giovedì 9 giugno 2016

2001 Odissea a Garden City (parte prima)

La posta in gioco si alza

Retrospettiva fumetti: Julia n. 28,29,30,31,32,33 (2001)


Un paio di cartucce a salve ma anche un paio di bombe belle grosse, un sestetto di albi in cui si tentano nuove vie, con risultati a tratti spettacolari, con qualche passo falso, ma sempre con storie che si fanno leggere molto bene.

la copertina del n. 28 © Marco Soldi & SBE
"L'abitudine alla morte mi spaventa, la sento come una rinuncia ad apprezzare il valore dell'esistenza. E la sensibilità è un bene prezioso, soprattutto in un lavoro come il mio." [Julia Kendall]

Partiamo con un albo il cui tema portante avrebbe meritato ben più ampio respiro, il n.28 "La morte invisibile". L'argomento trattato è parecchio interessante: un borseggiatore ruba a sua insaputa un letale virus che potrebbe sterminare l'intera popolazione di Garden City. Berardi e Mantero (con i disegni di Enio) creano una storia di caccia all'uomo che ha probabilmente il punto di forza che non sono solo i buoni a cercare il virus ma anche dei criminali, che si lasciano dietro una poco velata scia di sangue. A mio avviso, una storia con un'arma biologica avrebbe meritato un approccio diverso, più spettacolare e complesso, ma forse sono anche condizionato dalle serie tv recenti con argomenti similari. Julia fa la sua parte, anche se solo nel finale è parte attiva nella vicenda.

dal n.29 © SBE - Campi & Zaghi
Da una storia raccontata con leggerezza a una dura e cruda come ce n'erano mai state. Nel n.29 "Il ritmo nel sangue" al lettore arriva un bel pugno nello stomaco molto forte. Un gruppo di ragazzi (una biondina e quattro ragazzi di colore, tutti che arrivano da ambiente familiare e quartiere difficili) irrompe in una villetta e uccide con efferata crudeltà e senza il minimo motivo o scrupolo un'intera famiglia. Omicidio, stupro, rapina, tutto con l'indolenza di chi non sa distinguere il bene dal male. Se la storia piuttosto che essere del 2001 fosse stata ambientata ai giorni nostri non sarebbe mancato il riprendere tutto con i telefonini, una storia di una attualità disarmante. Un argomento forse più attuale oggi che allora: l'incapacità dei giovani di capire il confine invalicabile tra la bravata e l'atto criminoso. I disegni di Thomas Campi e Roberto Zaghi funzionano alla grande in un numero davvero zeppo di qualsiasi cosa: storia, retroscena, citazioni, ci sono talmente tanti elementi che se la vicenda si fosse dipanata in 200 pagine anzichè le canoniche 130 non ci sarebbe niente da dire. L'analisi di Julia e gli indizi lasciati indietro dagli stolti ragazzi portano subito le indagini verso la giusta via, ma sono più i rapporti tra i membri della gang che colpiscono: ognuno di loro infatti ha specifiche caratteristiche ben evidenti grazie al lavoro di autori davvero in stato di grazia. Se all'inizio infati abbiamo una "Arancia meccanica" per il crimine, poi ci ritrovimo ne "Il signore delle mosche" per i rapporti tra i giovani criminali. Finirà tutto in un massacro, il gruppo braccato pian piano si sgretola e il capo farà fuori tutti i suoi sottoposti prima di togliersi la vita una volta faccia a faccia con la polizia. Vile fino alla fine. Si salverà solo la biondina, ragazza del leader, la classica che per fare la figa ed essere speciale si aggrega alla gang di fratelli dalle brutte intenzioni, attuale al massimo anche questa situazione. Pure troppo.
dal n.29 © SBE - Campi & Zaghi
La storia lascia un sapore amaro, nè di giustizia, nè di giusta punizione ai cattivi. Una storia che sa di vero.
E non basta il siparietto, per quanto spassoso, di Webb che telefona a Julia mentre stira in mutande solo soletto a casa propria, per allontanare la tensione e il senso di disgusto dal lettore.
Musicalmente si notano cd di Vivaldi, Nat King Cole e Charlie Parker nella casa delle vittime; i ragazzi ascoltano "Nothing to loose" di 2Pac e Julia suona al piano e canta (!) "Let it be" dei Beatles.

 © Sergio Bonelli Editore
Immagino che il n.30 "Nel paese di Alice" sia piaciuto a molti, a mio avviso è un bel numero con una forte pecca. Intanto torna dopo il numero 8 "Le montagne muoiono" ai disegni Giorgio Trevisan e ci regala ancora una volta una prova davvero coinvolgente: rende in maniera perfetta ed evocativa il degrado e la povertà della famiglia e del quartiere dove si svolgono i fatti, visi espressivi, ambienti opprimenti e palpabili. La storia: una bambina muore avvelenata da delle caramelle all'arsenico che trova dentro un bambolotto. Le bambole, appunto, assumono un ruolo molto importante nei sogni di Julia e la accompagnano a "risolvere il caso". Proprio questa fase onirica è quella che mi va meno giù, la storia starebbe benissimo in piedi senza e perde di pathos in queste scene, gli autori depistano le attenzioni del lettore in maniera magistrale verso l'edicolante della zona e 'ste bambole finiscono per alleggerire troppo una storia adulta, cruda e drammaticamente perfetta.
Anche sul versante privato dei personaggi non si scherza, torna Norma (la sorellina figa, tossica e un po' troia di Julia) e questa senza indugio dà una ripassata a Webb che non si tira certo indietro e mi sa che pure Webb si chieda come fanno a essere sorelle: una fica-di-legno e l'altra così vispa... Basterà questo a far capire a Julia che Alan conta per lei in maniera diversa da un amico? Dubito. Di sicuro, pur non avendone il diritto, è parecchio seccata e Webb nel finale dell'albo (quando la sorellina minore ha preso nuovamente il volo) la chiama per fare "pace" e chiarirsi. Come faccia poi la Kendall, rigida e inquadrata com'è, ad accettare che Norma si buchi non lo so, questa proprio è una cosa inconcepibile. Mah...


dal n. 31 © Sergio Bonelli Editore & Zuccheri
E siamo al n.31 "Ucciderò" della ormai consolidata coppia Berardi/Zuccheri. La storia è semplice, un uomo telefona a Julia confidandole che ucciderà qualcuno, lei avvisa la polizia e cercano di prenderlo. Semplice ma non banale, la vicenda è piacevole e l'aspirante omicida talmente ben caratterizzato e sprovveduto da risultare per certi versi pure simpatico. Questa caccia all'uomo resta però di contorno alla vera storia che è nel privato di Julia, infatti conosce un uomo che le piace, un certo Chester Wayne (e già qui non ci siamo, ragazze, può piacervi solo un Wayne a 'sto mondo e si chiama Bruce!). Il tipo sembra una brava persona ma è da sbregarsi dal ridere quando Emily scopre è Chester è di colore ed escalma: "Cosa? Un nero in questa casa?!?" Ora non vorrei passare per razzista ma la cara Julia sarà anche bella rigida ma è pure una comunella DOC, è finita a letto con tre uomini dall'inizio della serie e abbiamo un indiano, un bianco e un nero, non c'è che dire, nel suo piccolo non si fa mancare niente. Tutte storie da una botta e via comunque, infatti per lei non vale il if you try black never come back, infatti per una incomprensione rompono alla svelta, complimenti per saper scegliersi gli uomini, in questo è proprio in linea coi tempi.
© Sergio Bonelli Editore& Laura Zuccheri
Resta comunque un numero pieno di spunti e citazioni, Julia canta "Moon river", cantata da Audrey Hepburn in "Colazione da Tiffany". E viene citato il fumetto "Black City", una serie poliziesca con la protagonista che è sputata a Julia. Black City era la prima scelta, poi scartata, per il nome della serie della nostra criminologa.

Nel n.32 "L'uomo ombra" torna ai disegni Claudio Piccoli dopo "Kidnapping Express"(what else?) e di nuovo per lui un albo ricco di azione. Julia è in vacanza in montagna, si dedica allo sci e in un paio di giorni impara discretamente a sciare (dovrebbe essere a pezzi in quanto novizia, ma sorvoliamo) e conosce un baldo giovine. Tutto nella norma finchè lui non sparisce e nè nell'albergo nè in paese nessuno l'ha mai visto, nemmeno in compagnia di lei. Si è sognata tutto? Storia alla Dylan Dog? Tutto le sarà più chiaro quando verrà rapita. Una storia che mette in pausa la classiche vicende della serie ma che, dopo quasi tre anni di pubblicazione, ci sta.
dal n. 31 © SBE & Zuccheri
Appunti: Julia con berretto, tuta e occhiali in testa passa da sosia di Audrey Hepburn a sorella gemella di Catwoman. Nella hall dell'albergo suona "notturno in do#minore" di Chopin e in camera legge "Grandi Speranze" di Charles Dickens oltre che ad avere sul comodino "Mattatoio n.5" di Kurt Vonnegut, "Voglia di ammazzare" di Vittorino Andreoli, uno di Talmage Powell e la biografia di Jim Thompson di Robert Polito.

Ultimo per oggi è il n.33 "Tutti gli uomini di Lopez" dove debutta nella serie Mario Jannì. Non l'albo migiore per chiudere la sestina... di piacevole lattura ma in quanto a sospensione dell'incredulità siamo proprio rasenti allo zero. Dei criminali prendono in ostaggio un ufficio postale, in cambio chiedono la liberazione di un malavitoso e 100.000 $ (solo?). In realtà il tutto è un artificio per penetrare nella prigione e mettere in atto una fuga coi fiocchi. Fino a metà l'albo incuriosisce parecchio, il ritmo serrato mette in ombra lacune che però vengono presto a galla e la storia finisce per perdere verosimiglianza. Oltretutto essendo ambientata in America, sebbene prima dell'11 settembre, non credo sia un gioco così da ragazzi prendere per il naso la DEA. Julia ci mette pure del suo per rendere l'albo ancora più surreale, in cinque minuti capisce come si pilota un elicottero e lo fa pure schiantare sull'aereo dei fuggitivi per impedirne il decollo, uscendone indenna. La chiacchierata finale col "cattivo" poi sa di scemenza lontano un miglio.
Musicalmente abbimo "Ramblin'on my mind" di Robert Johnson.
Stavolta non vi lascio il beneficio del dubbio, questo è il primo numero di Julia in cui l'hanno fatta ben fuori dal vaso. A presto.
languorini notturni per Julia - sempre dal n. 31 © SBE & Zuccheri


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