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domenica 25 giugno 2017

"Voce di lupo" di Laura Bonalumi

La solitudine e la natura come cure per un cuore afflitto


A volte nei libri per ragazzi c'è tutto quello di cui abbiamo bisogno, non servono paroloni o storie complicate dai significati astrusi se non pretenziosi.

Basta un tredicenne, Marco, che ha subito la perdita dell'amico Giacomo, e non è sufficiente l'amore puro che prova per lui Chiara o l'affetto forse troppo protettivo e poco comprensivo dei genitori per fargli, se non superare, almeno accettare l'infausto evento. Marco ha bisogno di solitudine, di ritrovare se stesso, il piacere di vivere. Per farlo sceglie di scappare nel bosco, il bosco che tanto ama, la natura magari non selvaggia ma lontana quanto basta dalla civiltà e dalla frenesia, dalle persone, per far sì che il ragazzo possa riflettere senza pressioni e libero, autonomo.
Il protagonista lascia una lettera, non vuole fare pazzie, ma vallo a spiegare a genitori apprensivi, o all'amica che come lui ha già subito il lutto dell'amico e si ritrova, sebbene in maniera diversa, affranta e abbandonata. Marco con le sue scorte di viveri, il sacco a pelo, la tenda, vivrà un'esperienza catartica in cui ritroverà il senso della vita, imparerà ad accettare le cose che essa ci porta via e ad apprezzare quelle che invece abbiamo, che ci fanno andare avanti e ci danno gioia.
Non solo un libro per ragazzi, ovvio, tutti abbiamo subito delle perdite, tutti abbiamo dovuto confrontarci con quel vuoto incolmabile che man mano, come dice l'autrice, non si riempie mai ma viene accompagnato col tempo da un'accettazione e una gestione dei ricordi che ci fa bene piuttosto che straziarci.

Perché alla fine, di fronte alla scomparsa di un amico, siamo tutti come dei ragazzini indifesi e sconsolati.



["Voce di Lupo" di Laura Bonalumi - ed. Piemme - collana: il battello a vapore, i vortici - 2017 - pp.189 - brossurato con alette ]



E' uscita la mia nuova antologia di racconti, "HOTEL MEZZANOTTE",
clicca QUI per leggere la pagina dedicata ^_^


lunedì 22 maggio 2017

Silverwood Lake

di Simona Binni

tutte le immagini © Simona Binni & Tunué
Letto quasi per sbaglio, senza sapere trama, background dell'autrice, o quant'altro. Lo prendo e lo sfoglio, bella carta, colori tenui e non invasivi, come vanno di moda ultimamente, bel volume, i volti dei personaggi sono molto espressivi, stilizzati, mi ricordano quelli di Tony Sandoval (credo sia da prendere come un complimento). Poi ieri sera tardi mi sono messo a leggerlo e si è rivelato un errore, sì ma solo perché finché non l'ho finito non sono riuscito a smettere, volevo sapere, arrivare alla conclusione (e credo sia anche questo un complimento).

La storia, che copio e incollo. Con la speranza di comprendere le motivazioni che hanno spinto suo padre a vivere da home­less, Diego intraprende un viaggio nel sud della California, solo, lontano dal suo mondo e in stretto contatto con la parte più nascosta di sé, quella che per diciassette anni era rimasta bloccata, vittima di un’assenza troppo grande per essere colmata e di un’angoscia deva­stante. La ragione apparente che spinge Diego, di professione giornalista, a partire, è quella di realizzare un reportage su una comunità di homeless situata sulle rive del Silverwood Lake. Presto scoprirà di essersi messo in viaggio con l’idea di trovare delle risposte, ma si accorgerà di aver recuperato, in quella esperienza tanto lontana da lui, una parte così vera di sé da cambiare completamente lo scenario della sua esistenza

L'essenza del volume è in una frase di Sigmund Freud citata come intro al capitolo 4 "C'è una storia dietro ogni persona. C'è una ragione per cui loro sono quel che sono. Loro non sono così perché lo vogliono. Qualcosa nel passato li ha resi tali e alcune volte è impossibile cambiarli."
Diego nel suo viaggio conosce persone all'apparenza borderline, scontrose, schive, ma la verità è che dietro e dentro a ognuno c'è qualcosa che non si vede, un inferno personale che spesso non si può affrontare e risolvere, bisogna solo accettare. Ma non è mai semplice o immediato, il tempo gioca un ruolo fondamentale, come la solitudine, mezzo per trovare se stessi, ma anche la condivisione del dolore perché spesso la cura per i propri mali è indiretta, si cerca di curare il male di un altro e si scopre di aver curato di riflesso anche il proprio. La storia è di facile e piacevole lettura ma spinge a riflettere, nessun particolare è messo giù per caso, ho notato una grande ricerca per amalgamare le storie dei personaggi e rendere il tutto fluido e naturale. Il lettore ne rimane coinvolto, rapito, l'azione è quasi completamente assente nella vicenda eppure il passare del tempo della narrazione è palese, palpabile, l'evoluzione dei personaggi plausibile, il finale toccante. Più che un fumetto è un vero e proprio romanzo di formazione.

Simona Binni, l'autrice, dimostra una grande conoscenza del genere umano. Interessante la sua scelta di ambientare la vicenda in California, immagino sia per avere più libertà nella narrazione, i disegni sono piacevoli e funzionali, colori tenui e rilassanti, ottimo taglio di sequenze nelle tavole. Tuttavia quello che ho apprezzato di più sono state le pagine a una sola vignetta con solo una frase a corredo, sono quelle che rallentavano il ritmo della narrazione concedendo uno stacco e consentendo al lettore di riflettere dandogli al contempo un senso di calma e calandolo nella vicenda.

L'edizione è superlativa, la tunué a un prezzo accessibile di 16,90€  sforna un volume di 168 pagine 19,5x27cm a colori e cartonato di invidiabile fattura, la sanno lunga su come valorizzare un'opera a fumetti, su questo non ci piove.

La cosa più assurda è che di norma un disegnatore non usa per raccontare storie parole così efficaci, spesso infatti si affida all'arma più forte e riconosciuta che ha a disposizione: per l'appunto il comparto grafico. Qui, sebbene disegni, colori e struttura delle tavole sia estremamente curata la cosa che mi ha preso di più è stato il coinvolgimento che Simona Binni è riuscita a creare facendo parlare o pensare i personaggi. Mi sento davvero di dire che abbiamo a che fare con un'autrice completa che è riuscita a dare, con una sceneggiatura intimista e molto ben studiata, una marcia in più al volume, siamo di fronte non solo a un buon fumetto, ma a una graphic novel che ti lascia molto di più di una gradevole lettura. Una piccola perla che consiglio senza alcun beneficio del dubbio.



domenica 16 aprile 2017

Quaderni Giapponesi

di Igort


"... mi ricorda le rivendite di fumetti usati che frequentavo da bambino, quando, immerso nei sogni di carta, imparai il potere magico dei libri." [Igort]

Ci ho pensato su se scrivere qualcosa a riguardo o meno, avevo il timore di poter uscire con delle stupidaggini, ma volevo anche riflettere un po' su un'opera anomala nel miglior senso del termine.

Quaderni Giapponesi non è proprio un fumetto, o meglio non lo è nel termine classico del termine con discorsi tra personaggi nelle nuvolette. Quaderni Giapponesi è un libro illustrato, un diario di un viaggio, di un pezzo di vita, un romanzo di formazione, un saggio divulgativo, una finestra su di un mondo lontano dal nostro, è qualcosa di personale al punto da sfuggire agli schemi e alla catalogazione che tanto piacciono all'editoria. I disegni sono funzionali ed evocativi, mai fine a se stessi, il colore, mai forte ma tenue, ci trasmette una calma e una solennità d'altri tempi.

L'autore, Igor "Igort" Tuveri, mica il primo che passa per la strada (QUI la voce su di lui su Wikipedia abbastanza esplicativa per un approfondimento), ci racconta del suo periodo lavorativo trascorso in Giappone, lo scontrarsi con una cultura affascinante ma non sempre comprensibile per un occidentale. I loro ritmi di lavoro assurdi, la pace che riesce a cercare e trovare nel suo privato, la diffidenza ma anche il rispetto che suscitava negli abitanti del posto. 

All'inizio è lecito aspettarsi il resoconto del suo viaggio dall'arrivo in Giappone al suo ritorno in Italia, invece a Igort sembra non fregare niente di dare un capo e una coda agli eventi, e questo è il vero punto di forza della sua narrazione, preferisce invece concentrarsi sulle sensazioni e sulle sue riflessioni. Spesso divaga a raccontare aneddoti, o parlare di persone che ha conosciuto o che avrebbe voluto conoscere, da Hayao Miyazaki a Seijun Suzuki, da Tanizaki a Hokusai, mangaka, scrittori, registi, pittori, persino la storia di Abe Sada che a grandi linee già conoscevo ma che mi ha intrigato non poco. Igort ci racconta un Giappone visto con gli occhi di un osservatore attento e curioso, uno che vuole condividere con noi le sue passioni e il suo stupore come quasi a dirci "il Giappone è così ricco di arte e storia e noi passiamo quasi interamente la nostra vita a ignorarlo".
Forse chi è meno avvezzo alla letteratura e ai fumetti o il cinema giapponese si troverà un po' spiazzato dalle sue divagazioni ma a me, che sono da anni interessato a questi argomenti, sono servite a farmi sentire vicino all'autore come raramente mi era capitato.

Il libro non finisce con il ritorno in Italia, ti lascia così, senza un vero punto, come se fosse un arrivederci, o come è giusto che sia quasi a sottolineare che è il viaggio che conta e non come finisce.

Una storia che sa di vita. 

"Questo libro è una macchina del tempo, mi  ha permesso di viaggiare per due anni all'indietro, a est di me stesso. Di riscoprire i luoghi, rivivere emozioni." [Igort]

Due parole sull'edizione, impeccabile, della Coconino Press - Fandango - del 2015, 184 pagine a colori in formato 17x24 a 19€, ottima edizione e ottima carta e copertina.

mercoledì 12 aprile 2017

Your name. [il romanzo]

di Makoto Shinkai


"Your name." è uno di quei fenomeni che possono nascere e prosperare solo in Giappone, film e romanzo usciti quasi in contemporanea, con l'autore del romanzo, Makoto Shinkai che è anche il regista del film, cosa impensabile altrove. Nella postfazione del libro lo stesso Shinkai afferma che non saprebbe dire se è nata prima l'idea del romanzo o del film, che comunque ripercorrono in maniera identica (con i mezzi che i due supporti ben diversi offrono ovviamente) la stessa vicenda.

La sinossi ufficiale (copio e incollo): Mitsuha, una ragazza di provincia, e Taki, giovane di Tokyo, sconosciuti entrambi delusi dalle loro quotidianità, si ritrovano un giorno a vivere in sogno una la vita dell'altro. Lasciandosi dei messaggi per il "risveglio" inizieranno a comunicare e a conoscersi, cercando di capire la loro strana relazione e il legame che li unisce e si rafforza notte dopo notte, sogno dopo sogno, mentre incombe il passaggio di una misteriosa cometa...

Tutto qui? Pensavo, il classico scambio uomo/donna con i siparietti classici del caso? Con il ragazzo di città e la ragazza di campagna, mondi contrapposti e cose del genere. Errore grossolano il mio, ben presto la storia si dimostra ben più profonda e quando gli "scambi/sogni" tra i due protagonisti cessano allora la storia prende veramente il via diventando geniale e coinvolgente. Un colpo davvero inaspettato che porta la vicenda su tutto un altro piano. Ok, ok, non lo spoilero dato che a saperlo io stesso avrei perso un po' il gusto della lettura.

La storia è tosta, struggente a tratti, si finisce per fare il tifo per i protagonisti. Forse per chi non è avvezzo a romanzi giapponesi non sarà semplice capire gli atteggiamenti dei personaggi, molto lontani dalla nostra cultura e non è certo l'opera più consona per affacciarsi al mondo della letteratura del sol levante. Manco a dirlo, la lettura risulta più godibile se non si ha ancora visto il film omonimo.

Lati negativi? Purtroppo sì. Il romanzo è scritto in prima persona e si legge dal punto di vista ora della ragazza Mitsuha, ora da quello del ragazzo Taki, purtroppo in alcune parti i cambi di prospettiva tra i due personaggi avvengono anche due/tre volte per pagina e il lettore ne rimane spiazzato. Non essendoci un cambio di stile di scrittura (corsivo o font diverso dei caratteri) si è costretti a rendersi conto dopo alcune righe che il personaggio narrante è cambiato (grazie al parlare al maschile o al femminile degli stessi) e questo risulta irritante. 

L'edizione. Pubblicato dalla bd nella sua divisione per i manga, ossia la J-Pop il romanzo è di pregevole fattura, un brossurato con sovraccoperta con carta molto bianca all'interno (192pp 14x21cm a 14€), in un'edizione ben curata. Gli standard della divisione J-Pop sono sempre molto alti. Essere pubblicato nella sezione romanzi/light novel giapponesi di questa casa editrice specializzata forse lo relega a un pubblico di nicchia ma ben attivo e attento, lo dimostra il fatto che la traduzione e le proposte di prodotti simili sia addirittura in aumento. Il mio rammarico è che un'opera del genere potrebbe benissimo rivaleggiare con altri romanzi per il grande pubblico bollati come young adult ma di dubbia originalità e qualità. Potrebbe benissimo stare anche nel scaffale relativo alla fantascienza delle librerie, non ci sarebbe niente di male, anzi porterebbe una ventata di novità al genere. Ah no, aspettate, nelle librerie non esistono più le sezioni per la fantascienza. Maledetti.

In definitiva un romanzo consigliato, come consiglio il film (oltre agli altri capolavori di Makoto Shinkai, su tutti 5cm per second e Il giardino delle parole). A breve dovrebbe uscire anche la versione a fumetti in due volumi.
  

martedì 21 marzo 2017

GIPI "questa è la stanza"

una storia di giovani, dove i protagonisti sembrano qualcuno che conosciamo da tempo


tutte le immagini © GIPI & Coconino press
 
Questo è il GIPI che preferisco, quello che parla di ragazzi, ragazzi di periferia che vogliono uscire dal loro limbo di anonimato e routine, magari "scemotti" ma che hanno la necessità di sfogare la voglia di vivere strabordante che hanno dentro.


La storia. Quattro ragazzi e la loro band, amici, con idee e vite, problemi e situazioni diverse, con famiglie ognuna a modo suo complicata (ma quale non lo è?!), si trovano a poter usufruire di una vecchia stanza per suonare. Quello diventa il loro piccolo limbo di libertà e sfogo assoluto, essere se stessi e urlare nel microfono o picchiare sulla batteria tutta la loro rabbia. La musica come aggregazione, crescita, modo per essere speciali agli occhi di un mondo che li vorrebbe su binari prefissati, catene sociali che quando si è ragazzi non si riesce ad accettare e che purtroppo agli occhi degli adulti sono ormai divenute necessarie per tenere a bada e soffocare la velleità di distinguersi dalla massa.
I ragazzi con i loro scherzi, le scemenze, i discorsi spesso stupidi o straordinariamente profondi, compiono un percorso di crescita in cui gli sbagli si rivelano parte integrante della vita ma non sono mai del tutto irrimediabili, e i valori, quelli veri finiscono per avere la meglio. Sotto questo punto di vista non solo una storia di crescita ma anche di speranza, nei giovani e nel futuro.
I ragazzi della storia sono dannatamente simili ad amici che avevamo da ragazzi e la sensazione di conoscerli meglio di quanto non ci dicano le tavole disegnate ci pervade silenziosa dall'inizio alla fine dell'opera.


I disegni. Il tratto di Gipi di "Questa è la stanza" è quello che preferisco. Molti avranno degli occhi la sua ultima fatica, "La terra dei figli", che ha uno stile che non sono riuscito ad apprezzare, forse funzionale alla storia ma troppo rozzo, altri le splendide copertine di "Orfani: Terra" giusto per citare le cose più recenti ma comunque agli antipodi l'una dall'altra per quel che riguarda l'approccio stilistico. In questa opera invece, sebbene datata 2005 nella sua prima edizione, l'artista è già al suo top per impatto visivo. Sono i colori a fare la differenza, essi portano le tavole a un livello d'eccellenza. Non a caso con "Questa è la stanza" ha portato a casa il premio Micheluzzi come miglior disegnatore nel 2006.



L'edizione. Lungi da edizioni pompose e fin troppo autoreferenziali o di formati extra-large di scomoda lettura, la Coconino Press - Fandango stavolta ha sfornato un'edizione perfetta (ho tra le mani la nuova edizione del 2015), un brossurato con ottimo cartoncino di copertina, 120 pagine in formato 17 x 24 cm e una resa ottimale dei colori. Diciassette euro il costo. Tanti? Pochi? Li vale tutti, c'è poco da rompere i coglioni. 


In conclusione è la mia opera preferita di Gipi, non credo ci sia altro da aggiungere.



sabato 17 settembre 2016

E la chiamano estate - la poesia della vita quotidiana

E la chiamano estate - Jillian & Mariko Tamaki

Due ragazzine che affrontano la vita durante le vacanze

 

Ragazzi, dal manuale "come dev'essere un romanzo di formazione"! Solo che questo non è un romanzo ma un fumetto, un fumetto una spanna sopra a tutto quello di simile che vi può venire in mente.

"E la chiamano estate" (This one summer) parla di Rose, una ragazza di sedici anni che se ne va in vacanza, come ogni anno, ad Awago Beach con i genitori. Lì trova come sempre la sua amica Windy, di un anno e mezzo più piccola e ben più infantile dell'amica. Giornate lente, tra passeggiate, nuotate, film di paura, prime infatuazioni e problemi tra i genitori che non vanno più d'accordo come un tempo.

L'estate di Rose è un continuo affrontare cose più grandi di lei, le piace un ragazzo che a quanto si dice in giro ha lasciato incinta una tipa del paese. Sua madre è depressa e ha i classici atteggiamenti di chi frustrato vuole sfogarsi sui familiari con un modo di fare estremamente fastidioso, ma alla fine capiremo le sue motivazioni e la storia si alzerà ancora di livello. E poi c'è il bel rapporto col padre; ci sono le spassose vicissitudini delle due amichette, Rose e Windy, tra giochi in spiaggia e voler fare le dure noleggiando film di paura per poi rimanere terrorizzate, il loro (più Rose) essere nel limbo che separa gli atteggiamenti e i desideri da bambine e quelli da adulte. Spassosi i loro discorsi sulle tette che non crescono o sullo schifo all'idea di fare sesso orale.

© Bao Publishing / Jillian & Mariko Tamaki
Tutto è raccontato con una genuinità disarmante,  ci siamo anche noi seduti in spiaggia con le due ragazzine, il senso di pace e di vita quotidiana ci arriva nitido dalle pagine. Il disegno è funzionale, i personaggi espressivi, le tavole con la sfumatura azzurrina è azzeccata e leggera, piacevole alla vista. Le cugine canadesi Jillian e Mariko Tamaki, una alla sceneggiatura e una ai disegni ci regalano una gran storia, di ampio respiro pure, il volume Bao Publishing è di ben 320 pagine che scorrono veloci con un affresco estivo di grande impatto emozionale.

Un volume che consiglio davvero, mi ha stupito molto positivamente. Delle due autrici in italiano è disponibile un altro volume, Skim, per le edizioni BD e lo recupererò ben presto. 
Sempre della Bao Publishing mi viene in mente il volume "Incendi estivi" (ne ho parlato QUI) che ha sempre due ragazze come protagoniste ed è ambientato sempre durante le vacanze estive, il confronto è impietoso, E la chiamano estate è di tutto un altro livello: una storia interessante anche se si vuole imparare come si fa a narrare un romanzo (fumetto) di formazione. Da leggere per piacere o per imparare qualcosa.


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lunedì 12 settembre 2016

Incendi estivi (o bollori adolescenziali?)

Incendi estivi - di Giulia Sagramola

volume unico Bao Publishing - 2015


Giulia Sagramola è un'artista con un tratto molto caratteristico (QUI il suo sito), che mi pare ottimo come supporto per storie per ragazzini/e, romanzi con illustrazioni, strisce a fumetti ironiche, copertine e quant'altro. Quando ho visto una sua opera di ampio respiro a fumetti per la Bao Publishing ero curioso e anche scettico.
© Bao Publishing & Giulia Sagramola
Ammetto che lo stile grafico utilizzato in "Incendi estivi" non mi piace, questi disegni stilizzati, poveri di dettagli, vignette che paiono appena abbozzate, minimaliste, a prima occhiata potrei scambiate per grossolane, poco curate o frettolose. La doppia (perché doppia? che cazzo significa?! ma così è scritto sul sito dell'editore) bicromia, con il colore che qualcosa aggiunge ma tanto toglie; il cambio dell'unico colore usato, esclusi bianco e nero, al passare di ogni mese non basta. Per il mio gusto personale un approccio diverso al colore avrebbe fatto fare un salto di qualità al tutto, il suo tratto caratteristico con una colorazione tosta avrebbero dato un altro spessore alle tavole. Mi sono chiesto guardando i 18 euro del volume (208 pagine con la consueta cura Bao) quanti ne abbiano venduti, se non sarebbe stato più logico fare un volume economico e piccolo, roba da massimo 12 euro, i disegni per alcuni lettori possono essere o un valore aggiunto o un deterrente.. Non volendo però fermarmi all'apparenza ho pensato di leggerlo.

La storia è ambientata d'estate in un paesino collinare/montuoso del centro Italia, due sorelle, Rachele, diciottenne che sta prendendo la patente e ha una pseudo storia d'amore con Stefano, uno che non pare brillare per scaltrezza, e Sabrina, sedicenne, ben più frivola che non lesina di concedersi a destra e a manca suscitando chiacchiere e attriti con la sorella. Sullo sfondo la vita di paese, le solite cose, la vita familiare, il gatto che non si trova e un piromane che appicca incendi sui monti.

© Bao Publishing & Giulia Sagramola
Finito di leggere il sentimento che mi resta è di perplessità. Gli incendi estivi sono una parte simbolica della storia, e ci può stare, ma speravo in qualcosa che desse una svolta alla vicenda che invece sui crogiola nella propria staticità.
Ok, è un romanzo (grafico) di formazione, fin qui ci siamo, anche se non vedo una crescita in Rachele, la protagonista, scialba e apatica, mi urta un po' i nervi, quasi un archetipo della diciottenne contemporanea, incapace di confrontarsi con le altre persone, si vergogna del proprio ragazzo in pubblico perché ha paura del giudizio degli altri, tuttavia il proprio di giudizio non lo lesina a nessuno. Alla fine incurante delle proprie colpe continua per la sua strada, come se gli avvenimenti dell'estate non l'avessero sfiorata. La crescita l'ho vista più nella sorella Sabrina, la libertina e superficiale che alla fine "mette la testa a posto" e sistema la propria scala di valori, dimostrandosi migliore di quella che appariva.
Una storia che ha nel realismo dei personaggi il suo punto di forza ma il comparto grafico, per quanto voluto, non mi va proprio giù.

Simile per tematiche e ambientazione sempre per la Bao Publishing c'è "E la chiamano estate" opera spettacolare e di tutt'altro livello.

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venerdì 9 settembre 2016

Il Thor di Neil Gaiman

Odd e il Gigante di Ghiaccio - Neil Gaiman

La storia di un bambino che aiuta delle divinità


Neil Gaiman non ha bisogno di presentazioni, dai fumetti come Sandman, ai romanzi vincitori di premi Hugo come American Gods, Il figlio del cimitero, Coraline, qualsiasi cosa fa piace in maniera trasversale senza distinzioni.

Odd e il Gigante di Ghiaccio è inutile negarlo, è una storia per bambini, io dal canto mio a volte mi concedo letture del genere perché sono oltremodo rilassanti, seppur non proprio appassionanti per un adulto. Anche se ammetto che distinzioni bambini/adulti andrebbero fatte in base a determinati contenuti come sesso e violenza e non per tematiche magari fantasiose o avventurose.

Odd è un bambino vichingo rimasto orfano e zoppo, non proprio il massimo per farsi benvolere dai suoi rudi compaesani. Un giorno si ritrova ad avere a che fare con un orso, una volpe e un'aquila. Questi tre animale altri non sono che Thor, Loki e Odino, cacciati da Asgard e tramutati in bestie da un gigante di ghiaccio, manco a dirlo il giovane Odd intraprenderà il viaggio per rendere ai tre il loro regno.

Gaiman, da uomo di spettacolo sfrutta il successo dei fumetti e dei film Marvel su Thor il Dio del tuono per non divagare in spiegazioni, ormai i giovani lettori a cui si rivolge il libro ne sanno un bel po' sui personaggi della mitologia nordica. Può così concentrarsi su una narrazione come suo solito colloquiale e schietta, semplice e diretta. Non siamo ai livelli delle sue opere più famose (Coraline resta la mia preferita), ma è un ottimo intermezzo tra letture seriose e impegnative, un ottimo, piacevole relax per i "grandi", e (se avete un ragazzino non completamente rincoglionito col cellulare) un azzeccato regalo con personaggi che conosce di sicuro per i più giovani.

Il volume, sia il cartonato che non mi pare sia più reperibile che l'economico Oscar Mondadori, sono illustrati da Iacopo Bruno, i cui disegni si sposano a meraviglia con la storia.

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venerdì 8 luglio 2016

I KILL GIANTS - storia di una bambina stramba che affronta i giganti della vita



I kill giants - di Joe Kelly e J.M. Ken Niimura

volume unico Bao Publishing - 2015 (ed. americana 2008/09)



"E sono strana. Come i teschi. E sono un po' cattiva con la gente cretina. La maggior parte della gente è cretina."  [Barbara]

Questo volume mi è capitato tra le mani per sbaglio, trovato a un mercatino dell'usato ho pensato che valeva la pena prenderlo e provare a leggerlo anche perché ne avevo sentito parlare bene. Ammetto che visto in fumetteria con la cover variant di Zerocalcare ho tirato dritto per principio, te lo propinano in tutte le salse, gli hanno pure fatto fare la cover del nuovo romanzo di Lansdale. Gli manca solo la pubblicità del tonno a Zerocalcare. Sebbene non discuta la qualità dei prodotti della Bao, i 15 euro di costo e le pagine lucide per un fumetto in bianco e nero mi facevano storcere un po' il naso. Impressioni. Sbagliate. Ma questo l'ho capito solo dopo la lettura.

cover originale americana del n.1
cover italiana © Bao Publishing
Veniamo al fumetto, gli autori di "I kill giants" sono per la sceneggiatura il famoso Joe Kelly, uno che a leggere la lista delle cose che ha fatto ora che hai finito ti sono cresciute pure le unghie, Marvel, DC, Image, ha scritto un sacco di storie per tutti, tra le quali molta roba tosta. Ai disegni invece lo sconosciuto J.M. Ken Niimura, uno spagnolo con origini giapponesi, che non so bene dove l'abbiano pescato, un tratto efficace anche se non troppo caratteristico.
La storia (definita come "rito di passaggio eroico" dalla casa editrice), ambientata a Long Island, è piuttosto semplice: Barbara Thorson, una bimbetta di quinta elementare, è tutt'altro che una personcina ammodo, è asociale, le piacciono i giochi di ruolo, ha sempre la risposta sarcastica pronta e farnetica di una sua lotta contro i giganti (!). Barbara trascorre la sua vita scolastica tra le angherie di una bulla e le sedute con la psicologa che non riesce a cavarle niente tranne un sacco di fantasticherie. A casa non se la passa alla grande neanche lì, la sorella maggiore che accudisce lei e il fratello è stressata fuori di modo e il padre se l'è filata da tempo. Quando non è con la sua unica amica, Sophia, passa il tempo sulla spiaggia ad aspettare i giganti portatori di caos e morte per fermarli e ricacciarli indietro.

© Joe Kelly/JM Ken Niimura & Bao Publishing
Detta così sembra una stramberia bella e buona ma piuttosto simpatica, invece questa graphic novel (pubblicata in originale dalla Image in sette parti) nasconde un tema molto più reale e duro da affrontare, i giganti della storia sono le angherie delle persone, l'incapacità degli insegnanti di vedere gli studenti come delle persone, mentre il gigante più grande e feroce, quello che non si può battere, è la morte che si sta avvicinando inevitabile e terribile per una madre malata. La protagonista si rifugia nel suo mondo fantastico e il lettore che la segue dapprima non capisce le problematiche che la affliggono, e come gli insegnanti e la psicologa la troviamo solo un po' sopra le righe, una stramba ragazzina. Proseguendo con la lettura invece scopriamo la verità, una verità dura per un adulto e forse insormontabile per un bambino. La nostra visione della vicenda si fa finalmente chiara e un nuovo livello di lettura della vicenda ci colpisce con durezza.
I giganti sono le avversità della vita, sono quelli i giganti da uccidere e alla fine capiamo che i veri giganti sono sono le persone che riescono ad accettarle e affrontarle.

A fine lettura devo ammettere che il mio scetticismo è svanito, il volume vale la spesa, è toccante, duro e delicato al contempo, e il nodo alla gola che ci lascia è la prova che la storia funziona.

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la protagonista Barbara © Joe Kelly/JM Ken Niimura & Bao Publishing