrative, storie accattivanti e personaggi ben caratterizzati. Tuttavia l'impressione che gli manchi sempre qualcosa per passare da "buon scrittore" a "fottuto genio" rimane anche stavolta, il passo non è stato ancora compiuto. Temi a me congeniali e grande abilità nello scrivere sono sufficienti comunque a farmelo sempre leggere con molto piacere.

La storia. Cal Donovan, dovente di Harvard e scrittore si ritrova in Italia a indagare per conto della santa sede sulle presunte stigmate ricevute dal sacerdote Giovanni Bernardino. Si troverà ad avere a che fare con un gruppo di neonazisti sulle tracce di reliquie di Cristo come la lancia di Longino o i sacri chiodi della crocifissione di Gesù. 

Azione e storia, religione e nazismo si fondono in una vicenda incalzante e avvincente. "Il segno della croce" è un buon thriller, il suo punto di forza (e la sua debolezza) è l'essere troppo sullo stile di Dan Brown, deve molto a "Il codice da Vinci" o "Angeli e demoni", tematiche simili senza contare l'ambientazione italiana, il protagonista poi, è un Robert Langdon un po' più donnaiolo e amante dell'alcol ma ci siamo come linee guida. Chi ha amato le avventure di Dan Brown apprezzerà senz'ombra di dubbio anche quest'opera. Forse il finale è un po' semplicistico e artificioso, ma non ci metterei la mano sul fuoco, spesso sono io troppo delicatino e avvezzo a certe storie e pretendo sempre una trovata originale o a effetto.
Lodevole la descrizione dei luoghi e dei personaggi italiani che non sono le solite macchiette filtrate dagli occhi americani (mi viene in mente il fastidio provato a leggere "Il battito del sangue" di Tess Gerritsen, con una Venezia irriconoscibile da Napoli e zeppa di stereotipi poco onorevoli), Glenn Cooper è un grande conoscitore, e amante, dell'Italia e lo dimostra.

Sebbene nella mia classifica personale riguardante Glenn Cooper "Il segno della croce" venga dopo la trilogia della "Biblioteca dei morti" (che consiglio senza remore), l'ho trovata una lettura piacevole e divertente, ben lontana dall'accozzaglia di ovvietà e noia che si era dimostrato il suo ultimo romanzo autonomo "Il calice della vita". Consigliato.

Dello stesso autore consiglio anche:
 
 

mercoledì 5 ottobre 2016

Ritorno (al futuro) a Hogwarts

Harry Potter e la maledizione dell'erede

Potevamo avere un ottavo libro della saga, non ci siamo andati molto lontani però...


"L'amore acceca. Non abbiamo voluto dare ai nostri figli quello di cui avevano bisogno loro, ma quello di cui avevamo bisogno noi. Siamo stati così occupati a riscrivere il nostro passato che abbiamo rovinato il loro presente."
[Harry Potter]
Quando si vuole dare un seguito a una saga pressoché perfetta come quella di Harry Potter (di cui sono grande fan, e me ne sbatto di quello che pensano gli altri, un capolavoro è un capolavoro), sono molto scettico. Scettico perché non è un seguito vero e proprio, né un prequel, manco per sogno uno spin-off, cioè è un seguito ma come saprete tutti (e se non lo sapete datevi una svegliata piuttosto che lamentarvi dopo) non è un romanzo. Scettico perché una sceneggiatura di un'opera teatrale non è la mia lettura ideale, forse va bene per qualche ritardato che trova noiose le parti descrittive, ma per me racconti e romanzi ne hanno bisogno, di una sceneggiatura teatrale tutta dialoghi (che non sia di Shakespeare) che me ne faccio?
Inutile dire che la scimmia mi è salita alla svelta e ho preso subito, lo stesso, il libro.
Appena iniziato ho avuto per le prime 80/100 pagine una sensazione strana, come quando fai una cena di classe con i compagni delle superiori: sono le stesse persone che conoscevi, eppure sono tutte diverse, non necessariamente più adulte, ma che fingono di esserlo. Harry, Ron no perché l'hanno fatto sembrare ancora più scemo, una macchietta ombra di se stesso, Hermione, Ginny, appaiono tutti un po' diversi da come li ricordavo e la sensazione non è il massimo.
Una volta proseguita con la lettura però tutto è andato al proprio posto, la storia ha preso il via, le sensazioni nostalgiche sono sparite e dal mondo dei babbani mi sono ritrovato come anni fa a Hogwarts. 

I protagonisti (per modo di dire, perché è una vicenda corale) sono Albus Severus Potter, figlio d'arte, e Scorpius Malfoy (figlio del biondo ossigenato ovviamente) che è ben più sveglio e simpatico del suo amico Albus. La storia gira loro attorno e alla loro "missione" di tornare indietro nel tempo con una gira-tempo e salvare Cedric Diggory morto durante il torneo Tremaghi. Da qui, in perfetto stile "Ritorno al futuro" una avventura ai limiti del paradosso a spasso nel tempo, con il susseguirsi di casini sempre più grandi.
Non posso negare che la storia prende, prende e, anche grazie ai personaggi storici, non ti molla fino alla fine.

Il mio giudizio è senz'ombra di dubbio positivo, anche se mi resta l'idea di un'occasione mancata, con una storia del genere ne sarebbe uscito un capolavoro di romanzo di cinque, seicento pagine piuttosto che 350 paginette di soli dialoghi Purtroppo alla Rowling non servono soldi e si sollazza con quelle cazzatine noiose e mal riuscite come "Il richiamo del cuculo", "Il baco da seta", e compagnia bella quando potrebbe sfornare un bel prequel con protagonisti come il giovane Sirius Black o il migliore di tutti, l'inarrivabile professor Piton.

Resta il fatto che è pur sempre Harry Potter e bisogna leggerlo.

"Prendo ordini da Hermione Granger. E mi pace anche abbastanza." [Draco Malfoy] 

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venerdì 9 settembre 2016

Il Thor di Neil Gaiman

Odd e il Gigante di Ghiaccio - Neil Gaiman

La storia di un bambino che aiuta delle divinità


Neil Gaiman non ha bisogno di presentazioni, dai fumetti come Sandman, ai romanzi vincitori di premi Hugo come American Gods, Il figlio del cimitero, Coraline, qualsiasi cosa fa piace in maniera trasversale senza distinzioni.

Odd e il Gigante di Ghiaccio è inutile negarlo, è una storia per bambini, io dal canto mio a volte mi concedo letture del genere perché sono oltremodo rilassanti, seppur non proprio appassionanti per un adulto. Anche se ammetto che distinzioni bambini/adulti andrebbero fatte in base a determinati contenuti come sesso e violenza e non per tematiche magari fantasiose o avventurose.

Odd è un bambino vichingo rimasto orfano e zoppo, non proprio il massimo per farsi benvolere dai suoi rudi compaesani. Un giorno si ritrova ad avere a che fare con un orso, una volpe e un'aquila. Questi tre animale altri non sono che Thor, Loki e Odino, cacciati da Asgard e tramutati in bestie da un gigante di ghiaccio, manco a dirlo il giovane Odd intraprenderà il viaggio per rendere ai tre il loro regno.

Gaiman, da uomo di spettacolo sfrutta il successo dei fumetti e dei film Marvel su Thor il Dio del tuono per non divagare in spiegazioni, ormai i giovani lettori a cui si rivolge il libro ne sanno un bel po' sui personaggi della mitologia nordica. Può così concentrarsi su una narrazione come suo solito colloquiale e schietta, semplice e diretta. Non siamo ai livelli delle sue opere più famose (Coraline resta la mia preferita), ma è un ottimo intermezzo tra letture seriose e impegnative, un ottimo, piacevole relax per i "grandi", e (se avete un ragazzino non completamente rincoglionito col cellulare) un azzeccato regalo con personaggi che conosce di sicuro per i più giovani.

Il volume, sia il cartonato che non mi pare sia più reperibile che l'economico Oscar Mondadori, sono illustrati da Iacopo Bruno, i cui disegni si sposano a meraviglia con la storia.

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giovedì 1 settembre 2016

"Io ti troverò" by Woolrich (Appuntamenti in nero)

Appuntamenti in nero - Cornell Woolrich

Una delle migliori prove del mio autore di noir preferito


"Una vettura con le luci rosse sul tetto, che a lui sembrò un carro venuto dall'inferno, arrivò sul posto e vi caricarono sopra qualcosa"

Ho già parlato di Cornell Woolrich ma voglio rifarlo e lo farò nuovamente in futuro, l'ho snobbato troppo a lungo e me ne sono pentito, ma non è mai troppo tardi per scoprire o riscoprire un autore. E' sempre un piacere rimanere stupiti da una lettura, i romanzi di Woolrich sono così, riescono a darmi qualcosa in più di quello che mi hanno già dato gli altri gialli o noir che ho letto.

"Appuntamenti in nero" è una storia di vendetta nata da un amore spezzato, violato e cancellato nel tempo di un attimo. Johnny e Dorothy si conoscono fin da ragazzi, presto sboccia un sentimento che si consolida e cresce, quando i tempi sono maturi e il matrimonio alle porte una tragica fatalità pone fine  alla vita della ragazza. Per Johnny lo shock è inimmaginabile, il giovane ne è straziato e cercherà di mettere in pratica l'antico occhio per occhio dente per dente, togliendo le donne amate ai colpevoli della dipartita della sua Dorothy.

Una vendetta che il lettore capisce ma che a un certo punto appare così crudele e malata nelle sue forme che quasi disturba, allibisce ma che per certi versi desta anche ammirazione nei mezzi escogitati dal narratore. Le vittime della vendetta sono colpite con tale arguzia e crudeltà, con una freddezza immane che restare indifferenti è impossibile. La redenzione è altrove, Cornell Woolrich con la sua scrittura sempre attuale (il romanzo è del 1948 ma stile e ritmi non hanno niente da invidiare alle opere contemporanee), dipinge la sofferenza e ci porta nelle tenebre dell'animo umano con grande maestria.

Una delle sue opere migliori. Da recuperare assolutamente.

Curiosità. Il numero 46 del fumetto "Julia" della Sergio Bonelli Editore,  intitolato "La morte è femmina" (ne parlo QUI) è un omaggio/rivisitazione della storia di "Appuntamenti in nero", ambientata ai giorni nostri e con una protagonista donna a cui hanno ucciso l'uomo che amava, l'albo ripercorre fedelmente le vicende narrate da Woolrich.

"L'uomo, il detective, rimase in silenzio e non cercò di dare risposte. Come può una cosa tanto buona trasformarsi in un tanto cattiva, ecco quello che si chiedeva; come può una cosa così giusta diventare così sbagliata..."

Altre mie recensione di Cornell Woolrich:
Opere dell'autore disponibili in libreria QUI, anche se purtroppo molte sono disponibili solo in ebook. Una ristampa integrale di tutte le sue opere non sarebbe male.



lunedì 22 agosto 2016

Strukul versa il sangue dei baroni (e degli sboroni)

Il sangue dei baroni - Matteo Strukul

Finalmente il romanzo che aspettavo da tempo da Strukul


"Ebbe un moto di disgusto alla vista di quel volto sbranato, dai capillari scoppiati, dalle chiazze di sangue rappreso. I lividi erano macchie infami di una dignità che lui aveva strappato. Il dono maledetto della cieca furia di un uomo."
[Il sangue dei baroni - M. Strukul]
 
Essendo padovano anch'io come Matteo Strukul mi sono sempre sentito in dovere di leggere le sue opere, per fortuna contenuti e stile sono sulla mia stessa lunghezza d'onda. Autore versatile dalla prosa sorprendente, ottimo promotore di se stesso, a differenza di altri scrittori italiani, sa come ingraziarsi la carta stampata e i colleghi, che di rimando spingono volentieri le sue opere. Sui social si muove a proprio agio esaltando o stroncando film, libri e serie tv, io pur non essendo un esaltatore e tenendomi lontano dall'idea di vedere tutto o bianco o nero apprezzo chi prende posizioni.

Veniamo alle sue opere, i primi suoi romanzi che ho letto sono stati i tre di Mila Zago, la cazzuta ragazza coi dreadlocks rossi che tra katane e pistole fa un macello, storie semplici e ricche d'azione, veloci, puro intrattenimento e spasso per il lettore. Una lettura leggera e piacevole. Viene poi "La giostra dei fiori spezzati" per una Mondadori che non lo promuove come fa con altri autori (se lo avesse fatto avremmo già un seguito mi sa, e/o e Multiplayer invece hanno fatto un lavoro magnifico a riguardo pur essendo realtà editoriali ben più piccole). Questo primo thriller storico ci porta in una caccia al serial killer ambientata alla fine del 1800 a Padova. Questa storia è stata croce e delizia per me, l'ambientazione patavina, ricreata in maniera magnifica, mi ha proprio esaltato così come il personaggio simil Sherlockiano di Alexander Weisz. Purtroppo ho trovato le parti storiche piuttosto slegate da quelle avventurose quasi a voler sfoggiare a forza tutte le ricerche che l'autore avrà fatto (tante e si vede) sulla Padova di quel periodo. Una sfaccettatura del finale poi... è inaccettabile anche per un bambino di otto anni. Sta di fatto che vorrei rivedere nuovamente tali protagonisti all'opera. "I cavalieri del nord" porta Strukul a fare l'ennesimo salto di qualità, qui le parti storiche e romanzate sono perfettamente amalgamate e la prosa raggiunge livelli d'eccellenza che mi ha costretto a rileggere più volte alcuni passaggi tanta era la classe con cui sono scelte parole e costruite le frasi, muscoli letterari belli gonfi e lucidi. Tutto perfetto? Purtroppo no, forse complice un argomento e un'ambientazione che non mi danno grandi emozioni la storia l'ho digerita poco, senza divorare come al solito il romanzo di turno spinto dal "vediamo che succede". Per il mio gusto la noia era dietro l'angolo, sono in controtendenza da quello che leggo in giro, mea culpa, inoltre la conclusione non risolutiva, come fosse la prima parte di una trilogia (e i protagonisti si presterebbero bene a questo), non aiuta il mio giudizio.

Arriviamo dunque a "Il sangue dei baroni" e qui amici ci siamo, l'evoluzione narrativa è completa, tutte le eventuali mancanze dei precedenti romanzi sono state colmate, via gli orpelli inutili, le ambientazioni storiche ambiziose, qui abbiamo semplicità e schiettezza al servizio di una Padova contemporanea. La migliore opera di Matteo Strukul è servita.
La storia: libera università di Padova, Daniele Capovilla è appena stato silurato per il ruolo di ricercatore a favore della figlia del preside della facoltà di Giurisprudenza, questo darà il via a un escalation di eventi di cui tutti perderanno il controllo e in cui gli innocenti non esistono e una dura punizione non si lesina a nessuno.
Ci troviamo di fronte a 270 pagine senza fronzoli, con personaggi ben caratterizzati, tosti, stolti, psicopatici, nobili, criminali, troie, di tutti i generi possibili per una vicenda che dopo una ventina di pagine non puoi già più mollare. Sangue, sparatorie, giochi di potere, tradimenti, sesso, non manca niente. Un romanzo pulp, un noir dove nulla è lasciato al caso, la scrittura è meno pomposa ma più graffiante, secca, spietata, parole come schizzi di sangue che arrivano sul muso del lettore senza preavviso. All'inizio della lettura mi venivano in mente le opere di Piketts ma è durata poco, ben presto se dovevo pensare a chi paragonare stile e situazioni pensavo subito a Victor Gischler.
Strukul parla senza peli sulla lingue dell'ambiente accademico del quale nella pagine del romanzo fa una critica spietata, feroce, e gran poco velata. Una critica da parte di uno che è laureato in giurisprudenza a Padova e ha conseguito un dottorato di ricerca a Venezia in diritto europeo, uno che scrive con cognizione di causa che mi ha dato parecchio da pensare a vittime, carnefici, e ha cosa ha visto e vissuto lui personalmente.

Un romanzo davvero consigliato.

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"Cero che funziona così! Come dovrebbe funzionare, scusa? Ti sei dimenticato come sei diventato dottorando di ricerca tu?" dice lo spietato preside Carlo Alberto De Marchi. 

martedì 16 agosto 2016

Joe R. Lansdale è Batman

La lunga strada della vendetta - Joe R. Lansdale

Un romanzo su Batman. Serve aggiungere altro?


"Batman fece un passo avanti. Le ombre si ammassarono ai suoi piedi e attorno al suo viso come un sudario. Il suo mantello volteggiava nella brezza come un brandello vivente di tenebra."
[La lunga strada della vendetta - J.R. Lansdale]
 .
Abbiamo forse il punto d'incontro tra appassionati di fumetti e chi legge solo romanzi e pensa che la nona arte sia sterco? Figuriamoci, le teste di cazzo hanno degli ideali ferrei.
Qui abbiamo soltanto un buon romanzo che ha come protagonista il più tosto dei supereroi, abbiamo solo l'autore contemporaneo più figo che ci sia con uno dei suoi pulp e macabri thriller facendoci vedere da vicino il cavaliere oscuro. Ah, scusate se è poco.

"La lunga strada della vendetta" (250 pp. edizioni BD, romanzo del 1991 ma arrivato da noi nel 2007), ha una storia semplice ma efficace: una Thunderbird nera come il peccato, che sembra uscita dritta dall'inferno, semina morte, distruzione e terrore. Su di essa indaga nientemeno che Batman. Stop, dire altro a cosa serve?

Lansdale (QUI le sue opere disponibili) è forse il mio autore preferito, irriverente e sboccato, re delle metafore ardite. Dopo averlo letto mi viene voglia di mettermi in coda alle poste, aspettare il mio turno e appena lo scortese e incompetente addetto allo sportello dimostra indolenza apostrofarlo con una delle nobili frasi dei libri di Lansdale. Frasi come sberle sul muso. Potete scegliere a caso un'opera dell'autore texano e non ne rimarrete senz'altro delusi, la sua prosa è quanto di meglio possa leggere un essere umano con un po' di sale in zucca.

Come unico difetto abbiamo lo stesso Lansdale che sembra leggermente col freno a mano tirato, forse anche lui in soggezione dall'alter ego di Bruce Wayne, o forse per necessità contrattuali e il terget dell'opera. Le sconcezze sono infatti bandite (ma non l'efferatezza e lo splatter) ma come contropartita incanala tutta la sua capacità di creare ardite similitudini a conferire all'opera un tono epico ed evocativo. Le parti in cui entra in scena Batman sono da brividi, sono quelle che avremo sempre voluto leggere riguardo al pipistrello di Gotham.

Opera memorabile? No, una buona storia, ben narrata, che io sappia è l'unico romanzo di Batman tradotto in italiano, per gli amanti del cavaliere oscuro o di Lansdale è un'opera imprescindibile, per tutti gli altri è soltanto caldamente consigliata.

Una foto pubblicata da Michele Botton (@michele_botton) in data:


Altre mie recensioni su opere di Joe R. Lansdale:
"Prese la forma di una chiazza di notte che si spostava verso la luce. Avvertì il sibilo di un mantello che veniva spostato, poi vide un demone oscuro con le orecchie appuntite. Il demone continuò a muoversi e lei capì che si trattava di un uomo. E improvvisamente seppe chi era."
[La lunga strada della vendetta - J.R. Lansdale]

lunedì 1 agosto 2016

Negli anni '80 con Murakami? Sì, ma nel 1Q84.

1Q84 - Haruki Murakami

Forse l'opera più ambiziosa di ambiziosa di Murakami


"Le cose sono diverse da come appaiono... Ma non si lasci ingannare. La realtà è sempre una sola."
[1Q84 - H.Murakami]


Imponente nella mole, negli intenti, nelle vicende narrate, il romanzo di più ampio respiro del nostro autore giapponese preferito non lesina su niente. Ancor meno sulle emozioni che trasmette al lettore.

Tengo è un insegnante di matematica con la passione per la scrittura, che si trova a fare da ghost writer a una ragazzina Fukada Eriko (o Fukaeri, secondo le strambe abbreviazioni dei giapponesi), una con un background a dir poco singolare che ha scritto un romanzo davvero fuori dagli schemi. Aomame una trentenne che ha come missione assassinare uomini che hanno usato violenza su donne. Tengo e Aomame sono legati fin da quando erano bambini ma ci vuole un po' perché se ne rendano conto. Sono inoltre finiti in un mondo un po' diverso dal nostro, dal 1984 sono finiti nel 1Q84 (così decidono di chiamarlo), nel cielo ci sono due lune ma nessuno sembra badarci e tante piccole, importanti, differenze nella vita quotidiana li circondano. Tutto qui? Beh aggiungiamoci pure una setta religiosa con tentacoli ben saldi e potenti nella società e che non vuole che il romanzo di Fukaeri veda la luce, azione, stramberie varie e quant'altro.
Ah ovvio, il tutto con lo stile di Murakami che è probabilmente al suo apice, la storia è complessa, allegorica e criptica, ma lui ci avvolge con la sua coperta di parole e ci tiene al sicuro davanti al focolare del cuore dei protagonisti.

1Q84 è però anche di più, è un metaromanzo, un romanzo nel romanzo (un po' come quanto accade con La storia infinita di Michael Ende) La crisalide d'aria, il romanzo di Fukaeri riveduto e sistemato da Tengo, infatti non è solo contorno alla storia, ma vera storia nella storia per portare la lettura su un piano differente e superiore. Integra e amplifica, seppur in maniera altamente simbolica, tutta la vicenda principale.

1Q84 ha i temi classici di Murakami. La solitudine degli individui un po' persi nella società contemporanea che tende ad annullarli nella loro singolarità. La quiete e la determinazione come armi per affrontare la vita quotidiana. Alla fine però il romanzo è una grande storia d'amore, l'amore che strugge e che dà forza, l'amore più come salvezza che come passione. 

Il mondo di 1Q84 è come il nostro, solo un po' diverso. La regola principale per non lasciarsi attanagliare da troppe domande che non possono trovare risposte banali o veloci è fidarsi dell'autore, è una prova di fede nei confronti di Murakami, dobbiamo lasciarci prendere per mano e farci portare senza preconcetti nel suo mondo. Tengo e Aomame risultano così reali, veri, fragili, in balia del mondo in cui vivono eppure non assoggettati a esso, così desiderosi d'amore e vita che non immedesimarsi in loro è difficile, a tratti impossibile. I protagonisti sono come noi lettori, solo un po' diversi.
Nella mio personalissimo indice di gradimento di Murakami questo romanzo è secondo solo a Norwegian wood.

Io, manco a dirlo ho la prima edizione dei due volumi cartonati usciti tra 2011 (libro 1 &2) e 2012 (libro 3), attualmente si trova in edizioni economiche con la stessa suddivisione oppure in una splendida edizione che consiglio in tre volumi brossurati in cofanetto plastificato trasparente.

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Sempre di Murakami ho recensito anche: Vento & Flipper.

"Quello che apprezzo di più, soprattutto per quanto riguarda i romanzi, è non riuscire a comprenderli completamente. Non nutro alcun interesse per le opere di cui mi sembra di capire tutto."
[1Q84 - H.Murakami]
 

lunedì 25 luglio 2016

Jeff Sutton: Sparate a vista su John (Connor?) Androki

Sparate a vista su John Androki

Le saghe di Terminator e Ritorno al futuro devono molto a questo romanzo


"John Androki, il finanziere.
John Androki, l'uomo più potente del mondo.
John Androki, il mandante degli assassini.
John Androki, alias Nessuno."                        [Jeff Sutton]

Il titolo italiano è d'impatto anche se l'originale The man who saw tomorrow é, sebbene più anonimo, di sicuro più esaustivo sui contenuti.
Non avevo mai letto Jeff Sutton e sentito solo di rado, questo nel mio immaginario lo poneva in secondo piano nella sterminata vastità di autori di fantascienza da approfondire. Un giorno però, rileggendo la mia saga preferita di Nathan Never (ne parlo QUI) trovo uno dei suoi tre creatori, Antonio Serra, che cita “Sparate a vista su John Androki” come una delle fonti di ispirazione. In netta contrapposizione con gli idioti che affermano che i fumetti rincoglioniscano, a me, quelli buoni almeno, danno parecchi spunti. Un mese dopo avevo tra le mani il vecchio Urania 542 del 1970, uno sciupato volume di 140 paginette, preso su ebay assieme a un po' di scetticismo (si trova anche assieme ad altri due romanzi nel Millemondiestate 1982 sempre di Urania).
La lettura scorre veloce, la narrazione possiamo assimilarla a quella di un Asimov (per fare un esempio relativo alla fantascienza e parecchio famoso), ma ancora più scarno, essenziale, acerbo, eppure efficace. Ad appena un terzo del volume la curiosità aveva preso il sopravvento, come i protagonisti volevo sapere di più su John Androki.
Androki (mai sentito un nome simile? Io no), appare dal nulla, nessun documento, né passato, e nel giro di tre anni, grazie a investimenti talmente perfetti da rasentare la preveggenza diventa l'uomo più ricco e potente del mondo. Il vero protagonista è Bertram Kane, un matematico, con Androki ci scambia solo un paio di parole, però finirà per indagare su di lui in seguito alla morte di vari sui colleghi. Ammetto che prima di rendermi conto che il protagonista non era il tanto sbandierato Androki ci ho messo un po', come Bertram Kane il lettore lo vede da lontano e può solo fare congetture, conosce il futuro? Ha poteri o una macchina per farlo? Da dove viene? E' colpevole e mandante degli omicidi che si susseguono o ne è potenziale vittima anche lui? In poche pagine finiamo in mezzo a un bel casino.
Devo ammettere che arrivato alla fine è tutto chiaro e geniale, anche se il dubbio di qualche possibile paradosso temporale non spiegato mi resta. I viaggi nel tempo sono la mia fissa, si sa, e questo è proprio uno dei capostipiti del genere, soprattutto per la risoluzione e il finale.
Non ho trovato fonti attendibili, nonostante i temi classici dei viaggi nel tempo, visto l'anno di pubblicazione originale, 1968, e le tante similitudini, mi sento di confermare che il film Terminator, sebbene gli sceneggiatori o il regista non lo citino mai, prende spunto a piene mani da “Sparate a vista su John Androki”, così come le idee di base di classiche pellicole di viaggi temporali come Ritorno al futuro e simili.
Purtroppo in America Jeff Sutton è caduto nel dimenticatoio, su una decina di romanzi che ha scritto solo due sono disponibili in inglese, in italiano è ancora peggio, tutte le sue opere sono fuori catalogo (Urania ha altre priorità a quanto pare...), il che è vergognoso. Per chi è interessato fortunatamente per pochi euro si possono trovare usati.
Per quel che mi riguarda recupererò tutte le opere di questo autore.

Altre opere uscite in Italia di Jeff Sutton:
  • Super H sull'America   (Urania 498)
  • Secolo XXIII              (Urania 554)   
  • L'atomo stagnante       (Ed. Nord - Cosmo argento n.3)
  • Alpha Tauri: missione n.92    (Urania 573, Millemondiestate 1982)
  • Mnemoblocco di stato          (Urania 616, Millemondiestate 1982)
  • Immortali tra le stelle    (Rizzoli)


giovedì 21 luglio 2016

Cornell Woolrich, precursore di Kill Bill!

La sposa in nero

Prendi "Colazione da Tiffany" e aggiungi una serial killer


"«Julie, Julie mia.» Le parole seguirono la donna giù per le quattro rampe di scale. Era il sussurro più tenero, il grido più potente che potesse uscire da labbra umane. Non valsero a fermarla, né a farla esitare. Quando Julie uscì nella luce del giorno, il suo viso era di un pallore mortale. E questo fu tutto."    [La sposa in nero - C.Woolrich]

Avete presente le classiche storie di vendetta? A uno gli ammazzano qualcuno e questo fa una strage? Ecco, avevo voglia di di una storia del genere, allora che faccio? Tergiverso riguardando Kill Bill, Lady Snowblood, quindi spulcio un po' in rete, tra le varie fonti di ispirazioni per queste pellicole mi trovo anche "La sposa in nero" di Woolrich (divenuta poi l'omonima pellicola di François Truffault). L'autore se nel privato non ha tutte le rotelle a posto, ha infatti un rapporto morboso con la madre, sulla carta stampata è un vero asso, romanzi di successo e una miriade di racconti, tra cui anche quello che ha ispirato "La finestra sul cortile" di Hichcock. In Italia è arrivato tantissimo di suo tramite i gialli Mondadori ed è considerato uno dei maestri del genere noir.
All'inizio ero scettico, un romanzo del 1940 temevo mi avrebbe dato a noia perché i gialli un po' sentono il tempo che passa, invece la scrittura è di una attualità disarmante e le situazioni talmente estemporanee che non sembrano minimamente ambientate oltre 70 anni fa. Questo è uno dei suoi punti di forza, ma non solo. La storia è semplice: una donna, inafferrabile, trasformista, dannatamente scaltra compie cinque delitti per vendetta. Meno semplice è la struttura del romanzo, i cinque omicidi descritti in ordine cronologico, per ogni delitto tre parti distinte: la prima dove donna sonda il terreno, studia come avvicinarsi alla vittima, la seconda col delitto vero e proprio, sempre diverso, sempre assurdo nella sua genialità e freddezza, e la terza in cui la polizia (e il lettore con essa) brancola nel buio e cercano di venirne a capo.
Leggerò altre cose di Cornell Woolrich? Di sicuro, almeno i romanzi della serie nera: oltre a quello trattato Sipario nero, L' abili nero, L'angelo nero e L'incubo nero.
L'impressione che mi ha lasciato leggendolo? Di grande ammirazione per la sua scrittura moderna, immediata e avvincente; mi sembrava di rivedere "Colazione da Tiffany" in salsa noir con, per protagonista, una serial killer, una sensazione intrigante.


Una foto pubblicata da Michele Botton (@michele_botton) in data:


"La sposa in nero"
di Cornell Woolrich
trad. F. Giannini
Mondadori
201 pagine 

"La sposa in nero" è attualmente fuori catalogo, ma si può trovare a pochi euro usato.
Altre opere di Cornell Woolrich sono invece disponibili (QUI qualche esempio), purtroppo molte solo in ebook, la triste storia delle collane da edicola Mondadori purtroppo

Altre mie recensione di Cornell Woolrich:


mercoledì 13 luglio 2016

Chiusi dentro? Sì, Scalzi.

Chiusi dentro - John Scalzi  (Urania 1632)

L'autore premio Hugo torna con un'ottima storia in bilico tra poliziesco e fantascienza sociale


John Scalzi non è il primo che passa per la strada, stiamo parlando di un premio Hugo (nel 2013 con "Uomini in rosso",godibilissima presa per i fondelli di serie tv classiche sci-fi come Star Trek), nonché uno tra i migliori autori di fantascienza contemporanei. Nel mio personale indice di gradimento è secondo solo al grande Robert J. Sawyer.
Torna purtroppo su Urania, purtroppo perché la famosa collana della Mondadori è croce e delizia della fantascienza italiana, se da un lato l'ha resa popolare portandola nelle edicole e vendendo a suo tempo moltissimo, come effetto collaterale ha svilito la fantascienza a prodotto usa e getta, degno di edicole ma non di librerie, l'ha relegato a genere di secondo piano che "deve costare poco". Riducendolo dopo aver saturato il mercato a genere di nicchia che ora arranca con poche uscite raramente tempestive. Farei un discorso più ampio ma non voglio allontanarmi dal punto focale, ovvero che Scalzi merita non solo che le sue opere passino in libreria ma che siano disponibili sempre e non che passato il mesetto di edicola si trovi solo in ebook o che bisogna sbattersi a ordinare arretrati.
Chiusi dentro (Lock-in in originale, 2014) è un miscuglio tra fantascienza sociale e la detective story più classica, ma che stile ragazzi! Una malattia detta Haden ha reso parte della popolazione mondiale seppur cosciente e lucida, con il corpo completamente paralizzato, incapaci di muoversi e parlare. Queste persone per condurre una vita normale sono costrette a utilizzare o dei robot a cui sono collegati in remoto o delle persone appositamente predisposte dette integratori, che noleggiano loro il proprio corpo. Chris Shane (un Haden) recluta dell'FBI assieme alla collega Leslie Vann (una ex-integratore) si trovano a indagare su un misterioso omicidio sullo sfondo di rivolte popolari riguardanti i diritti dei malati di Haden.
La scrittura di scalzi è una bomba, invidiabile e spassosa, tantissimi dialoghi ci accompagnano rendono la lettura talmente gradevole che il romanzo si divora alla svelta senza quasi accorgersene. Una storia che va in crescendo davvero consigliata di un maestro della fantascienza.
(Ah sono in progetto anche un seguito e una serie tv tratta da questo romanzo)


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Una foto pubblicata da Michele Botton (@michele_botton) in data:

Dello stesso autore:  Uomini in rosso (ci sarebbero anche Morire per vivere, Le brigate fantasma e L'ultima colonia, purtroppo finché la casa editrice Gargoyle non li ristampa non sono disponibili)

Se vi sono piaciute le tematiche trattate consiglio anche il romanzo Rollback di Robert J. Sawyer o il manga Eden: it's an endless world! di Hiroki Endo, ammetto che per certe intuizioni mi ha ricordato anche uno dei miei film preferiti ovvero Strange Days di Kathryn Bigelow.

lunedì 11 luglio 2016

Wulf Dorn - Incubo

Incubo, passo falso, o soltanto troppe aspettative?


"Niente dura per sempre. La sicurezza è un'illusione. Simon Strode fece questa amara esperienza un sabato di marzo." [W.Dorn]

Aspettavo con ansia il nuovo romanzo di Wulf Dorn, il mio autore tedesco preferito dopo Michael Ende, fin dalla sua prima opera, "La psichiatra" mi ha sempre colpito con ottimi thriller psicologici, spiazzanti, con un linguaggio diretto e sintetico. Prendi un Jeffery Deaver, screma il superfluo e l'artificioso, rendi tutto più introspettivo e metti un'ambientazione familiare (con ritmi e stili di vita più similari a quelli italiani) come la terra tedesca. Opere che ti prendono e ti lasciano in 400 pagine senza perdere in suspense. Ecco questo è Wulf Dorn.

"Incubo" è il sesto romanzo di questo autore, la storia di un ragazzo autistico che in un incidente stradale perde i genitori ed è tormentato dai sensi di colpa per essersi salvato, sullo sfondo una ragazza scomparsa e strani avvenimenti. Lo stile è il suo solito, e questo salva in parte una vicenda scialba, eppure mi pare proprio il punto più basso della sua produzione. Dorn cincischia per 250 pagine per poi nelle ultime 100 far raggiungere alla storia il suo climax e risolverla. Purtroppo l'esiguo numero dei protagonisti e la mancanza di mordente rovina in parte il suo giochetto, che di solito è spettacolare, di depistare il lettore per poi rovesciare i ruoli tra sospettati e presunti innocenti. Aggiungete un protagonista sedicenne affetto da un lieve autismo, col quale è davvero difficile immedesimarsi o anche solo credere durante la narrazione e un'ambientazione solo accennata. La Germania così ben raccontata nei suoi primi quattro romanzi la si vede solo di sfuggita, forse per avvicinare il lettore internazionale (brutto sbaglio, visto che era uno dei suoi punti di forza), a questo punto era meglio scegliere un'ambientazione londinese come quella del penultimo romanzo "Phobia".

Forse Wulf Dorn ci aveva abituati bene e io mi aspettavo troppo, sta di fatto che se dovessi consigliare un suo romanzo... consiglierei gli altri. Un buco nell'acqua quindi? Non del tutto, la lettura è gradevole, ma per qualsiasi altro sua opera non avrei usato la parola "gradevole", avrei usato per descriverle il termine "appassionante"! In ogni caso attenderò ancora con ansia il suo prossimo romanzo.
 
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Dello stesso autore, tutti consigliati: